Di Jenny Canzonieri, Calabria Ora, 12 marzo 2010
"C’è un’ opinione pubblica imbalsamata e non ci sono più intellettuali che si facciano portavoce della ragione"
REGGIO C. Sembra che il nostro Paese, stia andando incontro ad una morte ad occhi aperti; morte irriducibile, che segna la fine della democrazia. Possiamo accettarlo, e vivere l’agonia in maniera più indolore possibile? Secondo Oliviero Beha, nome altisonante del giornalismo, dobbiamo attuare «una resistenza culturale».
Ne parla fiero e pieno di quello charme che appartiene solo ai grandi comunicatori, nell’arena del teatro dello Stretto, sede Rtv di Reggio Calabria, per introdurre quella critica feroce, ma probabilmente schietta, l’autore di “
I nuovi mostri”, edito da Chiarelettere.
E’ un salotto appassionato quello che prende forma nell’ambito della rassegna “
Leggere per capire, parlare per condividere” proposta dall’associazione Urba - Strill.it. Mattatori della serata pertanto non potevano non essere Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, e insieme a loro l’editore Eduardo Lamberti Castronuovo. Un trio d’eccellenza, che finalmente lancia un messaggio significante al territorio: «Indigniamoci».
Ed ecco l’occasione per dare la parola, non che ne abbia bisogno, a Oliviero Beha, che di buona lena si è sempre occupato di sport, ma nel senso più sano del termine, se è vero che lo sport può inserirsi in un filone pedagogico. Alle nostre latitudini, dunque, parlare di resistenza o di dignità oggi, assume il sapore della sfida, o quantomeno si alza finalmente una barricata contro l’indifferenza culturale dilagante.
Su questo aspetto Oliviero Beha ci mette la mano sul fuoco. In questo suo ultimo lavoro, che è una spiccata denuncia contro un sistema malato e spudoratamente “traviato”, Beha si concentra su tre aspetti, che potrebbero apparire d’ordinanza se ci rendessimo conto che «il Paese, da ben sedici anni, si è arenato sugli stessi argomenti ».
Ad occhio e croce, da quando berlusconiani e anti- berlusconiani si fanno la guerra mediatica, il Paese intanto vede scemare l’idea di democrazia, o almeno quella sua parvenza liberal democratica che ci avrebbe permesso di sopravvivere.
«Democrazia svenuta», dunque, «opinione pubblica imbalsamata e mancanza di intellettuali che si facciano portavoce della ragione ». In fondo è un’altra occasione per mettere alla berlina l’Italia, che mentre si specchia nei suoi cliché, agli occhi di Beha appare fuori forma. Scuola/sanità/giustizia, tutto allo sfascio; istituzioni svendute, casi delicati come quello di Eluana Englaro, fatti a pezzi dalla barbarie mediatica, col solo scopo di mercificare il dolore. «Quando scrissi il libro - spiega Beha - era il maggio scorso, perciò ho precorso i tempi, ma il fatto che gli intellettuali siano nascosti e che non rappresentino più la voce in cui il popolo si ritrova, è un problema di lungo corso.
Quanto alla democrazia, sembra aver perso uno dei suoi assi portanti. Ormai è un tavolino a due gambe, e a stento si regge, dopo aver destrutturato il potere legislativo; e la storia ci offre spunto per ricordare che un esecutivo senza il legislativo può avere risvolti autoritari, vedi la Germania che mandò Hitler al potere». A questo punto della storia/cronaca, si creano i “nuovi mostri”. Niente di surreale, ma generati da un “gigantesco Panopticon” quale è diventato il sistema dei media italiano che costringe chi scrive e chi legge, chi milita e chi simpatizza a«coniugare il senso di appartenenza con la coscienza».
Nella sua lezione Pasolini ci insegna a non fidarci, per questo metteva tutti alla berlina. Beha, fa lo stesso, non fa sconti, nessun innocente in questa decadenza del Paese: anche l’opposizione dovrebbe recitare il “mea culpa”. Esiste una cura? «Rimettere al centro l’etica del pensiero e riprendersi la dignità».