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        <title type="html"><![CDATA[Quando Gheddafi piaceva tanto ai generali USA]]></title>
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		  <span style="font-family: arial, sans-serif; "><p class="MsoNormal" align="center" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: center; "><span style="font-size: 16px; ">di&nbsp;<i>Antonio Mazzeo</i></span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">&nbsp;</span><span style="font-size: 16px; ">&nbsp;</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Cane furioso, pazzo, sanguinario, assassino. A Washington descrivono così il colonnello Gheddafi, ma alla vigilia della guerra contro la Libia erano tanti gli ufficiali delle forze armate USA a tessere le lodi del leader africano. Era stato persino creato un canale diretto con la famiglia del rais, tanto che il 7 febbraio 2011 - una settimana prima che scoppiasse la rivolta nel paese - il più giovane rampollo di casa Gheddafi, Khamis, veniva ospitato dalla&nbsp;<i>Air Force Academy</i>&nbsp;del Colorado, l’esclusivo centro di formazione dell’aeronautica militare statunitense. “La visita, autorizzata dal Dipartimento di Stato, è stata organizzata da AECOM, società operante nel settore delle infrastrutture con grossi interessi in Libia”, rivela l’agenzia&nbsp;<i>Associated Press</i>. “Nel corso della sua visita, Khamis Gheddafi è stato ricevuto dal decano dell’accademia, generale Dana Born, e dal vice-intendente, colonnello Tamra Rank. Era pure prevista una tappa presso l’accademia militare di West Point (New York), ma il portavoce Francis J. DiMaro Jr. ha negato che essa abbia avuto luogo”.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Rientrato in Libia, il figlio ventisettenne del rais si sarebbe distinto alla guida di una delle brigate inviate a Zawiyah, cittadina a quaranta chilometri da Tripoli, per sedare la rivolta delle forze ribelli. Per le agenzie di stampa occidentali il blitz di sarebbe concluso nel sangue con decine e decine di morti.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Prima del tour di Khamis Gheddafi nelle scuole di guerra USA, erano stati i leader delle forze armate a stelle e strisce a recarsi in Libia ad omaggiare i capi del governo. Nel maggio 2010, ad esempio, il general maggiore William B. Garrett III, comandante al tempo di US Army Africa (la forza di terra per le operazioni nel continente nero ospitata a Vicenza), aveva raggiunto Tripoli per avviare una partnership duratura con l’esercito libico. “I tempi sono cambiati e devono cambiare le nostre relazioni”, dichiarava per l’occasione il generale che oggi guida l’intervento USA in Iraq. “La buona volontà della Libia ad aprire il dialogo con l’esercito statunitense è importante per far crescere la cooperazione regionale. Le discussioni a Tripoli di US Army Africa segnano un passo in vista di un lavoro con i militari libici. Oggi abbiamo una migliore conoscenza degli obiettivi da raggiungere e potremo lavorare insieme in vista della sicurezza, della stabilità e della pace in nord Africa…”. Meta-chiave della visita del generale Garrett, il quartier generale di&nbsp;<i>North African Regional Capability (NARC)</i>, il comando della brigata per l’Africa settentrionale facente parte dell’<i>African Standby Force</i>, la forza di pronto intervento e stabilizzazione dell’Unione africana. Al capo delle unità meccanizzate dell’esercito libico, generale Ahmid Auwn, direttore esecutivo NARC, William B. Garrett prometteva l’impegno di US Army Africa a trasformare la brigata nordafricana “in una forza in grado di interagire con le altre forze di stabilizzazione regionale per operazioni a sostegno della pace”.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Il tour del generale USA si concludeva presso la sede del comitato nazionale per la cooperazione tecnica e l’alta scuola di formazione ufficiali libica, dove – come riporta la nota emessa dal comando USA di Vicenza – “ci si è soffermati sull’importanza della standardizzazione delle attrezzature e degli armamenti e sull’addestramento dei futuri leader militari”. “La visita di Garrett – prosegue la nota – segue l’incontro del comitato per la cooperazione militare che si è tenuto a Tripoli a fine febbraio, nel quale i delegati delle forze armate di Libia e Stati Uniti d’America hanno discusso temi d’interesse comune e programmato i prossimi eventi, tra i quali la visita di ufficiali libici alle scuole dell’esercito USA per partecipare a incontri sulla sicurezza delle frontiere e condurre attività congiunte nel settore medico ed elicotteristico”.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Un primo riavvicinamento tra Washington e Tripoli dopo decenni di forti ostilità era avvenuto nel gennaio 2006 quando tre società statunitensi, la ConocoPhillips e la Marathon Oil Corp. di Houston e la Amerada Hess Corp. di New York, avevano ottenuto dalla compagnia petrolifera statale libica l’autorizzazione a riprendere la ricerca e la produzione di idrocarburi nella regione di Waha, in cambio del versamento di 1,83 miliardi di dollari. Dopo l’affare fu riattivato il canale politico-diplomatico e nel settembre del 2008, l’allora segretaria di Stato, Consolezza Rice, si recava a Tripoli per la prima visita ufficiale USA in Libia dopo quella del 1953 di John Foster Dulles. “Questo viaggio segna un nuovo capitolo nella storia delle relazioni tra le due nazioni”, spiegava il vice segretario per gli affari in Medio oriente, David Welch. “La normalizzazione consentirà l’espansione della cooperazione bilaterale in numerose aree, come l’istruzione, la cultura, il commercio, la scienza e la tecnologia, la sicurezza e i diritti umani”. Poi le parole di sincero apprezzamento per l’onnipotente leader della repubblica della Giamahiria. “Io ho incontrate diverse volte il colonnello Gheddafi” dichiarava Welch. “È un uomo di grande personalità ed esperienza. È importante riconoscere che Gheddafi ha assunto alcune decisioni che hanno realmente cambiato lo stato delle cose. La Libia ha iniziato a riconoscere l’isolamento impostole per il suo coinvolgimento in passato in atti di terrorismo. Ha deciso inoltre di rinunciare alle armi di distruzione di massa e ai mezzi per produrle. Ciò è stato verificato dagli Stati Uniti e da altri paesi”.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Tre mesi dopo la storica visita a Tripoli di Condolezza Rice, USA e Libia firmavano un&nbsp;<i>memorandum of understanding</i>&nbsp;per l’avvio di programmi di addestramento congiunto e sviluppo dei sistemi d’arma. Nel marzo 2009, ufficiali della marina militare libica venivano ospitati a bordo della portaerei a propulsione nucleare&nbsp;<i>USS Eisenhower</i>&nbsp;in navigazione nelle acque del Mediterraneo per assistere ai decolli e agli atterraggio dei velivoli imbarcati. Il mese successivo, era un team dell’US Air Force ad essere invitato ad un meeting operativo nello scalo che ospitava gli aerei da trasporto C-130 delle forze armate libiche. Nel maggio 2009, la motovedetta&nbsp;<i>Boutweel</i>della US Coast Guard approdava nel porto di Tobruq: si trattava della prima visita in Libia di un’unità militare statunitense dopo quarant’anni. Sotto il comando delle forze navali USA in Europa e Africa (Napoli), l’imbarcazione era impegnata in attività di pattugliamento, interdizione e lotta alla pirateria nelle acque del Corno d’Africa e del Golfo Persico. Durante la sosta a Tobruq, sulla<i>Boutweel</i>&nbsp;venivano ospitati ufficiali libici per dei breafing sulla ricerca e i salvataggi marittimi, il controllo dei sistemi di sicurezza navali e l’uso dei mezzi d’identificazione automatica.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Da annoverare infine le cordiali relazioni dei militari libici con US Africom, il comando per le operazioni nel continente africano istituito dal Pentagono. Nel settembre 2009, una delegazione ad alto livello composta dai colonnelli Mustafa Washahi, Mohamed Abdelgane e Mohamed Algale veniva ricevuta nel quartier generale di Stoccarda (Germania) dal comandante in capo di Africom, generale William E. Ward, dal viceammiraglio Robert T. Moeller, responsabile per le operazioni militari, e dall’ambasciatore Tonu Holmes, coordinatore delle attività civili-militari. Gli ufficiali libici venivano pure invitati nella base aerea di Ramstein, sede del comando delle forze aree USA in Europa ed Africa, negli studi dell’emittente radiotelevisiva delle forze armate&nbsp;<i>AFN-Europe</i>&nbsp;di Mannheim e nella redazione del quotidiano<i>Stars and Stripes</i>&nbsp;di Kaiserslautern. Il generale William E. Ward avrebbe ricambiato il viaggio di cortesia recandosi in due occasioni a Tripoli. “Ho avuto un incontro cordiale ed amichevole con il colonnello Gheddafi con cui ho parlato del Comando USA per l’Africa”, racconterà Ward ai cronisti di&nbsp;<i>Al Musallh</i>, l’organo ufficiale delle forze armate libiche. “Sono molto contento di aver avuto il modo di trascorrere del tempo con lui per parlare di cose importanti. Abbiamo discusso su questioni relative alla sicurezza in Africa e su come possiamo lavorare insieme per raggiungere i comuni obiettivi della pace e della stabilità. Noi possiamo sostenere questi sforzi in settori come l’addestramento militare e la fornitura limitata di equipaggiamento per far crescere le capacità operative libiche”. Per il generale Ward, Tripoli potrebbe giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo delle brigate d’intervento dell’Unione africana, a cui il Dipartimento di Stato e della Difesa hanno destinato un apposito programma di assistenza, affidandone la gestione ad US Africom. “Penso che il Colonnello sia stato felice di ascoltarmi e che alla fine della conversazione abbia apprezzato le informazioni che gli ho fornito sugli obiettivi e le aspirazioni del nostro comando”, ricordava Ward su&nbsp;<i>Al Musallh</i>. Ancora uno stregone corteggiato dall’Impero.</span></p></span>            
