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Italia tra “business” ed “economica”

MalelingueOlimpiche
l'Unità, 19 agosto 2008

Quasi ci fosse dietro una grande sceneggiatura, all’aeroporto di Pechino si è svolta una scena western (per intenderci) più significativa per lo sport italiano di mille commenti, notizie, immagini. La Vezzali, medaglia d’oro per la terza volta, e compagni medagliati hanno scoperto di viaggiare verso l’Italia in classe economica mentre la Nazionale olimpica stropicciata senza metalli dal Belgio volava in business class.

Ingiustizia, tremenda ingiustizia da tutti i punti di vista, hanno urlato i medagliati. E naturalmente nel grottesco avevano ragione. E poi il Coni lamenta che calcio e sport olimpici veri non si amino. E grazie, basterebbe questo, nitidissima spia di un sistema. Tra le prossime rivendicazioni degli olimpionici ci sarà quella per la business. Del resto in Italia alcuni onorevoli sciamannati si sono recentemente lamentati dello stesso privilegio “aereo” riservato ai senatori: evidentemente siamo un Paese così.

Nel frattempo la Cina distanzia sempre più gli Usa nel medagliere preannunciando alla moviola un trionfo che sarà molto più politico che sportivo, mentre nello stesso medagliere l’Italia occupata a discutere di “business” ed “economica” scivola indietro, lamentando “furti” per la ginnastica in favore - ma tu guarda - dei cinesi favoriti dal fattore campo. Fin qui andrebbe tutto bene o quasi, intendo nella norma e nelle abitudini di sempre, se non fosse che il fattore campo che si teme per i diritti umani e civili violati in Tibet e nella stessa Cina è per l’esattezza un “fattore campo di concentramento” per i dissidenti. Tutto previsto, tutto annunciato, mentre i commentatori italiani radiotelevisivi si sforzano di rassicurare i nostri atleti con frasi tipo “il tuo è un argento (o un bronzo, ndr) che vale oro”: ma allora quelli che vincono l’oro che dovrebbero dire?

Pubblicato il 19/8/2008 alle 11.38 nella rubrica Malelingue.

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