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Minacce all'attore Giulio Cavalli, annullata la replica de “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe”.

Sabato 6 febbraio, il direttore di sala del Teatro Oscar, all’apertura della sala, per la replica de “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe” dal testo di Dario Fo con l’attore lodigiano Giulio Cavalli, ha scoperto 23 proiettili inesplosi dinanzi all’ingresso del teatro, in via Lattanzio, 58. Sono state avvertite le autorità competenti e la replica dello spettacolo è stata annullata.
E’ stato lo stesso Cavalli ad informare il pubblico dell’Oscar, giunto come ogni sera per assistere allo spettacolo. “Sicuramente a queste condizioni – spiega Giulio Cavalli - non ho più la tranquillità di poter fare il mio lavoro.  Considero troppo importante il contatto con il pubblico e non ho nessuna intenzione di perderlo. Non riesco a concepire che la mia vita e soprattutto il mio lavoro debbano essere così stravolti da simili eventi”.
Giulio Cavalli vive sotto scorta da tempo. Sono più di tre anni che riceve continue minacce per le inchieste che continua a svolgere e a mettere in scena.  Una situazione decisamente non più sostenibile.

Nei prossimi giorni, sul sito del TieffeTeatro, saranno pubblicate le date delle repliche dello spettacolo “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe”. Per motivi di sicurezza, infatti, attendiamo che le autorità competenti ci diano il via libera per poter riprendere la programmazione dello spettacolo. 
 
TieffeTeatro Teatro Stabile d’Innovazione
stampa@tieffeteatro.it 


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Non aspettatevi che partecipi al sondaggio, reale o metaforico che sia, sul caso Morgan e sulla sua esclusione da Sanremo: non stiamo a prenderci per i fondelli. Qui abbiamo trapezisti sul baratro, e nel baratro c’è la società italiana (e non solo) strafatta di cocaina e altre droghe, sperimentate e in arrivo, e il punto sarebbe Marco Castoldi in arte e in parte Morgan? Ma via…ieri era su tutte le prime pagine, come da tre giorni a questa parte, e alla radio e in tv commentavano in serata quello che lui e su di lui avevano appena detto in registrata a Porta a Porta, che ancora doveva andare in onda, su Rai Uno, presumo con picchi di share.
Tutto fa spettacolo, lo sappiamo bene, ma di trapezisti e di baratro bisogna parlare, credo, non davvero della carnevalata di Sanremo sempre più bisognosa di effetti speciali mediatici e di grandi rinculi pubblici per non lasciare indifferenti gli italiani. Ex grandi consumatori di musica leggera, e oggi grandi consumatori di cocaina. Lo diceva Vespa, con dati temo per difetto: un milione e 400 mila italiani (terzi in Europa dopo Inghilterra e Spagna) tossicodipendenti, anche se in molti dicono che assumono cocaina “una volta ogni tanto”. Un dramma sociale, ormai, senza controllo anche se le leggi ci sono e sono dure e la polizia continua a sequestrare massicce quantità di cocaina, ecstasy e crack. Sembra la fatica di Sisifo, ed è la conseguenza di generazioni avviate per la china.

Non è questione ormai neppure di moralismo desueto. Personalmente addirittura non avrei affatto antipatia per Morgan, che anzi mi incuriosisce. Tra i “nuovi mostri” che imperversano nella realtà mediatica e nei miei libri, credo che lui sia meno peggio - che so - della Ventura o del Vespa che lo ospitava per “spacciare liquore agli indiani”, come si diceva con i film western di una volta. Il problema non è se abbia dichiarato di prendere cocaina a “Max” per debolezza, protagonismo o furbizia mediatica, come cassa di risonanza un po’ per tutto e tutti. Cioè se ci fa (si fa) o ci è. Il problema gravissimo è il baratro, e la mercificazione del problema stesso. Ormai non c’è più distinzione tra classi sociali nell’esercito dei consumatori, non si parla più dei manager o dei vip sportivi o artistici, o delle Grandi Figure Pubbliche del recente passato, paragonate ai rampolli alla Lapo Elkann cui in fatto di riservatezza il nonno dava molti punti. Qui c’è lo studente, il muratore, l’autista di autobus o di camion ecc.E in effetti la polizia stradale fa testo nel registrare incidenti a migliaia con guidatori in pasto all’alcool ma sempre di più anche e soprattutto alla cocaina.
Ci sono gli estremi per un’emergenza sociale in un sistema che ha smarrito qualunque bussola regolata sui valori. Invece Morgan sembra far comodo per qualche giorno solo come un caso eclatante, da rimuovere poi con il Festival canoro, viene spacciato mediaticamente a noi come a lui spacciano la droga, per cui per la proprietà transitiva i trapezisti non sono più solo loro, i cocainomani e i loro agenti mediatici, ma anche noi che guardiamo in alto e in basso,verso i trapezi della comunicazione e il buco etico di una società che non ce la fa più ormai a far niente e ha bisogno di “aiutini” drogati. E in tv via con la grancassa. 

