Diceva Einstein: “Non si può pensare di risolvere i problemi con la stessa mentalità che li ha creati”. E Einstein almeno ufficialmente non era berlusconiano o anti-berlusconiano. Era semplicemente Einstein, cioè un genio. Che c’entra il suo nome gigantesco mischiato con i nani da giardino della nostra politica di tutti i giorni? E che c’entra Einstein con i miei ultimi articoli sul Gran Buffet della politica politicante ed esercente e sulla necessità di esporre le biografie personal-professional-politiche dei personaggi che abitano il palcoscenico Italia ormai da vent’anni, chi più chi meno? C’entra, c’entra. Einstein ci dice quello che abbiamo sotto gli occhi, srotolato quotidianamente come un tappeto dai mass-media che agitano lo spettro della crisi e delle elezioni anticipate in attesa di ferragosto e delle mosse di Napolitano, in vacanza quirinalizia a Stromboli. Ci dice che gli stessi che tanto si dimenano oggi sono quelli che come classe dirigente non solo politica in senso stretto, partitico, ci hanno portato sull’orlo del baratro e forse già un pochino più in là. Ci dice che non potranno essere quindi loro a “salvarci” se sono proprio loro che ci hanno affossato in un gigantesco concorso di colpa con un’Italia smemorata, deresponsabilizzata e svenduta al valore unico del denaro e del tenore di vita. Oggi -ma guarda un po’- in recessione…Einstein ci dice che non possono né vogliono tirarci fuori dalla trappola in cui siamo come Paese, che non sono in grado di farlo, che pensano all’oggi e ai loro interessi e a una politica fatta solo di disvalori e di guerra per bande esattamente come hanno fatto fino ad oggi perché solo questo è il loro “core-business”, sono programmati o autoprogrammati come tali. Ogm, sì. Einstein ci dice anche che le loro schede - che io “ingenuamente” chiedevo fossero rese pubbliche ma addirittura come cartellonistica stradale, affissa ai bordi della nostra via di traffico oppure della nostra via mentale (vedi la tv) - potrebbero tenerci desta quella memoria che non abbiamo, collegata alla frase einsteiniana dell’inizio. Ci dice che dipende da noi, da quelli che non abbozzano e non vogliono abbozzare, non prendere sul serio la recita del baraccone politico in cui tutto si mischia con tutto ma senza un’idea presentabile di Italia, e senza il bisogno autentico di rivitalizzare gli italiani, ormai lemuri immersi nell’inferno dantesco del derby pro o contro Berlusconi. Ci dice che non “abboccare” a questa politica come se fosse davvero una politica destinata a risolvere qualcosa dei nostri problemi è la prima condizione per una consapevolezza diversa, che scavi dentro di noi e dentro la nostra identità smarrita. Fini, Berlusconi, Bersani, D’Alema e soci sono così, erano così, non possono essere che così per diecimila motivi antropologici e ormai storici (un ventennio, appunto…). E’ inutile prendersela con loro da destra o da sinistra, voci che sono ormai pure convenzioni nominalistiche. Bisognerebbe prendersela con noi stessi, ognuno con sé, per cambiare la “mentalità” di cui parla Einstein, povero genio del XX secolo che non dialoga neppure medianicamente con gli Stracquadanio di oggi…da Tiscali notizie, Indietro Savoia 10 agosto 2010