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        <published>2011-04-04T14:39:00Z</published>
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Era stato persino creato un canale diretto con la famiglia del rais, tanto che il 7 febbraio 2011 - una settimana prima che scoppiasse la rivolta nel paese - il più giovane rampollo di casa Gheddafi, Khamis, veniva ospitato dalla&nbsp;<i>Air Force Academy</i>&nbsp;del Colorado, l’esclusivo centro di formazione dell’aeronautica militare statunitense. “La visita, autorizzata dal Dipartimento di Stato, è stata organizzata da AECOM, società operante nel settore delle infrastrutture con grossi interessi in Libia”, rivela l’agenzia&nbsp;<i>Associated Press</i>. “Nel corso della sua visita, Khamis Gheddafi è stato ricevuto dal decano dell’accademia, generale Dana Born, e dal vice-intendente, colonnello Tamra Rank. Era pure prevista una tappa presso l’accademia militare di West Point (New York), ma il portavoce Francis J. DiMaro Jr. ha negato che essa abbia avuto luogo”.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Rientrato in Libia, il figlio ventisettenne del rais si sarebbe distinto alla guida di una delle brigate inviate a Zawiyah, cittadina a quaranta chilometri da Tripoli, per sedare la rivolta delle forze ribelli. Per le agenzie di stampa occidentali il blitz di sarebbe concluso nel sangue con decine e decine di morti.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Prima del tour di Khamis Gheddafi nelle scuole di guerra USA, erano stati i leader delle forze armate a stelle e strisce a recarsi in Libia ad omaggiare i capi del governo. Nel maggio 2010, ad esempio, il general maggiore William B. Garrett III, comandante al tempo di US Army Africa (la forza di terra per le operazioni nel continente nero ospitata a Vicenza), aveva raggiunto Tripoli per avviare una partnership duratura con l’esercito libico. “I tempi sono cambiati e devono cambiare le nostre relazioni”, dichiarava per l’occasione il generale che oggi guida l’intervento USA in Iraq. “La buona volontà della Libia ad aprire il dialogo con l’esercito statunitense è importante per far crescere la cooperazione regionale. Le discussioni a Tripoli di US Army Africa segnano un passo in vista di un lavoro con i militari libici. Oggi abbiamo una migliore conoscenza degli obiettivi da raggiungere e potremo lavorare insieme in vista della sicurezza, della stabilità e della pace in nord Africa…”. Meta-chiave della visita del generale Garrett, il quartier generale di&nbsp;<i>North African Regional Capability (NARC)</i>, il comando della brigata per l’Africa settentrionale facente parte dell’<i>African Standby Force</i>, la forza di pronto intervento e stabilizzazione dell’Unione africana. Al capo delle unità meccanizzate dell’esercito libico, generale Ahmid Auwn, direttore esecutivo NARC, William B. Garrett prometteva l’impegno di US Army Africa a trasformare la brigata nordafricana “in una forza in grado di interagire con le altre forze di stabilizzazione regionale per operazioni a sostegno della pace”.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Il tour del generale USA si concludeva presso la sede del comitato nazionale per la cooperazione tecnica e l’alta scuola di formazione ufficiali libica, dove – come riporta la nota emessa dal comando USA di Vicenza – “ci si è soffermati sull’importanza della standardizzazione delle attrezzature e degli armamenti e sull’addestramento dei futuri leader militari”. “La visita di Garrett – prosegue la nota – segue l’incontro del comitato per la cooperazione militare che si è tenuto a Tripoli a fine febbraio, nel quale i delegati delle forze armate di Libia e Stati Uniti d’America hanno discusso temi d’interesse comune e programmato i prossimi eventi, tra i quali la visita di ufficiali libici alle scuole dell’esercito USA per partecipare a incontri sulla sicurezza delle frontiere e condurre attività congiunte nel settore medico ed elicotteristico”.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Un primo riavvicinamento tra Washington e Tripoli dopo decenni di forti ostilità era avvenuto nel gennaio 2006 quando tre società statunitensi, la ConocoPhillips e la Marathon Oil Corp. di Houston e la Amerada Hess Corp. di New York, avevano ottenuto dalla compagnia petrolifera statale libica l’autorizzazione a riprendere la ricerca e la produzione di idrocarburi nella regione di Waha, in cambio del versamento di 1,83 miliardi di dollari. Dopo l’affare fu riattivato il canale politico-diplomatico e nel settembre del 2008, l’allora segretaria di Stato, Consolezza Rice, si recava a Tripoli per la prima visita ufficiale USA in Libia dopo quella del 1953 di John Foster Dulles. “Questo viaggio segna un nuovo capitolo nella storia delle relazioni tra le due nazioni”, spiegava il vice segretario per gli affari in Medio oriente, David Welch. “La normalizzazione consentirà l’espansione della cooperazione bilaterale in numerose aree, come l’istruzione, la cultura, il commercio, la scienza e la tecnologia, la sicurezza e i diritti umani”. Poi le parole di sincero apprezzamento per l’onnipotente leader della repubblica della Giamahiria. “Io ho incontrate diverse volte il colonnello Gheddafi” dichiarava Welch. “È un uomo di grande personalità ed esperienza. È importante riconoscere che Gheddafi ha assunto alcune decisioni che hanno realmente cambiato lo stato delle cose. La Libia ha iniziato a riconoscere l’isolamento impostole per il suo coinvolgimento in passato in atti di terrorismo. Ha deciso inoltre di rinunciare alle armi di distruzione di massa e ai mezzi per produrle. Ciò è stato verificato dagli Stati Uniti e da altri paesi”.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Tre mesi dopo la storica visita a Tripoli di Condolezza Rice, USA e Libia firmavano un&nbsp;<i>memorandum of understanding</i>&nbsp;per l’avvio di programmi di addestramento congiunto e sviluppo dei sistemi d’arma. Nel marzo 2009, ufficiali della marina militare libica venivano ospitati a bordo della portaerei a propulsione nucleare&nbsp;<i>USS Eisenhower</i>&nbsp;in navigazione nelle acque del Mediterraneo per assistere ai decolli e agli atterraggio dei velivoli imbarcati. Il mese successivo, era un team dell’US Air Force ad essere invitato ad un meeting operativo nello scalo che ospitava gli aerei da trasporto C-130 delle forze armate libiche. Nel maggio 2009, la motovedetta&nbsp;<i>Boutweel</i>della US Coast Guard approdava nel porto di Tobruq: si trattava della prima visita in Libia di un’unità militare statunitense dopo quarant’anni. Sotto il comando delle forze navali USA in Europa e Africa (Napoli), l’imbarcazione era impegnata in attività di pattugliamento, interdizione e lotta alla pirateria nelle acque del Corno d’Africa e del Golfo Persico. Durante la sosta a Tobruq, sulla<i>Boutweel</i>&nbsp;venivano ospitati ufficiali libici per dei breafing sulla ricerca e i salvataggi marittimi, il controllo dei sistemi di sicurezza navali e l’uso dei mezzi d’identificazione automatica.</span></p><div style="font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-size: 13px; "><span style="font-size: 12pt; ">Da annoverare infine le cordiali relazioni dei militari libici con US Africom, il comando per le operazioni nel continente africano istituito dal Pentagono. Nel settembre 2009, una delegazione ad alto livello composta dai colonnelli Mustafa Washahi, Mohamed Abdelgane e Mohamed Algale veniva ricevuta nel quartier generale di Stoccarda (Germania) dal comandante in capo di Africom, generale William E. Ward, dal viceammiraglio Robert T. Moeller, responsabile per le operazioni militari, e dall’ambasciatore Tonu Holmes, coordinatore delle attività civili-militari. Gli ufficiali libici venivano pure invitati nella base aerea di Ramstein, sede del comando delle forze aree USA in Europa ed Africa, negli studi dell’emittente radiotelevisiva delle forze armate&nbsp;<i>AFN-Europe</i>&nbsp;di Mannheim e nella redazione del quotidiano<i>Stars and Stripes</i>&nbsp;di Kaiserslautern. Il generale William E. Ward avrebbe ricambiato il viaggio di cortesia recandosi in due occasioni a Tripoli. “Ho avuto un incontro cordiale ed amichevole con il colonnello Gheddafi con cui ho parlato del Comando USA per l’Africa”, racconterà Ward ai cronisti di&nbsp;<i>Al Musallh</i>, l’organo ufficiale delle forze armate libiche. “Sono molto contento di aver avuto il modo di trascorrere del tempo con lui per parlare di cose importanti. Abbiamo discusso su questioni relative alla sicurezza in Africa e su come possiamo lavorare insieme per raggiungere i comuni obiettivi della pace e della stabilità. Noi possiamo sostenere questi sforzi in settori come l’addestramento militare e la fornitura limitata di equipaggiamento per far crescere le capacità operative libiche”. Per il generale Ward, Tripoli potrebbe giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo delle brigate d’intervento dell’Unione africana, a cui il Dipartimento di Stato e della Difesa hanno destinato un apposito programma di assistenza, affidandone la gestione ad US Africom. “Penso che il Colonnello sia stato felice di ascoltarmi e che alla fine della conversazione abbia apprezzato le informazioni che gli ho fornito sugli obiettivi e le aspirazioni del nostro comando”, ricordava Ward su&nbsp;<i>Al Musallh</i>. Ancora uno stregone corteggiato dall’Impero.</span></p></span>            
