Malelingueolimpichel'Unità, 21 agosto 2008Il mondo è sottosopra, mi rifugio in un refolo di vento. Il mondo è sottosopra perché parlare di Olimpiadi mentre sibilano e a volte soffiano venti di guerra nel Caucaso, sembra improprio. Perché mentre la Cina trionfa nel medagliere creando le condizioni per uno show politico planetario, non c’è verso né apertura per i dissidenti, in Tibet come nel resto della Cina, e fiocca la censura fisica e virtuale, su Internet. Perché in contemporanea i francesi seppelliscono i loro soldati morti in Afghanistan, e il primo atleta afgano della storia si fregia del bronzo nel taekwondo. C’è qualcosa che non va, alla faccia della tregua olimpica. Così mi rifugio.Dove? Per l’esattezza all’uscita della curva nei 200 metri maschili, pochi metri più del leggendario stadion misura greca di Olimpia. E’ lì che il nuovo “padre del vento”, Usain Bolt detto “Ugo”, dopo una efficace partenza, non così abituale per lui, e una bella curva ha preso la cosiddetta “musata”. Contro di lui un vento di un metro, un metro e mezzo.Si ingrippa, oddio si ingrippa, hanno pensato, temuto, sperato secondo i punti di vista coloro che si erano predisposti alla gara del razzo giamaicano.Ugo si è ingobbito appena, ha stretto appena il passo, non ha mollato un centimetro e qualche metro dopo il refolo era evidentemente passato. Così gli ultimi cinquanta di rettilineo sono stati un sogno, e un segno, a falcata smisurata: se come credo non è dopato, forse davvero ritoccherà questi due record e magari anche quello dei 400, se avrà voglia di morire un po’ di più in pista. Ieri l’ha fatto, ma non se ne sono quasi accorti. In quel refolo contrario c’è la grandezza di un campionissimo e la grandezza dell’atletica. Mentre tutto viene rimpicciolito se diamo un’occhiata d’insieme al mondo sottosopra.