Euro Malelinguel'Unità, 29 giugno 2008Comunque vada stasera, in una finale con il pronostico tecnicamente (e in modo deciso) a favore degli spagnoli, e psicologicamente contro dal momento che una sola delle due squadre giocherà con il peso e la responsabilità della «grande occasione» (ai tedeschi capita quasi sempre), i motivi per un giudizio largamente positivo su questa edizione dei campionati Europei sono tanti. Sono i primi targati Platini, uno dei migliori giocatori degli ultimi trent'anni e certamente il più versato insieme a Beckenbauer a rappresentare il potere (Pelè è poco più che un commesso viaggiatore con valigia diplomatica contenente un pallone e risvolti esistenziali non felicissimi, Maradona fa il «cattivo» di professione). Hanno mostrato buona organizzazione, stadi giusti, livellamento e incertezza non verso il basso ma tendenzialmente verso l'alto, pur in un calcio usurato che gioca troppo di frequente, uno spirito in campo spesso contagioso. Le prime otto squadre degli Europei 2008 sono mediamente migliori delle prime otto dei Mondiali di Germania 2006 (senza l'Argentina e il Brasile, il dislivello sarebbe ancora maggiore). Le prime quattro di Austria-Svizzera sono migliori o comunque hanno giocato un calcio più interessante e spettacolare delle prime quattro del 2006. Più giovane, più «rischioso» tatticamente, con molti più gol nelle semifinali. Al di là del patriottismo tricolore, del lippismo post-scandalo di due anni fa, si è visto giocare senza risparmio e con calcoli legittimi che non hanno però più di tanto scalfito la fisionomia delle concorrenti. Quando è accaduto, vedi Russia contro la Spagna, è stato per merito dei più forti almeno in quell'occasione. Questo discorso ha un senso metatecnico perché in realtà la Fifa, l'organismo mondiale di Blatter che contiene la Uefa di Platini, punterebbe di più ai nuovi mercati (cfr. il Sudafrica 2010), alla quantità del prodotto. Insomma, la qualità specifica contro l'esotismo colonialista. È un altro modo di leggere la realtà. O no?