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		  <p class="MsoNormal" align="center" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: center; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">di&nbsp;<i>Antonio Mazzeo</i></font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">&nbsp;</font></span><span style="font-family: Arial; font-size: medium; ">&nbsp;</span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Washington annuncia la propria disponibilità a cedere a Francia e Gran Bretagna la leadership nella conduzione della guerra contro la Libia ma potenzia intanto il proprio dispositivo militare nel Mediterraneo. La forza anfibia di pronto intervento&nbsp;<i>Bataan ARG</i>&nbsp;salperà entro 48 ore dalla costa atlantica degli Stati Uniti d’America per raggiungere le unità navali già impegnate nelle operazioni di bombardamento contro il regime di Gheddafi. “La task force sarà attiva sin dalla prossima settimana”, ha affermato il portavoce del comando della II Flotta della marina militare statunitense. “La Bataan ARG opererà a supporto del piano d’intervento USA ed internazionale associato alla crisi in Libia ed è preparata a condurre missioni che vanno dalla presenza navale avanzata alle operazioni di sicurezza marittima, alla cooperazione di teatro e all’assistenza umanitaria”.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Della forza di pronto intervento faranno parte la nave d’assalto&nbsp;<i>Bataan</i>, una delle unità maggiormente impegnate in questi anni nelle operazioni di guerra in Iraq, la nave da trasporto&nbsp;<i>Mesa Verde</i>&nbsp;e la portaelicotteri&nbsp;<i>Whidbey Island</i>. Le unità imbarcano complessivamente 3.200 marines, una decina di nuovi aerei multimissione a decollo verticale V-22 “Ospreys”, una ventina di elicotteri d’assalto CH-46 “Sea Knight” e CH-53E “Super Stallion” e un imprecisato numero di sofisticati sistemi missilistici e cannoni navali. Prima di salpare per il viaggio attraverso l’oceano, sulle unità della task force saranno imbarcati gli uomini e i mezzi della&nbsp;<i>22nd Marine Expeditionary Unit</i>&nbsp;di stanza nella base di Camp Lejeune, North Carolina, unità di pronto intervento più volte operativa negli scacchieri di guerra mediorientali e in Africa orientale e occidentale. Con i marines viaggeranno pure il&nbsp;<i>Tactical Air Control Squadron 22</i>&nbsp;dell’US Air Force con base a Davis-Monthan, Arizona,&nbsp;<i>l’Helicopter Sea Combat Squadron 28</i>&nbsp;della US Navy di San Diego, California e il&nbsp;<i>Fleet Surgical Team 8</i>&nbsp;di Little Creek, Virginia.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Sempre secondo il Comando della II Flotta USA, “l’installazione della forza anfibia è stata accelerata per aiutare le unità del&nbsp;<i>Kearsarge Amphibious Ready Group</i>&nbsp;che opera nel Mediterraneo dall’agosto 2010” e che è uno dei maggiori protagonisti del conflitto scatenato contro la Libia. Di questo gruppo anfibio fanno parte la nave d’assalto “Kearsarge” (1.893 marines, 27 aerei V-22, 6 elicotteri SH-60F più una serie di batterie missilistiche “Sea Sparrow” e “Rolling Airframe”), l’unità da trasporto “Ponce” (516 uomini e una dozzina di elicotteri d’assalto) e la nave da sbarco “Carter Hall” (419 marinai). A bordo sono ospitati pure l’<i>Helicopter Sea Combat Squadron 22</i>&nbsp;della United States Navy Riserve, dotato di elicotteri MH-60S “Knight Hawk” e la&nbsp;<i>26th Marine Expeditionary Unit</i>&nbsp;del corpo dei marines, che con i propri aerei a decollo verticale “AV-8B Harrier II” ha tempestato i target terrestri libici con bombe a caduta libera Mk 82 e 83 e con missili aria-superficie AGM-65 “Maverick” e AGM-88 “HARM”. Le altre unità impegnate sono la nave-comando della VI Flotta “Mount Whitney”, i cacciatorpedinieri della classe “Arleigh Burke”&nbsp;<i>Mason</i>,&nbsp;<i>Barry</i>&nbsp;e&nbsp;<i>Stout</i>&nbsp;(quest’ultimo più volte approdato a Palermo ed Augusta), armati con i sistemi a lancio verticale “ASROC” e con i micidiali missili da crociera per l’attaccato a terra “Tomahawk” con un raggio di azione di 1.700 miglia nautiche, 120 dei quali utilizzati nelle prime 24 ore di conflitto. Secondo quanto denunciato dal ricercatore Massimo Zucchetti, del Politecnico di Torino, i “Tomahawk” conterrebbero al proprio interno uranio impoverito per perforare le corazze dei mezzi blindati, con la conseguenza che si ripeta in Libia l’inquinamento radioattivo scatenato con l’intervento “umanitario” in Kosovo nel 1999.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Il Dipartimento della difesa ha schierato nel Mediterraneo pure due sottomarini a propulsione nucleare della classe “Los Angeles” (<i>Providence</i>&nbsp;e&nbsp;<i>Scranton</i>) e uno della classe “Ohio” (<i>Florida</i>), anch’essi dotati di “Tomahawk”. Alle operazioni di guerra parteciperebbe pure la portaerei nucleare&nbsp;<i>USS Enterprise,</i>&nbsp;la più lunga al mondo (393 metri, 66 caccia e un equipaggio composto da 3.500 marinai e 1.500 aviatori), dislocata da una decina di giorni nelle acque del Mar Rosso.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Sino ad oggi, il comando delle operazioni statunitensi è stato attribuito dal presidente Obama e dal segretario alla difesa Gates al generale Carter Ham, responsabile di US Africom, il comando per le operazioni USA nel continente africano basato a Stoccarda. Dal punto di vista operativo, la joint task force&nbsp;<i>Odissey Dawn</i>&nbsp;è posta sotto il comando dell’ammiraglio Samuel J. Locklear III a capo di US Naval Forces Europe and Africa (Napoli). La forza d’intervento è supportata da due componenti, una per le operazioni marittime (il comando è a bordo della nave&nbsp;<i>Mount Whitney</i>), e unaa per le operazioni aeree, con base a Ramstein (Germania). Il bombardamento contro la Libia è un vero e proprio battesimo di fuoco per Africom. Nei primi giorni di marzo, il comando statunitense aveva pure coordinato le operazioni di trasporto aereo al Cairo di oltre un migliaio di lavoratori egiziani fuggiti in Tunisia dalla Libia.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Nel corso di un briefing, il vice-ammiraglio Bill Gortney, direttore dello staff congiunto di&nbsp;<i>Odissey Dawn</i>, ha dichiarato che ai bombardamenti hanno già partecipato 15 cacciabombardieri dell’US Air Force (tre aerei invisibili B-2 “Spirit Bomber”, quattro F-15 ed otto F-16. L’alto ufficiale non ha voluto rivelare le basi da cui sarebbero partiti gli aerei, ma ha ammesso che alcuni di essi “hanno richiesto il rifornimento in volo da parte di alcuni aerei cisterna”. “Durante le loro missioni – ha specificato Gortney – tutti i velivoli da guerra hanno sganciato bombe a guida GPS”. È presumibile che buona parte dei caccia siano partiti dalla base aerea di Aviano (Pordenone), sede di due squadroni della 31esima fighter wing dell’aeronautica militare statunitense e dove - secondo fonti ufficiali del Pentagono - nella giornata del 18 marzo sono stati trasferiti cinque caccia F-18, due aerei da trasporto C-17 e un C-130 USA.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Agli attacchi contro target libici hanno poi partecipato gli AV-8B “Harrier II” del Corpo dei marines, decollati dalla nave d’assalto<i>Kearsarge</i>, i velivoli EA-18G “Growlers” dell’US Navy per la guerra elettronica e il rilevamento dei segnali radar, gli aerei-spia RC-135 “Rivet Joint”, dotati di apparecchiature per la raccolta dati e l’intelligence, e gli EC-130H “Compass Call” in grado di disturbare le comunicazioni nemiche. Sempre nel campo delle nuove tecnologie elettroniche, all’azione contro la Libia partecipano i velivoli senza pilota “Global Hawks” dell’US Air Force, operativi nella base siciliana di Sigonella dallo scorso mese di ottobre. Il Pentagono starebbe pure utilizzando altri velivoli UAV di minori dimensioni, come i “Reaper” e i “Predator”, armati con i missili per l’attacco terrestre “Hellfire”. È prevedibile, infine, che gli&nbsp;<i>Stranamore</i>&nbsp;d’oltreoceano non si lascino sfuggire l’occasione di utilizzare il territorio libico per sperimentare i nuovi caccia supersonici “per la superiorità aerea” F-22 “Raptor”, con capacità&nbsp;<i>stealth</i>. L’inferno a Tripoli e Bengasi è un’ottima vetrina per i prodotti di morte del complesso militare industriale degli Stati Uniti d’America.</font></span></p>            
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        <published>2011-03-22T12:52:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[US AFRICOM e i Marines per la guerra contro la Libia]]></title>
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		  <p class="MsoNormal" align="center" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: center; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">di&nbsp;<i>Antonio Mazzeo</i></font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">&nbsp;</font></span><span style="font-family: Arial; font-size: medium; ">&nbsp;</span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Washington annuncia la propria disponibilità a cedere a Francia e Gran Bretagna la leadership nella conduzione della guerra contro la Libia ma potenzia intanto il proprio dispositivo militare nel Mediterraneo. La forza anfibia di pronto intervento&nbsp;<i>Bataan ARG</i>&nbsp;salperà entro 48 ore dalla costa atlantica degli Stati Uniti d’America per raggiungere le unità navali già impegnate nelle operazioni di bombardamento contro il regime di Gheddafi. “La task force sarà attiva sin dalla prossima settimana”, ha affermato il portavoce del comando della II Flotta della marina militare statunitense. “La Bataan ARG opererà a supporto del piano d’intervento USA ed internazionale associato alla crisi in Libia ed è preparata a condurre missioni che vanno dalla presenza navale avanzata alle operazioni di sicurezza marittima, alla cooperazione di teatro e all’assistenza umanitaria”.