da Tiscali notizie, Indietro Savoia
5 febbraio 2010

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Manca un nome nelle cronache finanziarie, politiche e giudiziarie di questi giorni, che si affollano tutte insieme alla impervia attenzione del lettore (meno del telespettatore, o per niente, per i noti motivi connessi alla pre-produzione dei tg…). C’è Geronzi candidato alla presidenza delle Generali e Tronchetti-Provera a quella di Mediobanca, come omaggio al nuovo che avanza e al vecchio che si dimentica. Com’è la biografia di Geronzi? E quella di Tronchetti appena sfiorato dal caso Tavaroli-Pirelli-Telecom? C’è il patteggiamento di Pirelli per 7 milioni di euro, c’è Ciancimino jr che rammenta benissimo i finanziamenti a Milano 2 e i rapporti di suo padre con Dell’Utri. C’è Consorte, la polemica politica con Rutelli, i rapporti con i Ds e il processo ai “furbetti del quartierino” e alla cosiddetta Bancopoli, con tanto di scalate bancarie nel 2005. C’è la baruffa parlamentare sul legittimo impedimento, la legge anti-pentiti ecc. ecc.

C’è di tutto insomma, ma non il nome dell’oggi giudice al Tribunale di Cremona, Clementina Forleo. L’ultima volta che ne abbiamo sentito parlare è stato due mesi fa, per un incidente stradale fortunatamente non grave eppure secondo alcuni leggermente sospetto. Della Forleo non si parla più, è letteralmente scomparsa dalle cronache di ogni tipo, non si è candidata a nessun Parlamento, non è in tv. Del caso rimangono solo strascichi di provvedimenti disciplinari nei suoi confronti che stanno svanendo via via, lasciando l’idea precisa a tutti coloro i quali volessero farsene un’idea che è stata letteralmente “fatta fuori”, messa in condizione di non nuocere. Ma da chi, e perché? Dalla destra o dalla sinistra? Dai vertici della magistratura o da quelli della politica o da quelli della finanza? O da tutti questi insieme? E perché? A questa domanda collegata ovviamente con le altre e con la risposta ad esse (“da tutti”, non vi pare?), si può provare a rispondere con i dati. Quando Clementina Forleo, gip a Milano, ha chiesto l’autorizzazione a indiziare per inquisirli i tre Orazi (D’Alema, Fassino e Latorre) e i tre Curiazi (Cicu, Comincioli e Luigi Grillo), intercettati telefonicamente perché chiamati da figure come Consorte o Fiorani indagati per gravi reati finanziari, c’è stato nell’estate del 2007 una specie di black-out dell’intiera classe dirigente di questo paese.

