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Indietro Savoia
Fonte: Tiscali.it


Era il tardo pomeriggio del 23 luglio, affocato nel caldo: la crisi si stava già abbondantemente mostrando ma in Italia se ne sapeva poco, almeno tra i non addetti all’economia americana e alle “bolle” del mattone e dei mutui. La Borsa era ancora su. Stavamo per precipitare ma nessuno ce lo diceva, se non in tempo utile anni fa figure di italiani straordinari come Paolo Sylos Labini.

L'ira funesta di Barbieri - In quel pomeriggio alla Camera dei deputati semideserta il rappresentante del Pdl, ex Udc, Emerenzio Barbieri, un reggiano dall’aria norcina, un passato da consulente aziendale e un presente da alacre parlamentare, le cantò chiare a tutti con un’interrogazione memorabile: “1) che da quando hanno affidato il servizio di ristorazione della Camera a una ditta privata, in certi giorni la qualità delle pietanze è diminuita; 2) i deputati guadagnano tra i 700 e gli 800 euro in meno dei loro colleghi senatori; 3) si sente umiliato che i deputati viaggino in aereo in economy mentre i soliti privilegiati senatori volano più comodamente in business class; 4) troppi giornalisti a Montecitorio che fanno diminuire il numero di pass che i deputati potrebbero attribuire a qualche altro (i loro portaborse? ndr); 5) la rassegna stampa arriva al medesimo On. Barbieri solo alle 12; 6) i senatori possono più agevolmente effettuare le telefonate esterne gratuite dei deputati”.

"Ingiustizia, tremenda ingiustizia" - Il tono e le parole erano quelle da “Ingiustizia, tremenda ingiustizia” per parafrasare il “Vendetta, tremenda vendetta” del Rigoletto verdiano. Fu spernacchiato, ma non tanto. Del resto Barbieri, nomen omen, aveva già dato in questo senso in precedenza quando qualche anno fa salì alla ribalta per aver sollevato temi quali: il barbiere (appunto) per senatori ed ex senatori, la parrucchiera (appunto, di nuovo) per le deputate, il portaborse o l'agenzia di viaggi.

Primo: mantenere i privilegi - Ho contestualizzato non a caso quel mercoledì di luglio per datare e capire se imparano, oppure no, se continuano a vivere lontanissimi dal mondo reale che pure li ha eletti anche se non di elezione bisognerebbe parlare visto lo stato della politica e la legge elettorale, bensì di cooptazione. Ebbene, è del 29 ottobre ultimo scorso,15 mesi dopo, cioè a crisi dell’economia reale approfondita con minacce preoccupanti per questo inverno da parte del caro-bolletta generalizzato, la protesta in Senato degli ex senatori cui verranno ridotti i benefit. A decidere la drastica misura contenitiva è stato il Consiglio di Presidenza del Senato il 21 aprile di quest’anno, che ha decretato il mantenimento di soli 291 privilegiati a partire dal gennaio 2010, onde per cui ora sono in ebollizione. Anche qui secondo loro e in senso stretto neppure a torto sarebbe “un problema di giustizia”.

Perché loro sì e noi no? - Solo al Senato, infatti, e non alla Camera, verranno ridotti i telepass per viaggiare in autostrada, i biglietti gratis per i viaggi in treno e in aereo. Così dal prossimo anno Palazzo Madama potrà risparmiare 1 milione e 68 mila euro, mentre a Montecitorio non si prevede alcun provvedimento simile per il risparmio. Dicono che risparmieranno altrimenti. I benefit dei 1.600 “inquilini” della Camera pesano ben 2,5 milioni e i 1.058 senatori si chiedono: “Perché loro continueranno a viaggiare gratis e noi no?”. Già, perché? Ora, va tutto bene cioè non va bene per niente, ma con quello che vedono o dovrebbero vedere dalle loro finestre come fanno a ingaggiare una battaglia per l’equità verso l’alto e non verso il basso? E poi magari si lamentano dell’anti-casta, che chiamano furbescamente e truffaldinamente “anti-politica”. Solo che di politica non si tratta, bensì di privilegi di un gigantesco “comitato d’affari interparlamentare e interpolitico”.

Distinguere il grano dall'oglio - Ecco, se proprio vogliono, la chiamino così: non “anti-politica” bensì “anti-privilegi” e “anti-comitato d’affari” che a questi privilegi è complementariamente legato. Se mi sbaglio, hanno un modo solo per dimostrarlo. Chi non si riconosce in questi privilegi obblighi il cittadino (sì, insomma, il “consumatore”-elettore) a distinguere il grano dal loglio facendo passare alla Camera e al Senato le riduzioni obbligatorie ed esemplari in ”tempo di crisi”. Se no, la crisi sarà sempre e solo per gli “altri”, i sudditi.

04 novembre 2009


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