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Della forza di pronto intervento faranno parte la nave d’assalto&nbsp;<i>Bataan</i>, una delle unità maggiormente impegnate in questi anni nelle operazioni di guerra in Iraq, la nave da trasporto&nbsp;<i>Mesa Verde</i>&nbsp;e la portaelicotteri&nbsp;<i>Whidbey Island</i>. Le unità imbarcano complessivamente 3.200 marines, una decina di nuovi aerei multimissione a decollo verticale V-22 “Ospreys”, una ventina di elicotteri d’assalto CH-46 “Sea Knight” e CH-53E “Super Stallion” e un imprecisato numero di sofisticati sistemi missilistici e cannoni navali. Prima di salpare per il viaggio attraverso l’oceano, sulle unità della task force saranno imbarcati gli uomini e i mezzi della&nbsp;<i>22nd Marine Expeditionary Unit</i>&nbsp;di stanza nella base di Camp Lejeune, North Carolina, unità di pronto intervento più volte operativa negli scacchieri di guerra mediorientali e in Africa orientale e occidentale. Con i marines viaggeranno pure il&nbsp;<i>Tactical Air Control Squadron 22</i>&nbsp;dell’US Air Force con base a Davis-Monthan, Arizona,&nbsp;<i>l’Helicopter Sea Combat Squadron 28</i>&nbsp;della US Navy di San Diego, California e il&nbsp;<i>Fleet Surgical Team 8</i>&nbsp;di Little Creek, Virginia.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Sempre secondo il Comando della II Flotta USA, “l’installazione della forza anfibia è stata accelerata per aiutare le unità del&nbsp;<i>Kearsarge Amphibious Ready Group</i>&nbsp;che opera nel Mediterraneo dall’agosto 2010” e che è uno dei maggiori protagonisti del conflitto scatenato contro la Libia. Di questo gruppo anfibio fanno parte la nave d’assalto “Kearsarge” (1.893 marines, 27 aerei V-22, 6 elicotteri SH-60F più una serie di batterie missilistiche “Sea Sparrow” e “Rolling Airframe”), l’unità da trasporto “Ponce” (516 uomini e una dozzina di elicotteri d’assalto) e la nave da sbarco “Carter Hall” (419 marinai). A bordo sono ospitati pure l’<i>Helicopter Sea Combat Squadron 22</i>&nbsp;della United States Navy Riserve, dotato di elicotteri MH-60S “Knight Hawk” e la&nbsp;<i>26th Marine Expeditionary Unit</i>&nbsp;del corpo dei marines, che con i propri aerei a decollo verticale “AV-8B Harrier II” ha tempestato i target terrestri libici con bombe a caduta libera Mk 82 e 83 e con missili aria-superficie AGM-65 “Maverick” e AGM-88 “HARM”. Le altre unità impegnate sono la nave-comando della VI Flotta “Mount Whitney”, i cacciatorpedinieri della classe “Arleigh Burke”&nbsp;<i>Mason</i>,&nbsp;<i>Barry</i>&nbsp;e&nbsp;<i>Stout</i>&nbsp;(quest’ultimo più volte approdato a Palermo ed Augusta), armati con i sistemi a lancio verticale “ASROC” e con i micidiali missili da crociera per l’attaccato a terra “Tomahawk” con un raggio di azione di 1.700 miglia nautiche, 120 dei quali utilizzati nelle prime 24 ore di conflitto. Secondo quanto denunciato dal ricercatore Massimo Zucchetti, del Politecnico di Torino, i “Tomahawk” conterrebbero al proprio interno uranio impoverito per perforare le corazze dei mezzi blindati, con la conseguenza che si ripeta in Libia l’inquinamento radioattivo scatenato con l’intervento “umanitario” in Kosovo nel 1999.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Il Dipartimento della difesa ha schierato nel Mediterraneo pure due sottomarini a propulsione nucleare della classe “Los Angeles” (<i>Providence</i>&nbsp;e&nbsp;<i>Scranton</i>) e uno della classe “Ohio” (<i>Florida</i>), anch’essi dotati di “Tomahawk”. Alle operazioni di guerra parteciperebbe pure la portaerei nucleare&nbsp;<i>USS Enterprise,</i>&nbsp;la più lunga al mondo (393 metri, 66 caccia e un equipaggio composto da 3.500 marinai e 1.500 aviatori), dislocata da una decina di giorni nelle acque del Mar Rosso.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Sino ad oggi, il comando delle operazioni statunitensi è stato attribuito dal presidente Obama e dal segretario alla difesa Gates al generale Carter Ham, responsabile di US Africom, il comando per le operazioni USA nel continente africano basato a Stoccarda. Dal punto di vista operativo, la joint task force&nbsp;<i>Odissey Dawn</i>&nbsp;è posta sotto il comando dell’ammiraglio Samuel J. Locklear III a capo di US Naval Forces Europe and Africa (Napoli). La forza d’intervento è supportata da due componenti, una per le operazioni marittime (il comando è a bordo della nave&nbsp;<i>Mount Whitney</i>), e unaa per le operazioni aeree, con base a Ramstein (Germania). Il bombardamento contro la Libia è un vero e proprio battesimo di fuoco per Africom. Nei primi giorni di marzo, il comando statunitense aveva pure coordinato le operazioni di trasporto aereo al Cairo di oltre un migliaio di lavoratori egiziani fuggiti in Tunisia dalla Libia.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Nel corso di un briefing, il vice-ammiraglio Bill Gortney, direttore dello staff congiunto di&nbsp;<i>Odissey Dawn</i>, ha dichiarato che ai bombardamenti hanno già partecipato 15 cacciabombardieri dell’US Air Force (tre aerei invisibili B-2 “Spirit Bomber”, quattro F-15 ed otto F-16. L’alto ufficiale non ha voluto rivelare le basi da cui sarebbero partiti gli aerei, ma ha ammesso che alcuni di essi “hanno richiesto il rifornimento in volo da parte di alcuni aerei cisterna”. “Durante le loro missioni – ha specificato Gortney – tutti i velivoli da guerra hanno sganciato bombe a guida GPS”. È presumibile che buona parte dei caccia siano partiti dalla base aerea di Aviano (Pordenone), sede di due squadroni della 31esima fighter wing dell’aeronautica militare statunitense e dove - secondo fonti ufficiali del Pentagono - nella giornata del 18 marzo sono stati trasferiti cinque caccia F-18, due aerei da trasporto C-17 e un C-130 USA.</font></span></p><div style="font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "></div><p class="MsoNormal" style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; "><span style="font-family: Arial; "><font size="3">Agli attacchi contro target libici hanno poi partecipato gli AV-8B “Harrier II” del Corpo dei marines, decollati dalla nave d’assalto<i>Kearsarge</i>, i velivoli EA-18G “Growlers” dell’US Navy per la guerra elettronica e il rilevamento dei segnali radar, gli aerei-spia RC-135 “Rivet Joint”, dotati di apparecchiature per la raccolta dati e l’intelligence, e gli EC-130H “Compass Call” in grado di disturbare le comunicazioni nemiche. Sempre nel campo delle nuove tecnologie elettroniche, all’azione contro la Libia partecipano i velivoli senza pilota “Global Hawks” dell’US Air Force, operativi nella base siciliana di Sigonella dallo scorso mese di ottobre. Il Pentagono starebbe pure utilizzando altri velivoli UAV di minori dimensioni, come i “Reaper” e i “Predator”, armati con i missili per l’attacco terrestre “Hellfire”. È prevedibile, infine, che gli&nbsp;<i>Stranamore</i>&nbsp;d’oltreoceano non si lascino sfuggire l’occasione di utilizzare il territorio libico per sperimentare i nuovi caccia supersonici “per la superiorità aerea” F-22 “Raptor”, con capacità&nbsp;<i>stealth</i>. L’inferno a Tripoli e Bengasi è un’ottima vetrina per i prodotti di morte del complesso militare industriale degli Stati Uniti d’America.</font></span></p>            
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        <published>2011-03-22T12:52:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Coma Italia]]></title>
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		  <p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Svegliati, esci dal coma, tocca i capelli<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">perché li hai ancora e pensa!, sono i tuoi,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">tu non li hai tinti per parere un’altra<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">in un’orgiastica sub-modernità,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">gli occhi forse appena cisposi<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">dopo un lungo sonno, ma un attimo<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">e vedrai il bianco,il rosso e il verde,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">ti desterai, il cerume sparirà d’incanto<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">e ascolterai un inno così anacronistico<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">da sembrare nostro, al servizio del tempo.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Libera le mani, hanno tanto da fare,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">libera i piedi, riprendi a camminare,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">fiuta il destino come un animale<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">e infallibile quasi come il Papa<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">sentirai che c’è ancora, ed è in attesa.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Esci dal coma, Italia, sveglia gli<span style="mso-spacerun:yes">&nbsp; </span>italiani,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">riscopri i cinque sensi e i tre colori,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">inciso sulle targhe di un’unica memoria<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">cerca il popolo che sei stata, che eri,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">oggi tradotto anche nella rima<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">da una colata di vergogna e di giornata<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">in corti di servi ladri fattucchieri.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Un popolo ormai tremendamente impopolare,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">niente di nobile, tutto da arrangiare,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">che singhiozza di democrazia e costituzione<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">da un letto di dolore e di livore ,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">mentre gli viene detto che sta bene<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">da chi ormai -dovrebbe essere chiaro-<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">ha preso a ragionare con il pene.