E’ stato come se si fosse disvelata una delle Parche, pronta a sgomitolare i fili della degenerazione italiana ed eventualmente a farli recidere, se il giudice competente avesse reputato poi sentenziarlo. L’epoca è quella di Berlusconi in difficoltà all’opposizione, di Prodi al governo all’ombra di D’Alema, del Pd ormai quasi in culla sulle ceneri di Ds e Margherita con la piccola remora di come fondere le rispettive sostanze (remora che vale ancora…). Ebbene, facendosi interrogare dal giudice il trio degli Orazi naturalmente circonfusi dalla presunzione di innocenza avrebbero potuto dimostrare al paese che ”la sinistra non era come la destra”, che rispettava la giustizia e i tribunali e contribuiva alla ricerca della verità. Oggi potrebbero rinfacciare a Berlusconi le sue nefandezze ad personam con ben altro vigore e credibilità. Invece letteralmente scapparono, trincerati dietro le mancate autorizzazioni delle Giunte deputate, né più né meno che se avessero avuto un “legittimo impedimento”. I tre Orazi chiesero quindi a Veltroni di assumersi la leadership del nascituro Pd, “perché di presentabile era rimasto lui solo”, ovviamente meditando fin da allora su come fotterlo poi. Ma sono cose che sapete, nevvero? Mentre la Forleo che ha toccato i fili spaventando un po’ tutti è “giustamente” sparita. Una lezione per lei e per noi tutti…

Da Il Fatto Quotidiano del 3 febbraio 2010

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Dopo lo sciopero della fame iniziato il 13 dicembre da Gaoussou Ouattarà, membro della Giunta dei Radicali italiani con altri 300 immigrati e proseguito da Shukri Said dal 1° gennaio sino al giorno 20, al termine del suo ricovero in clinica avvenuto il precedente 16 gennaio, e ancora attualmente proseguito, con adesione sino a 503 immigrati tra cui Kurosh Danesh, dirigente nazionale della CGIL e Piero Soldini, responsabile dell'immigrazione della CGIL.

Shukri Said, Segretaria e Portavoce dell'Associazione Migrare, lancia il suo 
APPELLO AL GOVERNO ITALIANO ED AL MINISTRO ROBERTO MARONI
 
- Chiediamo al Governo italiano ed al Ministro Roberto Maroni di rispettare il termine di venti giorni fissato nel Decreto Legislativo n. 286/1998 (Testo Unico dell'Immigrazione così come modificato ed integrato dalla Legge Bossi-Fini n. 189/2002) per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno agli immigrati.

- Stigmatizziamo che, attualmente, siano necessari dai sette ai quindici mesi e che la procedura preveda che l'immigrato, nell'attesa, disponga solo di un cedolino che non ha le caratteristiche per essere univocamente riconosciuto come documento sostitutivo del permesso di soggiorno.

- Segnaliamo che il possesso di quel semplice cedolino è motivo di abusi contro gli immigrati che si vedono ridotti, di fatto, i pur limitati diritti di cui godono in Italia.

- Sollecitiamo affinché, da subito e come misura d'urgenza, venga modificata la procedura nel senso che l'immigrato possa disporre del permesso di soggiorno, anche durante il periodo del suo rinnovo, mediante l'apposizione di un timbro che ne attesti la validità oltre la scadenza legale e sino alla sua sostituzione con il documento nuovo.

- Invitiamo al più celere smaltimento dell'arretrato di circa un milione di pratiche attualmente nelle mani dello Stato.
 
Hanno già sottoscritto l'appello Oliviero Beha, Rossana Rossanda, Maura Cossutta, Jean Leonard Touadì, Pino Di Maula, Massimo Orsini, Furio Colombo, Antonio Padellaro, Massimo Bordin, Concita De Gregorio, Cesare Buquicchio, Dino Greco, Gian Antonio Stella e le testate Terra, Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano, L'Unità, Radio Radicale, Liberazione.


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di Antonio Mazzeo
  
Maurizio Marchetta era l’enfant prodige della politica e dell’imprenditoria locale, perlomeno sino alla deflagrazione dell’inchiesta “Omega”, nel luglio 2003, quella sullo strapotere della criminalità organizzata nella realizzazione delle opere pubbliche nella provincia di Messina. Architetto, titolare dell’impresa di costruzioni Cogemar, nel 2001 Marchetta ascese alla vicepresidenza del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto in rappresentanza di Alleanza Nazionale, il partito del senatore Domenico Nania, barcellonese. Due anni dopo la tempesta giudiziaria e un’accusa per l’imprenditore-consigliere di «aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alle turbative d’asta». Il profilo tutt’altro che lusinghiero su Marchetta sarà tracciato nel 2006 dai componenti della Commissione incaricata dalla Prefettura di Messina di verificare eventuali infiltrazioni mafiose nella gestione del Comune di Barcellona. ...Leggi tutto
 


