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Le caramelle di Cammarelle

MalelingueOlimpiche
l'Unità, 25 agosto 2008

Roberto Cammarelle è un eccellente pugile, da ieri medaglia d’oro olimpica nei supermassimi la categoria più pesante della boxe, con un’aria simpatica e decisa ma non estroversa nel modo guascone di Clemente Russo. Sarà un caso, ma almeno a Pechino lui vince e Russo, pugile di evidente qualità istintuale, no. Ma il colosso nato a Milano forse non si renderà conto abbastanza presto e abbastanza bene del favore straordinario che ha fatto sul ring di Pechino al Coni e a tutta la missione olimpica azzurra. Da delusi a (quasi) trionfatori perché è l’ultima sequenza quella che rimane negli occhi quando il film finisce.

E’ facile considerare la prova al contrario. Immagintevi un Cammarelle perdente, magari ingiustamente penalizzato dai “soliti giudici” che in presenza degli atleti di casa ne hanno fatto effettivamente di tutti i colori. Immaginate cioè che invece della differenza abissale a favore del Nostro, immortalata da un k.o. tecnico, le cose fossero andare in modo misto e confuso, con vittoria del bestione cinese. Beh, le gramaglie si sarebbero sprecate. Invece così (quasi) ci si dimentica del resto oppure non lo si evidenzia abbastanza, e si torna a casa verso il Quirinale e il Presidente in attesa con l’oro al collo di Roberto.

Sono state davvero caramelle, quelle che in extremis il Colosso di Milano ha scartato e regalato soprattutto per la faccia o facciata della nostra dirigenza sportiva. E poi al merito agonistico va aggiunto, come ai numerosi altri azzurri che l’hanno preceduto, il merito di aver ricordato che in Cina non si scherza addirittura dicendo alla buona che come ha vinto lui “spero che possano vincere anche i cinesi”: caro Cammarelle, purtroppo quello è tutt’altro genere di match ed è un ring sterminato.

Pubblicato il 25/8/2008 alle 19.22 nella rubrica Malelingue.

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