EuroMalelinguel'Unità, 28 giugno 2008
Ho aspettato un giorno a commentare la fine della vicenda Lippi/Donadoni/Lippi per vedere se si raffreddava un po’, e se si depositava come materia secca meno rischiosa da pestare… Sapete come succede, a passeggio con i cani… Qualcosina adesso si può pur dire. Intanto, che bene non ne esce proprio nessuno, e meno peggio di tutti proprio Donadoni. Poi che la sostanza è quella che è e che è inutile ricostruirla qui, a partire dai diversi committenti per l’incarico di Ct succedutisi dalle dimissioni di Lippi all’indomani dei Mondiali vinti, dimissioni in qualche modo incluse nel pacchetto di accordi tra il Commissario dello scandalo di “Calciopoli”, Guido Rossi, e lo stesso Lippi allora, alla vigilia dei Mondiali, assai in discussione. Sotto Rossi arrivò Donadoni, che rimase con Pancalli e fu tollerato da Abete finalmente presidente federale, il quale in realtà avrebbe ripreso già da un anno e mezzo Lippi. Quindi il Ct è stato sopportato per tutto il periodo delle qualificazioni, nel clima del non-detto ma forse dell’auspicato nel foro interiore: se fallisce lo caccio un secondo dopo.Ma qui si viene alla forma della storiaccia, importante davvero quanto la sostanza e sostanza a sua volta. Donadoni è stato fulminato ad Europei in corso, e Lippi reingaggiato lo stesso giorno. Parlo della forma. Nemmeno alle colf del memorabile “ti do gli otto giorni” succede una cosa del genere. Ora, se della forma in una vicenda massimamente pubblica come la scelta del Ct degli Azzurri di interesse nazionale credo almeno quanto il risultato delle elezioni politiche…, se della forma dicevo se ne fottono tutti, davvero non c’è speranza. Anche perché è oltretutto autolesionistico. Bastava salvare la faccia, lo stile, i modi, i tempi. Così sembra sempre il mercato del pesce di Palermo, o Porta Portese a Roma. Soldi, interessi, sgarri, influenze più o meno esplicite: fattore umano e garbo zero. Vi giuro, il rigore sbagliato non c’entra nulla.