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">E allora fallo sì tu al posto del Margravio,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">ma fallo oggi, senza <span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;</span>più rimandare<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">dico di svegliarti, per ritornare eretta<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">midollo che scorre nella spina dorsale,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">per ricordare/guardare/camminare<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">perché il male è troppo avanzato<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">e il rischio ora non è che tu muoia,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Paese unito o disunito, comunque in agonia<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">proprio lungo le stesse vie<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">in cui una volta, Italia, cantavi l’allegria.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Il rischio è quello di un risveglio differente<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">di me, di te, di noi fronte a uno specchio<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">che ci ridia diversi connotati,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">post-italiani assolti o condannati,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">aggrumati e mollicci nel recinto del niente.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Con l’alibi di urlare troppo tardi<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">magari in gita sotto storici balconi,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">quasi che il coma non avesse leso<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">l’identità di un popolo di eroi<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">che regredendo<span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;</span>nella mediocrità<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">è sprofondato in un letargo da coglioni.<o:p></o:p></span></p>
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        <published>2011-03-18T09:56:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Coma Italia]]></title>
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          <![CDATA[
		  <p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Svegliati, esci dal coma, tocca i capelli<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">perché li hai ancora e pensa!, sono i tuoi,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">tu non li hai tinti per parere un’altra<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">in un’orgiastica sub-modernità,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">gli occhi forse appena cisposi<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">dopo un lungo sonno, ma un attimo<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">e vedrai il bianco,il rosso e il verde,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">ti desterai, il cerume sparirà d’incanto<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">e ascolterai un inno così anacronistico<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">da sembrare nostro, al servizio del tempo.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Libera le mani, hanno tanto da fare,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">libera i piedi, riprendi a camminare,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">fiuta il destino come un animale<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">e infallibile quasi come il Papa<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">sentirai che c’è ancora, ed è in attesa.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Esci dal coma, Italia, sveglia gli<span style="mso-spacerun:yes">&nbsp; </span>italiani,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">riscopri i cinque sensi e i tre colori,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">inciso sulle targhe di un’unica memoria<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">cerca il popolo che sei stata, che eri,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">oggi tradotto anche nella rima<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">da una colata di vergogna e di giornata<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">in corti di servi ladri fattucchieri.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Un popolo ormai tremendamente impopolare,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">niente di nobile, tutto da arrangiare,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">che singhiozza di democrazia e costituzione<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">da un letto di dolore e di livore ,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">mentre gli viene detto che sta bene<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">da chi ormai -dovrebbe essere chiaro-<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">ha preso a ragionare con il pene.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">E allora fallo sì tu al posto del Margravio,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">ma fallo oggi, senza <span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;</span>più rimandare<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">dico di svegliarti, per ritornare eretta<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">midollo che scorre nella spina dorsale,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">per ricordare/guardare/camminare<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">perché il male è troppo avanzato<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">e il rischio ora non è che tu muoia,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Paese unito o disunito, comunque in agonia<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">proprio lungo le stesse vie<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">in cui una volta, Italia, cantavi l’allegria.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Il rischio è quello di un risveglio differente<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">di me, di te, di noi fronte a uno specchio<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">che ci ridia diversi connotati,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">post-italiani assolti o condannati,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">aggrumati e mollicci nel recinto del niente.<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">Con l’alibi di urlare troppo tardi<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">magari in gita sotto storici balconi,<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">quasi che il coma non avesse leso<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">l’identità di un popolo di eroi<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">che regredendo<span style="mso-spacerun:yes">&nbsp;</span>nella mediocrità<o:p></o:p></span></p><p class="MsoNormal" align="center" style="text-align:center"><span style="font-size:20.0pt">è sprofondato in un letargo da coglioni.<o:p></o:p></span></p>
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        <published>2011-03-18T09:56:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[La prescrizione per Calciopoli è una condanna per tutti e non un vantaggio per Moggi]]></title>
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          <![CDATA[
		  <div style="text-align: justify;"><meta charset="utf-8"><span style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: tahoma, helvetica; line-height: 19px; ">Ho parlato spesso di Moggiopoli, neologismo facilotto da me coniato all’indomani dello scoppio dello scandalo del calcio, inizio maggio 2006, e poi immediatamente volto in Calciopoli, e quindi in questi anni tradotto in Farsopoli per la piega presa dagli eventi in Tribunale, a Napoli.&nbsp;<br><br><b>Di questo scandalo, oltre a dirne “da solo” nei miei commenti al Tg3&nbsp;</b>per due anni prima della mia espulsione manu militari nel settembre 2010 con una censura da cavallo, ho scritto più volte qui in questo ultimo anno e mezzo (cfr. l’archivio), sul “Fatto” cui collaboro, e in precedenza, tra il 2006 e il 2008, su “l’Unità”. Ma di scandali calcistici e paracalcistici ho scritto sia pure a periodi per tutta la vita/carriera. Ci torno qui per un grido d’allarme.<br><br><b>Pare che ci sia il rischio forte della prescrizione per tale processo</b>, che è attualmente a giudizio di un collegio presieduto dal giudice Teresa Casoria. Il rischio, già formidabile per tutti gli impiastri del cosiddetto “processo breve” che si sta facendo di tutto per far passare in Parlamento per i noti motivi (con il processo breve, prescrizioni a gogò e indovinate a partire da chi, le iniziali sono S. e B.), è da ieri salito al quadrato e oggetto di altra analisi.<br><br><b>I due pubblici ministeri, Narducci e Capuano</b>, hanno infatti ricusato per la seconda volta la Casoria. Quindi l’accusa nei confronti di Moggi e compagnia non ritiene che questo collegio possa giudicare con serenità nell’occasione per una serie di risvolti tutti interni al Tribunale di Napoli, ai rapporti tra giudici, ad esposti presso il Consiglio Superiore della Magistratura: tutto materiale che vi risparmio per non farvi venire il mal di testa.&nbsp;<br><br><b>Partiamo invece da considerazioni logiche e logistiche</b>. Qualunque sia il motivo di questa ricusazione (già la seconda), se venisse accolta ovviamente ci sarebbe bisogno di un altro collegio. Tradotto in termini cronologici, si andrebbe certamente alla prescrizione di tutti, da Moggi alla caterva di imputati, arbitri, dirigenti ecc.