Le vicende di Verdini e Fini, incrociate (ma ad arte) e incrociabili (ma su un altro piano), hanno subito una decelerata mediatica per la prematura scomparsa di Francesco Cossiga. Prematura per lui, per i suoi amici e i suoi estimatori, per l’acutezza della sua mente e il suo macroscopico cursus honorum politico e istituzionale. Prematura per noi, che al di là del prevedibile “parce sepulto” al cubo, rimaniamo con il dubbio: sapeva tutto o molto sull’anamnesi di quest’Italia del secondo dopoguerra e dei suoi misteri, e non ci ha detto un tubo? Oppure sapeva meno di quel che dava a vedere e allora forse al di là degli “Enrico IV” pirandelliani e della serpentina della sua depressione in memoriam c’è stata per anni “millanteria mediatica”? In entrambi i casi, da che cosa si evince che è stato “un grande uomo di Stato”? E se per un caso che naturalmente non mi auguro (non sono Franti…) morissero tutti insieme “all’unisono” i protagonisti di Prima e Seconda Repubblica, santificheremmo in esequie “monstre” l’intiera classe politica di ieri e di oggi? Ma dunque la colpa di come è ridotto il Paese di chi è? Sempre dei sudditi, sempre nostra, sempre di chi non ha avuto responsabilità di governo o di opposizione ad alcun livello?
Due casi diversiE meno male che alcuni giornali, tra cui questo, e in ispecie il “popolo della Rete” (dunque in giro la novità comunicazionale c’è eccome, e perciò attenzione, il Web diventerà presto il bersaglio principale della censura…), non hanno partecipato all’epigrafe tripudiante del potere facendo uso invece della facoltà critica, procedimento che se vogliamo è assai più rispettoso della figura del defunto che la macchinale batteria di salmi gloriosi. E interessati. E autoreferenziali. Questa premessa era dovuta e indispensabile. Dovuta a una figura così piena (di vuoti) o vuota (di pieni) nella nostra storia recente come il Presidente Emerito appena scomparso. Indispensabile per il discorso su Verdini e Fini e la “zona grigia” che vado a fare qui.Dunque, Verdini e Fini…: come suonano piccoli e diminutivi nel “nomen omen” latino, specie se messi insieme! Ed è giusto metterli insieme, o addirittura usare la vicenda del secondo per occultare o ridimensionare quella sesquipedale del primo come fa tutta la stampa berlusconiana (o rimuovere entrambi, come fanno per lo più la tv pubblica e quella privata), oppure riferire della vicenda di Verdini nella sua gravità per confrontarla con quella di Fini nella sua “leggerezza e superficialità”, dunque palesemente in via pre-assolutoria, come fa molta stampa di sinistra (di sinistra ?!?) e ovviamente la pattuglia di “Futuro e Libertà” che ha in Fini il suo leader, con il ruolo nel casting di “smazzacarte” politico ?Vediamo. Non indugerei sulla differenza tra i due casi: è evidente, Verdini e la sua banca grazie alle benedette intercettazioni sono destinati a una pesante indagine giudiziaria, mentre al momento su Fini e la sua casa di Montecarlo siamo al feltri-spamming, con qualche spunto alla Verdone più che alla Verdini. Anche il riferimento al caso-Scajola c’entra come i cavoli a merenda e anzi tutto lascia pensare che i motivi per cui Scajola ha lasciato un importante ministero all’interim del Caimano, alias il Cavaliere Inarrestabile, siano diventati pubblici per ora solo in parte. C’è del marcio al Colosseo, altro che Danimarca… Così come non sprecherei parole sugli interventi di Bossi che parla di Fini abbinandolo alla “palude” dell’attuale situazione politica. Ne vuole uscire da alleato del Caimano, quindi proprio la specie animal-politica più adatta all’habitat paludoso? E quando parla di necessità delle urne per rispettare gli elettori è lo stesso Bossi (sia pure un Bossi integro, prima che la salute gli mettesse le corna – lo dico senza ironia e con dolore umano) che nell’inverno ’94-’95 favorì il ribaltone pseudo tecnico del governo Dini? Suvvia, un minimo di memoria e di decenza.Eppure il caso-Fini ci dice quanto meno che l’uomo è assai friabile, e non sta attento più di tanto né alla sostanza né alla forma delle sue azioni di personaggio pubblico terza carica dello Stato. O ci fa, e allora non ci piace o comunque rischia almeno brutte figure, o ci è e allora riporre fiducia nella sua statura politica sembrerebbe un azzardo. Più gagliarda e affidabile casomai Elisabetta Tulliani, first lady degli Affari Propri in tempi di strepitoso cinismo politico/affaristico. E c’è qualcuno che ammanta di soddisfazione la dichiarazione: “Paragonare Verdini a Fini è come paragonare un rapinatore a uno multato per divieto di sosta”. Dunque, par di capire, l’auto in sosta vietata è “assolta” istantaneamente dalla ben più grave ipotesi di reato.Stiamo entrando nella “zona grigia” omertosa e deresponsabilizzata citata all’inizio a proposito del potere, delle sue diramazioni, delle sue contraddizioni. E della società che contiene e dipende da tutto ciò. La zona che riguarda non più soltanto la legalità e i suoi connotati, ma l’etica di un corpo sociale, il giusto/ingiusto dei suoi comportamenti, il senso di responsabilità del singolo, del gruppo, della collettività che non è divisibile in destra e sinistra, per convenzionali o false che possano ormai suonare queste voci, esattamente come il rispetto della legge non può e non deve essere appannaggio di uno dei due schieramenti (e infatti lo è sempre meno, sia pure con evidenti sperequazioni…).La “zona grigia” della distrazioneIn un libro prezioso di Benedetta Tobagi (“Come mi batte forte il tuo cuore” ) la ricostruzione a tutto tondo degli anni di piombo in cui fu assassinato suo padre, colma di sentimento, senso e ragione, ritorna spesso a quella “area grigia” di fiancheggiatori e simpatizzanti dei terroristi, di una parte di società distratta, o frustrata, o connivente. Omertosa e lassa di fronte alla violenza. Ha un collegamento con il dvd “Il sol dell’avvenire” di Fasanella-Pannone sulla nascita delle Brigate Rosse e le loro motivazioni di fine anni ’60. E’ il grigio, oltre al rosso e al nero di chi voleva abbattere lo Stato borghese, la tinta di fondo. Sto paragonando quegli anni e quel terrore (di cui ancora per certi versi magari in chiave ossimorica stiamo pagando dazio) a questa stagione e a questa classe politica, in cui c’è spazio per il simil-Stavinskii Verdini (gli piacerebbe…)e per i risvolti alla Verdone del film a episodi con Gaucci-Tulliani-Fini? No, naturalmente, e certo non in due battute. Ma la “zona grigia” della distrazione, della frustrazione e della connivenza di questa società senza ideali né valori né oramai alcuna autentica forma di moralità può reggere il paragone. Se non si ricostruisce questa base, se non si isola questa piramide di ineticità, tra poco verrà inghiottita anche la differenza tra Verdini e Fini, la banca e la cucina, la legalità infranta e un senso del decoro e della propria immagine che rischia quotidianamente di andare a puttane. da Il Fatto Quotidiano, 20 agosto 2010