Le scosse di terremoto dell'antivigilia di Natale, come le esondazioni di dicembre, mi strappano alle metafore per ricondurmi alla realtà. Prima dicevi che siamo un paese terremotato, oppure che stiamo finendo in una palude (di "Italiopoli", cfr.il mio libro), o ancora che la scuola si perde i pezzi. Poi la terra trema, il fiume trasforma i dintorni in palude, pezzi di edifici scolastici ammazzano o minacciano gli studenti. E Babbo Natale è sempre più vecchio, le renne più stanche e lente, la gerla semivuota se non per i soliti noti, la neve più zozza per ora solo metaforicamente. Almeno la neve c'è, e non va sparata più di tanto sulle piste con i cannoni. Invece le armi servono ad altro, qui come in Grecia. Quale augurio fare? Vivere alla propria altezza, per nani che si sia.o.b.