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I tre volti dell’agonismo

MalelingueOlimpiche
l'Unità, 18 agosto 2008


Tre storie molto diverse, in una domenica di piena atletica e di fine nuoto. Tre storie agonistiche, tecniche, antropologiche, cioè lette nel costume che cambia, diacroniche, cioè lette nel tempo che scorre. La prima è ovviamente quella di Michael Phelps, uno che con 8 ori in vasca difficilmente verrà appaiato o superato, almeno non così presto. Lo si paragona allo Spitz del 1972, altri tempi, altri costumi, comun denominatore classe formidabile e nazionalità americana. Il paragone è puramente indicativo, in trentasei anni se è cambiato tutto è cambiato anche il numero e la distribuzione delle piscine sul pianeta, allargando il lotto. Phelps, storia di oggi ma soprattutto di domani.

La seconda storia è quella di Aldo Montano, che nella sciabola a squadre trova il guizzo per tornare atleta e battere un atleta, quale il suo temibilissimo avversario russo, lo Zar della sciabola. Montano che nella prova individuale aveva fatto ridere, e mischiato una biografia sportiva con le robette da reality tv per le quali era diventato più noto che non per l’oro di Atene. Ma il guizzo c’è stato, e rimarrà negli occhi televisivi degli italiani per un bronzo pesante e soprattutto tenuto tra i denti fino all’ultimo. Poi, credo, sarà ricominciato il Montano da gossip. Montano, una storia di oggi davvero di oggi, in cui sport e (sotto)spettacolo vanno a braccetto.

La terza storia è quella di Christian Obrist, il mezzofondista altoatesino che a sorpresa, grande sorpresa, ha miracolato la sua corsa guadagnando la finale dei 1500. Specialità meravigliosa dell’atletica, e avarissima di soddisfazioni per l’Italia dopo i trionfi di Beccali e la resistenza dell’attuale presidente della Federatletica, «Ciccio» Arese. Ha tenuto, c’è stato, non si è impressionato, Obrist, e in quella resistenza «contadina» prima al ritmo semitattico e poi alla volata «degli altri» diventata soprattutto la sua, c’era molto dell’italiano di qualche generazione fa, il contrario di un Montano, per capirci. Ci ha fatto tornare indietro, e riscoprire l’autentico «ultimo sangue» della corsa di lunga lena. Obrist, storia di oggi ma soprattutto di ieri.

Pubblicato il 18/8/2008 alle 19.34 nella rubrica Malelingue.

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