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Roberto Rossi ha scritto per Ossigeno questo commento a proposito delle minacce al giornalista Michele Albanese del Quotidiano della Calabria
  
Lo abbiamo detto, continuiamo a dirlo: che in questo Paese a far bene il proprio lavoro si rischia la vita. Che per una strana alchimia, è incredibilmente facile e frequente minacciare un giornalista, ma è terribilmente difficile provvedere seriamente alla protezione sua e della sua famiglia. E tutto questo è avvilente, e mortificante.
Mortificante non comprendere che tutelare un giornalista minacciato di morte deve essere automatico, come attivare anticorpi a difesa della democrazia. Di queste cose nemmeno si parla, si continua a non volerne parlare. Dietro l'ufficialità delle dichiarazioni di solidarietà, spesso qualcuno insiste persino a storcere il muso, dice, magari sottovoce, che l'intimidazione, quello là, se l'è cercata. Che è alla disperata ricerca di visibilità, che alla fin fine non è così grave ciò che gli accade. Si permette così a chi usa la violenza di continuare a farlo impunemente. È umiliante alzare la cornetta del telefono e sentire un caro amico, un leone di razza, un valoroso giornalista come Michele Albanese, da anni il punto di riferimento per le cronache locali e nazionali che riguardano la Piana di Gioia Tauro, che ti dice: «questa volta ce l'hanno fatta a spaventarmi, a mettere paura a me e alla mia famiglia». è umiliante, soprattutto per lui, che il suo lavoro debba mettere in pericolo i suoi affetti. Leggi tutto
 


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Latte materno presenta elevati tassi di diossina

Cosa stiamo aspettando? Ci piacerebbe mettere di fronte tutti gli amministratori e i politici che abbiamo incontrato e ascoltato, ma che finora non hanno mosso un muscolo, con le mamme di Pistoia, il cui latte materno presenta elevati tassi di diossina. Latte avvelenato, che passerà ai loro bambini e noi non osiamo nemmeno pensare alle conseguenze. Vorremmo sentire da questi amministratori quale sia la loro giustificazione, quello che ancora si inventerebbero per difendere un inceneritore che mina uno dei più preziosi alimenti dell'umanità. Il latte di una mamma.

Montale, provincia di Pistoia, dove è in funzione un modernissimo inceneritore, e nessun altro impianto che consenta di creare qualche alibi.I campioni di latte arrivano da mamme che abitano nella zona di ricaduta dell'impianto, quelle ricadute che per Enia praticamente non esistono e sono infinitesimamente minuscole. L'inquinante è il tristemente noto policloroibifenile, un termine intricato con il quale faremo bene ad avere confidenza. I profili emissivi (che sono le impronte digitali delle sostanze inquinanti) sono identici a quelli che avevano già regalato al territorio i polli alla diossina, gli stessi indicati dal gestore come emissioni dell'impianto.
Eppure a Pistoia le istituzioni si esprimettero con affermazioni che oggi suonano in modo stridulo, come una campana a morte: “totale assenza di PCB nelle emissioni”.
Ma non le istituzioni hanno fatto emergere questo dramma.
No, sono stati i comitati locali di cittadini ad effettuare uno screening volontario con un laboratorio accreditato. Inutili erano stati gli inviti e poi gli appelli alle maestranze affinché la salute dei cittadini fosse monitorata. Un brivido ci corre nella schiena perché ci sembra di assistere in anteprima a situazioni del futuro di Parma, se l'inceneritore previsto a Ugozzolo sarà davvero portato a termine. Un film già visto, con la solita e molto italiana sequela di “ve lo avevamo detto” quando tutto è già accaduto e il danno è ormai arrecato. Viva l'Italia dei cittadini onesti. 

Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti

 


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di Bruna Gazzelloni

Poiché stavolta l'argomento mi sembra pertinente, mi sembrerebbe il caso di dedicare una qualche attenzione ai 100 indagati dell'ENEL per la riconversione a carbone della centrale di porto Tolle. Ebbene questa è una vicenda piuttosto scandalosa della quale mi pare abbia riferito solo Il Fatto. Alcuni giorni fa Luciano Violante per interposto ministro della giustizia del governo berlusconiano ha mandato gli ispettori alla procura di Rovigo (competente per territorio per la centrale) perchè troppo si stava dando da fare per sapere se in questa faccenda tutto era stato fatto secondo le regole, le leggi, i dati rilevati, ecc. Gli ispettori puntuali sono stati inviati dal ministero. E inutile evidenziare come nella fondazione di Violante fosse presente anche l'ENEL. Ma si sa, per loro i conflitti di interessi o si chiamano Berlusconi o non esistono.

Oggi il giornale riporta con ampio spazio la notizia dei cento indagati ai vertici ENEL (anche l'AD voluto da D'Alema Franco Tatò, oltre a Scaroni e Conti voluti da Berlusconi benché in ENEL Conti fu introdotto dallo stesso Tatò). Ora la cosa scandalosa è che la notizia riportata da Luciano Violante e dal Giornale coincide perfettamente in perfetta osmosi. Come la presentano loro pare la guerra di una procura rosso-verde contro l'ENEL che vuole solo dare salubrità all'aria, posti di lavoro e caramelle ai bambini si direbbe. Solo dalle cinque righe dell'Unità e dalle pagine dei quotidiani locali si viene a sapere che l'inchiesta del PM Fasolato della procura di Rovigo riguarda le malattie respiratorie dei bambini per un raggio di circa 25 chilometri dalla centrale! Cosa totalmente sottaciuta sia dal Giornale che da Violante!

Ora se la notizia non la dai tu col rilievo che ti segue, gli italiani su questa faccenda con giornali così potentemente asserviti al potere economico, quando potranno mai conoscere la verità? Ti ringrazio. E nota che questa non è certo la prima notizia di avvisi di garanzia all'ENEL anche per inquinamento ambientale (centrale di brindisi) di cui nessuno rilievo è stato dato dal nostro giornalismo venduto!


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http://firmiamo.it/controcavapuntapenna

I sottoscritti cittadini chiedono alla Regione Abruzzo di non dare seguito
al progetto di apertura di una CAVA SOTTOMARINA di fronte alla spiaggia di
Punta Penna nella Riserva Naturale Regionale Punta Aderci, come richiesto da
tutto il Consiglio Comunale di Vasto in data 18/01/2010.

Tale cava, destinata al ripascimento della costa abruzzese, prevede
l'estrazione iniziale di 200.000 mc di sabbia con una potenzialità di
2.900.000 mc.
Senza entrare nel merito del ripascimento costiero come metodologia e sulla
cui valenza ed efficacia sussistono numerosi dubbi, i sottoscritti cittadini
ritengono che per un elementare principio di precauzione si debba evitare
l'apertura di una cava proprio di fronte alla Riserva costiera di Punta
Aderci, nel più integro tratto di costa abruzzese.
L'apertura della cava comporterebbe seri rischi per l'integrità "dell'Ultima
spiaggia" abruzzese nonché pregiudicherebbe per mesi, se non per anni, la
fruibilità balneare e naturalistica di quel tratto di mare.
L'estensione dell'area di cava chiude in lunghezza tutta la spiaggia di
Punta Penna fino al Promontorio di Punta Aderci a circa 500 m dalla riva.

Stesse perplessità sussistono per la cava ad Ortona di fronte alla Riserva
di Punta Acquabella.

Dettagli sulla mobilitazione ambientalista: http://www.peacelink.it/abruzzo
Alessio
Di Florio - abruzzo@peacelink.it


sfoglia gennaio       



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Il primo libro è firmato, non a caso, da uno dei più antipatici giornalisti e polemisti italiani
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E' uscito un libro scomodo. Come il suo autore
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Il messaggio di Beha è chiaro: parlare di Vallettopoli, Calciopoli, Rifiutopoli, non basta più
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Viaggio in Italia ai confini dell'omertà
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