Gentile dott. Beha,mi rivolgo a lei perché credo sia forse l'unica voce che cerca di indagare nel mondo dello sport al di fuori della ipocrisia e della retorica imperante.Queta mattina sono rimasto colpito dalla notizia dell'incriminazione di alcuni insegnanti per il modo in cui si rapportavano con una propria alunna, che ha tentato il suicidio. Ci sono, per la scuola, norme che cercano di tutelare i ragazzi in determinate situazioni, anche se questo episodio dimostra come spesso non siano efficaci.Vengo al dunque. Se il disastro della società italiana richiede uno sforzo di indagine sul mondo della formazione per cercare possibili vie d'uscita, il disastro dello sport italiano richiederebbe uno sforzo altrettanto grande. Il mondo dello sport giovanile è un terreno franco, nel quale personaggi di poco spessore agiscono praticamente indisturbati.Noi affidiamo i nostri figli a queste persone, che decidono in maniera spesso del tutto arbitraria, della vita e morte (sportiva) dei ragazzi, rifiutando espressamente ogni intento educativo. Questo sistema trova terreno fertile per l'incapacità dei genitori di trovare spazi comuni di interesse (ciascuno pensa che il proprio figlio sia il campione che deve affermarsi).Parlo per l'esperienza che ho vissuto accompagnando mio figlio che, dagli otto ani di età, per 10 anni, ha giocato a basket in 2 delle maggiori società della capitale, ed ha deciso quest'anno di smettere.La cosa che colpisce in questa sua decisione, venuta dopo essere stato brutalmente scaricato dalla società di appartenenza, la Virtus Roma (il 1° luglio ha fatto le visite mediche, il 1° settembre - con una settimana di ritardo per colpa di una fastidiosa tonsillite - ha iniziato gli allenamenti, il 7 settembre gli è stato comunicato che avrebbe dovuto cercarsi un'altra squadra) è la totale mancanza di intersese del ragazzo verso il gioco della pallacanestro, che oggi è completamente uscito dai suoi interessi.Parlo di un ragazzo che in 10 anni non ha mai saltato un allenamento, che negli ultimi 2 anni avevano frequenza quotidiana, e per il quale il basket era una parte importante della vita. Quello che sono riusciti a fare le persone che avrebbero dovuto coltivare il suo amore per questo sport, è stato distruggre completamente ogni interesse in lui per la pallacanestro. Posso assicurarle che non si tratta di un caso isolato. Potrei farle molti nomi di ragazzi, fra i più promettenti, che hanno smesso per colpa delle società. Non ci si può lamentare se poi non si producono praticanti di uncerto livello. Il motivo per cui le scrivo è quello di sollecitarla a condurre una inchiesta sul mondo dello sport giovanile, su come dovrebbe funzionare, su queale ruolo dovrebbe assumere la scuola anche nella formazione sportiva dei ragazzi.La storia di mio figlio è emblematica (se fossero necessari ulteriori particolari, anche relativi ai successivi contatti con altre società, sono ovviamente disposto a fronirli) e se a me dispiace che abbia smesso di giocare, non mi dispiace che abbia lasciato un mondo, quello dello sport, in cui, spesso dico amaramente, non c'è ancora stato un '68.Mi scuso se mi sono dilungato.La ringrazio per l'attenzione e la saluto cordialmente.Fulvio MaiellaSegnalazioniMancano 2 giorni all'uscita di Eros TerminalIl romanzo di Oliviero BehaEdito da Garzanti, Narratori ModerniDomani sera Oliviero Beha presenta Eros terminal a Linea notte Rai 3 - ore 23.10