<br>Direte: che fortuna, per Moggi e gli altri alla sbarra. Rispondo: sarebbe una vera sciagura perché la prescrizione nei confronti degli imputati verrebbe comunque spacciata dalla stampa e percepita e ricevuta dall’opinione pubblica come una “mancata condanna”. E siccome la giustizia sportiva nel 2006 ha già fatto strame del diritto calcistico con quelle sentenze poi apparse alla luce degli sviluppi delle “favole mirate”, è evidente il tipo di messaggio che ne scaturirebbe. Condannati dagli organi interni (su cui invece bisognerebbe investigare fino in fondo per capire e spiegare come e quanto dipendano da quello stesso potere calcistico e sportivo implicato nello scandalo, un’autentica palude nella più generale Palude Italia), prescritti dalla giustizia ordinaria: si chiuda dunque e finalmente questo “brutto capitolo del calcio italiano” con dei colpevoli perfetti e dimostrati anche se solo parzialmente (mentre la questione arbitrale si ripropone puntuale ogni domenica).<br><br><b>Quindi un disastro: verrebbe fatto un torto alla verità o alla ricerca della verità</b>, che siano colpevoli o innocenti gli imputati, e che ve ne siano altri in ballo non ancora imputati ma che potrebbero diventarlo. Le intercettazioni telefoniche dell’ex maggiore Auricchio scelte ad hoc (da chi?da lui?da altri?) prima del processo di Napoli e “buone” strumentalmente per il processo sportivo, si sono allargate infatti a dismisura chiamando in causa il potere calcistico nelle sue varie forme: sentire quelle telefonate, non solo le prime ma anche le molte altre, rende l’idea da un lato di che cosa sia il pallone oggi, dall’altro di come con Moggi si sia cercato e trovato truffaldinamente un unico capro espiatorio comprensivo di un’associazione a delinquere con designatori ed arbitri a Napoli ancora lontanissima dall’essere dimostrata. Quindi vorrei dei bei confronti tra la versione di Moggi e quella di Moratti, per esempio, lasciando quella di Barney alla letteratura e al cinema…e non la prescrizione che tutto avvolge nella nebbia.<br><br><b>Cari Narducci e Capuano, pubblici ministeri che stimo&nbsp;</b>fino a prova contraria e dai quali sono stimato (ricordo una loro intervista- di Narducci con Beatrice- a “L’Espresso”), devo immaginare che non vogliate tutto questo e che se il processo dovesse dimostrare la fragilità dell’impianto accusatorio, come scrivono quelli che hanno studiato, come magistrati potreste e dovreste battervi in appello per dimostrare la bontà delle accuse. La prescrizione così raffazzonata invece è una ferita per tutti, non un vantaggio per Moggi. E’ tanto difficile da capire ? E’ civiltà giuridica tutto ciò ? Secondo me, non difendendo nessuno se non la ricerca della verità, sarebbe proprio l’esatto contrario.</span></div>            
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        <published>2011-03-09T13:49:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[La prescrizione per Calciopoli è una condanna per tutti e non un vantaggio per Moggi]]></title>
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          <![CDATA[
		  <div style="text-align: justify;"><meta charset="utf-8"><span style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: tahoma, helvetica; line-height: 19px; ">Ho parlato spesso di Moggiopoli, neologismo facilotto da me coniato all’indomani dello scoppio dello scandalo del calcio, inizio maggio 2006, e poi immediatamente volto in Calciopoli, e quindi in questi anni tradotto in Farsopoli per la piega presa dagli eventi in Tribunale, a Napoli.&nbsp;<br><br><b>Di questo scandalo, oltre a dirne “da solo” nei miei commenti al Tg3&nbsp;</b>per due anni prima della mia espulsione manu militari nel settembre 2010 con una censura da cavallo, ho scritto più volte qui in questo ultimo anno e mezzo (cfr. l’archivio), sul “Fatto” cui collaboro, e in precedenza, tra il 2006 e il 2008, su “l’Unità”. Ma di scandali calcistici e paracalcistici ho scritto sia pure a periodi per tutta la vita/carriera. Ci torno qui per un grido d’allarme.<br><br><b>Pare che ci sia il rischio forte della prescrizione per tale processo</b>, che è attualmente a giudizio di un collegio presieduto dal giudice Teresa Casoria. Il rischio, già formidabile per tutti gli impiastri del cosiddetto “processo breve” che si sta facendo di tutto per far passare in Parlamento per i noti motivi (con il processo breve, prescrizioni a gogò e indovinate a partire da chi, le iniziali sono S. e B.), è da ieri salito al quadrato e oggetto di altra analisi.<br><br><b>I due pubblici ministeri, Narducci e Capuano</b>, hanno infatti ricusato per la seconda volta la Casoria. Quindi l’accusa nei confronti di Moggi e compagnia non ritiene che questo collegio possa giudicare con serenità nell’occasione per una serie di risvolti tutti interni al Tribunale di Napoli, ai rapporti tra giudici, ad esposti presso il Consiglio Superiore della Magistratura: tutto materiale che vi risparmio per non farvi venire il mal di testa.&nbsp;<br><br><b>Partiamo invece da considerazioni logiche e logistiche</b>. Qualunque sia il motivo di questa ricusazione (già la seconda), se venisse accolta ovviamente ci sarebbe bisogno di un altro collegio. Tradotto in termini cronologici, si andrebbe certamente alla prescrizione di tutti, da Moggi alla caterva di imputati, arbitri, dirigenti ecc.<br>Direte: che fortuna, per Moggi e gli altri alla sbarra. Rispondo: sarebbe una vera sciagura perché la prescrizione nei confronti degli imputati verrebbe comunque spacciata dalla stampa e percepita e ricevuta dall’opinione pubblica come una “mancata condanna”. E siccome la giustizia sportiva nel 2006 ha già fatto strame del diritto calcistico con quelle sentenze poi apparse alla luce degli sviluppi delle “favole mirate”, è evidente il tipo di messaggio che ne scaturirebbe. Condannati dagli organi interni (su cui invece bisognerebbe investigare fino in fondo per capire e spiegare come e quanto dipendano da quello stesso potere calcistico e sportivo implicato nello scandalo, un’autentica palude nella più generale Palude Italia), prescritti dalla giustizia ordinaria: si chiuda dunque e finalmente questo “brutto capitolo del calcio italiano” con dei colpevoli perfetti e dimostrati anche se solo parzialmente (mentre la questione arbitrale si ripropone puntuale ogni domenica).<br><br><b>Quindi un disastro: verrebbe fatto un torto alla verità o alla ricerca della verità</b>, che siano colpevoli o innocenti gli imputati, e che ve ne siano altri in ballo non ancora imputati ma che potrebbero diventarlo. Le intercettazioni telefoniche dell’ex maggiore Auricchio scelte ad hoc (da chi?da lui?da altri?) prima del processo di Napoli e “buone” strumentalmente per il processo sportivo, si sono allargate infatti a dismisura chiamando in causa il potere calcistico nelle sue varie forme: sentire quelle telefonate, non solo le prime ma anche le molte altre, rende l’idea da un lato di che cosa sia il pallone oggi, dall’altro di come con Moggi si sia cercato e trovato truffaldinamente un unico capro espiatorio comprensivo di un’associazione a delinquere con designatori ed arbitri a Napoli ancora lontanissima dall’essere dimostrata. Quindi vorrei dei bei confronti tra la versione di Moggi e quella di Moratti, per esempio, lasciando quella di Barney alla letteratura e al cinema…e non la prescrizione che tutto avvolge nella nebbia.<br><br><b>Cari Narducci e Capuano, pubblici ministeri che stimo&nbsp;</b>fino a prova contraria e dai quali sono stimato (ricordo una loro intervista- di Narducci con Beatrice- a “L’Espresso”), devo immaginare che non vogliate tutto questo e che se il processo dovesse dimostrare la fragilità dell’impianto accusatorio, come scrivono quelli che hanno studiato, come magistrati potreste e dovreste battervi in appello per dimostrare la bontà delle accuse. La prescrizione così raffazzonata invece è una ferita per tutti, non un vantaggio per Moggi. E’ tanto difficile da capire ? E’ civiltà giuridica tutto ciò ? Secondo me, non difendendo nessuno se non la ricerca della verità, sarebbe proprio l’esatto contrario.</span></div>            
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        <title type="html"><![CDATA[Varato il piano per deportare duemila rifugiati a Mineo ]]></title>
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		  <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=UTF-8"><meta http-equiv="Content-Style-Type" content="text/css"><title></title><meta name="Generator" content="Cocoa HTML Writer"><meta name="CocoaVersion" content="1038.35"><style type="text/css">p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: center; font: 12.0px Arial}p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px 'Trebuchet MS'; min-height: 14.0px}p.p3 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Arial}p.p4 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Arial}td.td1 {width: 972.0px}</style><table cellspacing="0" cellpadding="0"><tbody><tr><td valign="top" class="td1"><p class="p1">&nbsp;di <i>Antonio Mazzeo</i></p><p class="p2"><br></p><p class="p1"><b>&nbsp;</b></p><p class="p2"><br></p><p class="p3">&nbsp;</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Tra meno di una settimana l’ex villaggio dei militari USA di Mineo (Catania), di proprietà privata, sarà trasformato in un grande centro detentivo per gli oltre 2.000 richiedenti asilo ospitati sino ad oggi nei CARA (Centri di accoglienza richiedenti asilo) sparsi sul territorio nazionale. Il “piano d’emergenza” varato dal ministro Maroni prevede che negli ex CARA vengano smistati i cittadini stranieri in fuga dalla Libia e che in caso di esodi massicci dal nord Africa i prefetti possano “requisire residence o altre strutture abitative” da convertire in “centri per migranti”. “Il potere di requisizione sarà in capo al Commissario straordinario per l’emergenza immigrati, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, ma si tratterà comunque di uno strumento provvisorio e limitato nel tempo”, riferiscono al Viminale. Ben altra durata avrà invece il supercentro di Mineo, eufemisticamente denominato “Villaggio della solidarietà”, che nelle intenzioni del governo farà da “modello di eccellenza in Europa nell’accoglienza dei richiedenti asilo”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Le deportazioni avverranno con “gradualità, in modo che non ci siano contraccolpi per il territorio”, come annunciato dal presidente della provincia di Catania, Giuseppe Castiglione (coordinatore regionale del Pdl), grande sostenitore del <i>piano Mineo</i>. “L’avvio del progetto – spiega Castiglione – sarà accompagnato da un <i>Patto per la sicurezza</i> sottoscritto da tutti i sindaci della zona e dal ministero dell’Interno per definire quali misure attuare non solo all’interno del villaggio, ma su tutto il territorio interessato, attraverso la realizzazione di sistemi integrati di videosorveglianza e il potenziamento dei mezzi, delle strutture e dei presidi esistenti e degli uomini delle forze dell’ordine”. Il ministro della difesa La Russa non ha perso tempo e ha ordinato intanto il trasferimento nella provincia di Catania di 60 militari dell’Arma dei carabinieri per “incrementare la sicurezza nei comuni interessati dall’emergenza profughi”. I primi uomini, ovviamente, hanno raggiunto la locale stazione di Mineo comandata&nbsp; dal maresciallo Domenico Polifrone.