Oggi, 2 giugno 2009, nella sua rubrica su L'Unità, Giancarlo De Cataldo racconta la storia di Basharat e del gruppo di solidarietà.
Intanto la raccolta fondi è arrivata a 1350 € in pochi giorni.
A presto
Gruppo solidarietà a Basharat
Per difenderci dal dolore e dalla paura viviamo sotto anestesia, così riusciamo a trovare normali e inevitabili le cose che ci succedono intorno.
Ogni tanto però accadono cose particolarmente insopportabili. Cose che non ci passano di mente. Cose come quello che è successo a
Basharat, il commerciante pakistano
aggredito da 5 ragazzi italiani il 23 marzo a Tor Bella Monaca. La moglie Chandyma, incinta, per il trauma ha perso il bimbo. Lui è rimasto in coma per oltre 20 giorni ed è a tutt’oggi ricoverato in ospedale. Da pochi giorni ha ricominciato a mangiare e a camminare, ma ci vorrà ancora tempo prima che possa tornare al suo lavoro.
E intanto il suo negozietto di frutta e verdura a Torre Angela
rischia il fallimento. Chandyma fa la colf a 750 euro al mese, ma l’affitto di casa e bottega, sommati, raggiungono i 1200 euro mensili. Due amici, Naziq e Usmah, cercano di portare avanti l’attività, ma non parlano italiano, non sanno far di conto e non guidano il furgone. Così spesso la mercanzia scarseggia e i clienti, per lo più immigrati del quartiere, sono sempre meno.
Pochi giorni fa hanno arrestato due dei suoi aggressori. Una banda di giovani taglieggiatori che si accaniva proprio sui più deboli, sugli stranieri, su quelli che hanno ancora più paura degli altri a rivolgersi alla polizia. Per questo non possiamo parlare di delinquenza comune. E’ un crimine che si colloca a tutti gli effetti nell'impressionante sequenza di
episodi razzisti che si sono verificati a Roma negli ultimi mesi.
Di fronte ad ingiustizie del genere dobbiamo sentirci tutti chiamati a contribuire al risarcimento. Anche con del denaro, che però non deve essere un’elemosina, ma un sostegno per permettere a Basharat e a Chandyma di tirare avanti fino a che non saranno di nuovo in grado di farcela da soli. Un aiuto per pagare l’affitto del negozio: va bene qualunque contributo, anche piccolo, che vorremmo accompagnato da qualche parola di solidarietà e di saluto.
E vorremmo continuare a parlare di Basharat anche per non smettere di pensare a quello che sta succedendo nel nostro paese e che non deve succedere più. Oggi
raccogliamo un risarcimento per Basharat, ma è solo un inizio…
Anna Maria Bianchi, Margherita Ferrucci, Ejaz Ahmad
Gruppo Solidarietà a Basharat
In collaborazione con
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Nella
pagina Facebook del gruppo Solidarietà a Basharat ci sono articoli, foto del negozio, aggiornamenti.
SOLIDARIETA’ A BASHARAT - RICEVUTA
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