Malelingueolimpichel'Unità, 20 agosto 2008Il medagliere azzurro si muove sempre più a fatica, con un bronzo nella vela di Romero, a cinque giorni dalla fine delle Olimpiadi o Pecuniadi di Pechino. Ieri c'è stata la dimostrazione che - se non architettata a modino - la ricchezza del calendario olimpico quasi quasi rende meglio alla radio che in tv. Ma sì: prendetevi lo sfizio di sentire la radio e insieme di guardare la tv mentre verso le 16-16,30 italiane si affollano gli eventi. La tv fatica, penalizzando per esempio l'atletica oppure rimbalzando disciplina su disciplina con l'oggettiva difficoltà di far coabitare le immagini. La radio invece, modello "Tutto il calcio minuto per minuto", favorita dalla snellezza del mezzo permette interruzioni, intromissioni, sovrapposizioni con la voce che nell'immaginario dell'ascoltatore crea le sequenze. Atletica, pallavolo, calcio in una, senza eccessive penalizzazioni e invece in un tripudio di notizie. Forse bisognerebbe studiare come rendere la radio in tv, e come non rendere la tv verbosa dei talkshow alla radio. Infatti quest'ultima perde colpi quando indugia nelle analisi "alla pecorara", ripetendosi tanto per far intervenire comunque tutti i convitati di Pechino al banchetto dei commenti. Si sprecano a spese di informazioni salienti dotte notazioni sull'acido lattico, o troppo difficili per arrivare immediatamente o troppo banali per dare qualche elemento di conoscenza in più. Si capisce palesemente che l'importante è "esserci" e "testimoniare" da Pechino. Qui il paradosso è che non essendo tv, dove ti vedono e al ritorno il fornaio ti può chiedere "com'è Pechino, dottore?", bisogna per forza dire qualcosa nell'etere per essere se non conosciuti almeno radiofonicamente "riconosciuti". Eh, ce ne sarebbero da dire, basterebbe un po' di scuola. Ma per chi, e da parte di chi?