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Nonostante l’apparato sicuritario ordinato dal governo per presidiare il nuovo villaggio-prigione, il presidente Castiglione enfatizza le offerte “d’integrazione sociale” che saranno avviate a Mineo: “Secondo il progetto del ministro Maroni, il Centro prevedrà al suo interno assistenza sanitaria e attività di formazione e mediazione linguistica, nella scommessa di renderlo una realtà pilota e d’avanguardia. Tutto ciò con il coinvolgimento delle cooperative sociali del territorio e dell’indotto locale”. In verità, l’intenzione sarebbe quella di affidare la gestione alla Croce Rossa Italiana, con trattativa d’urgenza e senza l’indizione di una gara come invece fatto in passato nei CARA. Un business, quello dell’“accoglienza”, che sta suscitando appetiti a destra e manca. Conti alla mano, i 45-50 euro al giorno in budget per ogni richiedente asilo, moltiplicati per i 2.000 “ospiti” di Mineo comporteranno introiti per circa 3 milioni di euro al mese, più il canone che il governo verserà alla Pizzarotti S.p.A., la società di Parma proprietaria del villaggio, che dal Dipartimento della difesa statunitense riceveva per l’affitto delle 404 villette, 8,5 milioni di dollari all’anno. Nel piccolo centro siciliano è già sorto il <i>Comitato “Pro – Residence della Solidarietà”, </i>promosso dalla locale sezione UIL e dalla cooperativa sociale Sol.Calatino S.C.S.. “Nel residence saranno impiegati almeno 300 operatori sociali per le attività di accoglienza ed integrazione e le imprese locali troveranno spazio nella fornitura dei beni dei servizi, con una evidente ricaduta positiva sull’economia locale”, annunciano in un manifesto affisso in città. “A tal proposito chiediamo all’amministrazione comunale di sostenere la sperimentazione del progetto istitutivo del CARA, legandolo alla programmazione sociale del territorio attraverso il <i>Patto territoriale dell’economia sociale</i> <i>del Calatino Sud - Simeto</i>, favorendo l’inserimento lavorativo dei cittadini di Mineo”. Il Patto territoriale - finanziato dall’Unione europea - vede come una degli attori proprio Sol. Calatino, filiazione locale del potentissimo consorzio Sol.Co di Catania, uno dei più grandi di tutta la Sicilia con 140 cooperative, che dopo la decisione di Washington di abbandonare Mineo aveva espresso l’interesse a insediare nel residence “un’agenzia di inclusione sociale in cui poter accogliere le persone che si trovano in un momento difficile”. I rifugiati, appunto.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Nonostante l’appello della coop, solo 10 sindaci del comprensorio su 15 si sono dichiarati favorevoli al piano di confino dei richiedenti asilo. I comuni di Castel di Iudica, Caltagirone, Grammichele, Ramacca e Mineo hanno invece ribadito la loro avversione con una lettera inviata al ministro Maroni. “Il <i>modello Mineo – </i>scrivono i 5 sindaci <i>-</i> non risponde all’idea che abbiamo consapevolmente maturato, sulla scorta dell’esperienza di effettiva integrazione portata avanti nelle nostre comunità. Non ci piace che almeno duemila persone vengano deportate in un luogo senza i necessari presidi e senza vere opportunità di inclusione, in una condizione di segregazione che potrebbe preludere da un lato a rivolte sociali, dall’altro indurre alcuni di loro, a fronte di una stragrande maggioranza pacifica e ispirata alle migliori intenzioni, a mettere a dura prova le condizioni di sicurezza del territorio”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">“Il governo - continua la lettera – dovrebbe rendersi conto che, al di là delle buone intenzioni, al <i>Residence degli Aranci</i> si rischia di innescare una bomba sociale dalle enormi proporzioni, a scapito dei rifugiati stessi, delle nostre popolazioni e di quanto esse hanno sin qui realizzato per un’accoglienza sostenibile ed efficace”. Dichiarandosi disponibili ad accogliere sino a 400 immigrati, i sindaci concludono che la “vera accoglienza si costruisce solo dentro un tessuto di relazioni e una rete diffusa di servizi che aiuti gli immigrati a inserirsi, per piccoli gruppi, nelle comunità e rappresenti per loro e per le professionalità che si trovano numerose e qualificate nel nostro territorio, un’effettiva opportunità”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Forte preoccupazione per l’apertura del centro è stata espressa in diverse occasioni pure da Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite. “Si tratterebbe di trasferire dagli otto centri per richiedenti asilo coloro che già sono dentro, di ogni nazionalità, dagli afgani, agli eritrei, ai somali, un gran numero di persone tutte in uno stesso centro, con i problemi che questo porrebbe”, ha dichiarato la Boldrini. “Si verrebbe a sradicare così il sistema d’asilo che, con tutti i suoi limiti, sta funzionando bene”. Dello stesso avviso anche il <i>Tavolo Asilo</i> composto da diverse associazioni nazionali (Acli, Arci, Asgi, Casa dei diritti sociali, Centro Astalli, Cir, Comunità S. Egidio, Fcei, Senza Confine). “Tale misura, che minerebbe alle fondamenta il buon funzionamento del sistema asilo costruito faticosamente nel corso degli ultimi anni, non appare conforme alle vigenti normative sulle procedure di esame delle domande di asilo, neppure alla luce della decretazione d’urgenza”, afferma il <i>Tavolo</i>. “Va evitata un’applicazione generalizzata di misure di detenzione, specie se arbitrarie, a chi chiede protezione poiché ciò stravolgerebbe il principio fondamentale del diritto ad un’accoglienza in condizioni di libertà. In particolare va evitato di ricorrere solo o prevalentemente a strutture di grandi dimensioni, poiché l’esperienza ha ampiamente dimostrato come la loro gestione risulti assai costosa e comprometta in partenza una buona relazione con il territorio. Vi sono invece tutte le condizioni per privilegiare un’accoglienza diffusa, facilmente attivabile in tempi brevi e a costi contenuti anche ricorrendo alle esperienze già consolidate nel sistema degli oltre 130 comuni italiani aderenti allo SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati)”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Contro il piano di deportazione, l’1 marzo si è tenuta una manifestazione di fronte ai cancelli dell’ex villaggio USA, presenti i rappresentanti catanesi di Arci, Centro popolare Experia, Cobas, Coordinamento immigrati contro la sanatoria truffa, LILA, Officina Rebelde, Red Militant, Rete Antirazzista e Rifondazione comunista. Per Alfonso Di Stefano della Rete Antirazzista, non ci sono dubbi che a Mineo opererà “l’ennesimo centro di detenzione per persone che non hanno commesso alcun reato”. “Nel residence sono venuti fuori negli ultimi giorni muri e recinzioni, costruiti da una ditta ignota che si è guardata bene ad esporre i cartelli sui lavori come previsto dalla legge”, denuncia Di Stefano. “La scelta del governo, nella sua logica segregazionista, è diametralmente opposta all’esemplare esperienza di Riace, dove l’associazione Città futura accoglie centinaia di rifugiati in un paese con meno di 2.000 abitanti dimostrando che valorizzare la solidarietà come risorsa per lo sviluppo locale è possibile e che l’accoglienza è molto più economica della crescente militarizzazione dei territori e delle coste”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Sulle funzioni decisamente detentive che saranno assunte dal centro di Mineo è intervenuto il giurista Fulvio Vassallo Paleologo dell’Università di Palermo. “Se fosse un vero centro di accoglienza non ci sarebbe bisogno dello schieramento militare e dei cordoni di polizia”, spiega il docente. “Appare evidente che il governo vuole sfruttare questa ennesima emergenza per trasformare il regime del trattamento dei richiedenti asilo, che in base alle direttive comunitarie ed al nostro ordinamento interno, non possono essere trattenuti in un centro chiuso. Inoltre è alto il rischio che il governo deporti da un centro all’altro, per tutta l’Italia, coloro che sono già in regime di accoglienza e che questo spezzi i legami di integrazione già costruiti ed abbatta le possibilità di presentare ricorsi contro i dinieghi di status”. Per Fulvio Vassallo Paleologo si dovrebbe invece applicare a coloro che fuggono dal Maghreb gli istituti della protezione umanitaria previsti dall’ordinamento e la normativa sull’accoglienza dei profughi nel caso di afflussi di massa, “in base all’art. 20 del T.U. 286 del 1998 sull’immigrazione”. Norme inapplicate così come non è mai stata attivata fino ad oggi la direttiva 2001/55 dell’Unione europea sulla “protezione temporanea”. Come rilevato da Michele Cercone, portavoce della Commissaria europea per gli affari interni, Cecilia