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Le Cinque Terre contro la pesca a strascico

di Silvia Paolillo, da www.parconazionale5terre.it

Ne verranno posizionate 22, lungo il perimetro della zona C dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre: non solo impediranno la pratica illegale della pesca a strascico, ma favoriranno il ripopolamento ittico dell’intera area.
Enormi “sacchi”, la cui bocca può arrivare anche a 50 metri di larghezza, che vengono trascinati sui fondali per catturare tutto il pesce che nuota nella colonna d’acqua. Queste sono le reti a strascico. Un metodo di pesca estremamente efficiente a livello quantitativo, ma ben poco selettivo poiché, oltre alle “specie target”, quelle cioè commerciabili, sono inevitabilmente coinvolte nella cattura anche varietà ittiche prive di mercato che vengono rigettate in mare ferite o morte.
Senza contare che lo strascico equivale ad “arare” i fondali: alghe, coralli, spugne e piccoli crostacei vengono strappati via trasformando con il tempo quelli che erano prima colorati e animati spazi marini in desolati deserti sommersi.

Per garantire una efficace protezione dell’ambiente marino e la tutela delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona, con un decreto del novembre 2004, il Ministero dell’Ambiente vietava la pesca a strascico in tutta l’Area Marina Protetta delle Cinque Terre.
«Come purtroppo spesso accade né i divieti né i controlli da parte delle autorità competenti – dichiara Claudio Valerani, tecnico dell’AMP Cinque Terre – sono riusciti ad impedire questa disastrosa pratica. E’ per questo che abbiamo deciso di ricorrere al posizionamento di unità dissuasive artificiali. Se i pescatori non sentono le ragioni della legge sentiranno di certo quelle del loro portafoglio.»

Quattro grandi uncini doppi in acciaio inseriti in un basamento in calcestruzzo armato “sea friendly” capace di garantire buona stabilità e resistenza al moto ondoso, ma anche substrato ideale per la colonizzazione di organismi marini. Queste, in parole povere, le unità dissuasive artificiali contro la pesca a strascico che preserveranno l’Area Marina Protetta delle Cinque Terre dallo sfruttamento illegale. Se infatti qualche “perseverante” pescatore dovesse avvicinarsi alla zona protetta con le reti a strascico queste rimarrebbero impigliate nei rampini in acciaio: reti strappate e divergenti, le piastre su misura che impediscono alla rete di chiudersi nel corso della battuta di pesca, irrimediabilmente perse. Un danno economico valutabile tra i 3 e gli 8 mila euro.

«Queste strutture, pur non segnalate, non provocheranno problemi alla navigazione – sottolinea Claudio Valerani – poiché si è provveduto a posizionarle ad una batimetria che garantirà ai natanti un battente d’acqua di circa 15 metri. Saranno un pericolo – conclude - solo per chi ha intenzione di sfruttare, con tecniche e strumenti non consentiti dalla legge, le risorse ittiche dell’AMP Cinque Terre.» Dunque, già nei prossimi giorni, il mare delle Cinque Terre sarà protetto da infallibili e inflessibili custodi che, oltre ad evitare lo sfruttamento illegale dell’area e la desertificazione dei fondali, si ricopriranno rapidamente di organismi marini trasformandosi in “nurseries” per pesci.

Il progetto "M.A.R.E" - Misure antistrascico per il ripolamento ecosostenibile - finanziato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Mare, è frutto della collaborazione fra Area Marina Protetta delle Cinque Terre e la società Reef Consulting.

Pubblicato il 27/8/2010 alle 9.29 nella rubrica Ricevo & Pubblico.

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