Due giorni fa, in città, è stato dato fuoco all’ennesimo stabilimento, Eurofish, in Via Salemi. E’ il terzo in tre mesi.Nel caso di Eurofish si registra però una tiepida novità. Mentre in precedenza nessuna reazione si era avuta da alcuna autorità locale, ora si registra una certa presa di coscienza da parte degli amministratori.Gonfia di retorica è la lettera del Presidente del Consiglio Provinciale di Trapani, Peppe Poma, mentre inutile e ripetitiva è la richiesta del Sindaco di Marsala, Renzo Carini, di convocare il tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico in Prefettura, quasi che stessimo parlando di una serie di scippi in centro anziché del racket dell’estorsioni. L’approccio al problema della mafia, da noi, si risolve sempre in un problema di controllo del territorio, di presenza delle forze dell’ordine, di sicurezza. E' una specie di partita a Risiko. Non c’è mai l’interesse (non si arriva a capirlo) a colpire la criminalità organizzata nel territorio cominciando dai suoi approvvigionamenti economici. La riunione per la sicurezza non va fatta con il Prefetto, ma con i direttori di banca, per capire come mai sempre più famiglie cadono vittima degli usurai. La riunione per la sicurezza va fatta con i nostri deputati, i segretari di partito, i mille capipopolo che la politica locale vomita sui nostri banchi: per capire come mai non viene da loro una parola, un gesto, un’azione seria, convincente e unidirezionale contro la mafia, senza se e senza ma, senza spazi vuoti né eccezioni o omissioni.Perché poi, c’è una cosa ben più grave, da notare: nelle poche reazioni politiche agli attentati incendiari ad aziende piccole e grandi della nostra città ci sono ridondanti giri di parole, ma manca ogni tipo di riferimento al dolo, al racket, alla mafia.Nella lettera di solidarietà del Presidente del Consiglio Provinciale come nella missiva al Prefetto del Sindaco di Marsala la parola mafia non viene mai citata. C’è una prudenza eccessiva, dannosa. Un beneficio del dubbio. Sembra quasi che in provincia di Trapani le aziende prendano fuoco per concorrenza sleale o per vendette di dipendenti maltrattati. Invece bisogna sbilanciarsi, chiamare le cose per nome, cominciare a puntare l’indice, alzare la voce. Noi lo facciamo. A tal punto che quest’estate con l’Associazione Antiracket e la redazione di www.marsala.it abbiamo fatto i pellegrini in lungo e in largo nella città cercando di portare le parole e le testimonianze della lotta alle mafie tra la gente, con tanti incontri organizzati. Partecipazione di cittadini: tantissima. Partecipazione di imprenditori e commercianti: zero. Poi però si arrabbiano quando i magistrati dichiarano che a Marsala si vive in un clima di omertà ottocentesca.Tanto lavoro c’è da fare sul campo della cultura della legalità per lottare davvero il racket. Ed è questo il nostro compito, da cittadini impegnati. Cominciando dalla lezione numero uno: non avere paura, infondere coraggio.Con la speranza che prima o poi la politica ci segua. In Consiglio Comunale, a Marsala, sono decine gli ordini del giorno che si contano pieni di paroloni sulla lotta alla mafia e alle estorsioni, ma non c’è un provvedimento concreto (uno!) che dia un segnale chiaro e forte: sostegno alle imprese che denunciano, corsie preferenziali negli affidamenti di lavori per le imprese “pizzo free”, eliminazione del precariato pubblico.E nei comportamenti interni alle formazione politiche, certi meccanismi che dovrebbero debellarsi sembrano ripetuti in maniera grottesca. Ad esempio: che lezione antimafia dà il Partito Democratico quando non è in grado neanche di garantire la legalità del suo tesseramento e della lotta interna per il congresso? Il segretario locale del Pd, Agostino Licari, si è dimesso proprio perché ha denunciato che su 1200 tesserati, quasi 500 tessere sono state fatte in maniera anomala: intere vie, nuclei familiari, quartieri dove il Pd prende 60 voti e si ritrova con 40 tesserati…Siamo tutti pompieri. Costernazione, pacche sulle spalle.Un estintore nella mano.Nell’altra, all’occorrenza, un fiammifero.Giacomo Di Girolamo