Malmstrom, la direttiva “prevede la concessione, su proposta della Commissione e con approvazione a maggioranza qualificata da parte del Consiglio, dello status di rifugiato per un periodo di tempo limitato a persone che fuggono da paesi in cui la loro vita sarebbe a repentaglio in caso di ritorno”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">“In verità non c’è ancora una idea chiara né da parte del governo nazionale né da quelli locali sul modo in cui vogliono realmente affrontare l’accoglienza”, commenta la sociologa delle migrazioni Tania Poguish. “L’arrivo in Italia viene ancora gestito con lo stesso meccanismo di repressione e smistamento di <i>esseri umani</i>. Dei giovani migranti giunti a Lampedusa si vuol confezionare un bel <i>pacco</i> da rispedire indietro appena si calmano le acque. Dopo i buoni propositi annunciati dal ministro Maroni sui migranti che potevano essere accolti nel residence di Mineo si è finalmente scoperta: i richiedenti asilo che godrebbero di questo privilegio sono quei giovani che hanno avuto la fortuna di raggiungere la sponda europea prima della politica feroce del respingimento in mare e sono riusciti a fare richiesta di asilo nella frontiera Lampedusa. Questi giovani hanno un altro passato e percorso personale da raccontare e sono sicuramente stati violati nel loro diritto umano di rifugiato riconosciuto, ma nello stesso tempo non garantito secondo le leggi internazionali, che paesi come Germania e Francia rispettano garantendo assistenza sociale e sanitaria”. Per la sociologa siciliana, spetta al mondo dell’associazionismo proporre “non il tavolo sulla solita pietistica accoglienza, ma un’alleanza con quei giovani della sponda sud del Mediterraneo che si sono ribellati al nuovo ordine mondiale e con i quali si può costruire il Mediterraneo della crescita culturale e sociale che include e non crea <i>non persone</i>”.</p><p class="p2"><br></p></td></tr></tbody></table>&nbsp;            
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Ben altra durata avrà invece il supercentro di Mineo, eufemisticamente denominato “Villaggio della solidarietà”, che nelle intenzioni del governo farà da “modello di eccellenza in Europa nell’accoglienza dei richiedenti asilo”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Le deportazioni avverranno con “gradualità, in modo che non ci siano contraccolpi per il territorio”, come annunciato dal presidente della provincia di Catania, Giuseppe Castiglione (coordinatore regionale del Pdl), grande sostenitore del <i>piano Mineo</i>. “L’avvio del progetto – spiega Castiglione – sarà accompagnato da un <i>Patto per la sicurezza</i> sottoscritto da tutti i sindaci della zona e dal ministero dell’Interno per definire quali misure attuare non solo all’interno del villaggio, ma su tutto il territorio interessato, attraverso la realizzazione di sistemi integrati di videosorveglianza e il potenziamento dei mezzi, delle strutture e dei presidi esistenti e degli uomini delle forze dell’ordine”. 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Non ci piace che almeno duemila persone vengano deportate in un luogo senza i necessari presidi e senza vere opportunità di inclusione, in una condizione di segregazione che potrebbe preludere da un lato a rivolte sociali, dall’altro indurre alcuni di loro, a fronte di una stragrande maggioranza pacifica e ispirata alle migliori intenzioni, a mettere a dura prova le condizioni di sicurezza del territorio”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">“Il governo - continua la lettera – dovrebbe rendersi conto che, al di là delle buone intenzioni, al <i>Residence degli Aranci</i> si rischia di innescare una bomba sociale dalle enormi proporzioni, a scapito dei rifugiati stessi, delle nostre popolazioni e di quanto esse hanno sin qui realizzato per un’accoglienza sostenibile ed efficace”. 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Dello stesso avviso anche il <i>Tavolo Asilo</i> composto da diverse associazioni nazionali (Acli, Arci, Asgi, Casa dei diritti sociali, Centro Astalli, Cir, Comunità S. Egidio, Fcei, Senza Confine). “Tale misura, che minerebbe alle fondamenta il buon funzionamento del sistema asilo costruito faticosamente nel corso degli ultimi anni, non appare conforme alle vigenti normative sulle procedure di esame delle domande di asilo, neppure alla luce della decretazione d’urgenza”, afferma il <i>Tavolo</i>. “Va evitata un’applicazione generalizzata di misure di detenzione, specie se arbitrarie, a chi chiede protezione poiché ciò stravolgerebbe il principio fondamentale del diritto ad un’accoglienza in condizioni di libertà. In particolare va evitato di ricorrere solo o prevalentemente a strutture di grandi dimensioni, poiché l’esperienza ha ampiamente dimostrato come la loro gestione risulti assai costosa e comprometta in partenza una buona relazione con il territorio. Vi sono invece tutte le condizioni per privilegiare un’accoglienza diffusa, facilmente attivabile in tempi brevi e a costi contenuti anche ricorrendo alle esperienze già consolidate nel sistema degli oltre 130 comuni italiani aderenti allo SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati)”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Contro il piano di deportazione, l’1 marzo si è tenuta una manifestazione di fronte ai cancelli dell’ex villaggio USA, presenti i rappresentanti catanesi di Arci, Centro popolare Experia, Cobas, Coordinamento immigrati contro la sanatoria truffa, LILA, Officina Rebelde, Red Militant, Rete Antirazzista e Rifondazione comunista. Per Alfonso Di Stefano della Rete Antirazzista, non ci sono dubbi che a Mineo opererà “l’ennesimo centro di detenzione per persone che non hanno commesso alcun reato”. “Nel residence sono venuti fuori negli ultimi giorni muri e recinzioni, costruiti da una ditta ignota che si è guardata bene ad esporre i cartelli sui lavori come previsto dalla legge”, denuncia Di Stefano. “La scelta del governo, nella sua logica segregazionista, è diametralmente opposta all’esemplare esperienza di Riace, dove l’associazione Città futura accoglie centinaia di rifugiati in un paese con meno di 2.000 abitanti dimostrando che valorizzare la solidarietà come risorsa per lo sviluppo locale è possibile e che l’accoglienza è molto più economica della crescente militarizzazione dei territori e delle coste”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">Sulle funzioni decisamente detentive che saranno assunte dal centro di Mineo è intervenuto il giurista Fulvio Vassallo Paleologo dell’Università di Palermo. “Se fosse un vero centro di accoglienza non ci sarebbe bisogno dello schieramento militare e dei cordoni di polizia”, spiega il docente. “Appare evidente che il governo vuole sfruttare questa ennesima emergenza per trasformare il regime del trattamento dei richiedenti asilo, che in base alle direttive comunitarie ed al nostro ordinamento interno, non possono essere trattenuti in un centro chiuso. Inoltre è alto il rischio che il governo deporti da un centro all’altro, per tutta l’Italia, coloro che sono già in regime di accoglienza e che questo spezzi i legami di integrazione già costruiti ed abbatta le possibilità di presentare ricorsi contro i dinieghi di status”. Per Fulvio Vassallo Paleologo si dovrebbe invece applicare a coloro che fuggono dal Maghreb gli istituti della protezione umanitaria previsti dall’ordinamento e la normativa sull’accoglienza dei profughi nel caso di afflussi di massa, “in base all’art. 20 del T.U. 286 del 1998 sull’immigrazione”. Norme inapplicate così come non è mai stata attivata fino ad oggi la direttiva 2001/55 dell’Unione europea sulla “protezione temporanea”. Come rilevato da Michele Cercone, portavoce della Commissaria europea per gli affari interni, Cecilia Malmstrom, la direttiva “prevede la concessione, su proposta della Commissione e con approvazione a maggioranza qualificata da parte del Consiglio, dello status di rifugiato per un periodo di tempo limitato a persone che fuggono da paesi in cui la loro vita sarebbe a repentaglio in caso di ritorno”.</p><p class="p2"><br></p><p class="p4">“In verità non c’è ancora una idea chiara né da parte del governo nazionale né da quelli locali sul modo in cui vogliono realmente affrontare l’accoglienza”, commenta la sociologa delle migrazioni Tania Poguish. “L’arrivo in Italia viene ancora gestito con lo stesso meccanismo di repressione e smistamento di <i>esseri umani</i>. Dei giovani migranti giunti a Lampedusa si vuol confezionare un bel <i>pacco</i> da rispedire indietro appena si calmano le acque. Dopo i buoni propositi annunciati dal ministro Maroni sui migranti che potevano essere accolti nel residence di Mineo si è finalmente scoperta: i richiedenti asilo che godrebbero di questo privilegio sono quei giovani che hanno avuto la fortuna di raggiungere la sponda europea prima della politica feroce del respingimento in mare e sono riusciti a fare richiesta di asilo nella frontiera Lampedusa. Questi giovani hanno un altro passato e percorso personale da raccontare e sono sicuramente stati violati nel loro diritto umano di rifugiato riconosciuto, ma nello stesso tempo non garantito secondo le leggi internazionali, che paesi come Germania e Francia rispettano garantendo assistenza sociale e sanitaria”. Per la sociologa siciliana, spetta al mondo dell’associazionismo proporre “non il tavolo sulla solita pietistica accoglienza, ma un’alleanza con quei giovani della sponda sud del Mediterraneo che si sono ribellati al nuovo ordine mondiale e con i quali si può costruire il Mediterraneo della crescita culturale e sociale che include e non crea <i>non persone</i>”.</p><p class="p2"><br></p></td></tr></tbody></table>&nbsp;            
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        <published>2011-03-07T19:33:00Z</published>
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