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nuovi mostri
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Mi ha fatto un certo effetto vedere il direttore di Repubblica Ezio Mauro dagli schermi di Ballarò fare la morale ad altri giornalisti ed al Presidente del Consiglio, come ha fatto da sempre sul conflitto di interessi.

Premesso che in Italia secondo certe scuole di pensiero i conflitti di interesse o si chiamano Berlusconi Silvio o, semplicemente, non esistono. Sarebbe davvero utile, invece, che il Direttore di Repubblica ed il suo fondatore Scalfari ci spiegassero come in questi decenni hanno potuto ritenere compatibile che un quotidiano come quello si ritenesse libero e non condizionabile dai vari poteri politici, economici e finanziari, quando nell’ambito del gruppo di cui fa parte la Somedia ha potuto organizzare conferenze, impartire corsi di management al gotha (e non) della dirigenza pubblica e privata di questo paese, recependone profumatissimi corrispettivi.

Una volta si diceva “Avere il cuore a sinistra ed il portafoglio a destra”. Mi sembra che possa ritenersi sempre valido il detto anche nei riguardi del fondatore ed attuale direttore di Repubblica

Bruna Gazzelloni


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Oggi, 2 giugno 2009, nella sua rubrica su L'Unità, Giancarlo De Cataldo racconta la storia di Basharat e del gruppo di solidarietà.
Intanto la raccolta fondi è arrivata a 1350 € in pochi giorni.
A presto
Gruppo solidarietà a Basharat




Per difenderci dal dolore e dalla paura viviamo sotto anestesia, così riusciamo a trovare normali e inevitabili le cose che ci succedono intorno.

Ogni tanto  però accadono cose  particolarmente insopportabili. Cose che non ci passano di mente. Cose come quello che è successo a Basharat, il commerciante pakistano aggredito da 5 ragazzi italiani il 23 marzo a Tor Bella Monaca. La moglie Chandyma, incinta, per il trauma ha perso il bimbo. Lui è rimasto in coma per oltre 20 giorni ed è a tutt’oggi ricoverato in ospedale. Da pochi giorni ha ricominciato a mangiare e a camminare, ma ci vorrà ancora tempo prima che possa tornare al suo lavoro.

E intanto il suo negozietto di frutta e verdura a Torre Angela rischia il fallimento. Chandyma fa la colf a 750 euro al mese, ma l’affitto di casa e bottega, sommati, raggiungono i 1200 euro mensili. Due amici, Naziq e Usmah, cercano di portare avanti l’attività, ma non parlano italiano, non sanno far di conto e non guidano il furgone. Così spesso la mercanzia scarseggia e i clienti, per lo più immigrati del quartiere, sono sempre meno.

Pochi giorni fa hanno arrestato due dei suoi aggressori. Una banda di giovani taglieggiatori che si accaniva proprio sui più deboli, sugli stranieri, su quelli che hanno ancora più paura degli altri a rivolgersi alla polizia. Per questo non possiamo parlare di delinquenza comune. E’ un crimine che si colloca a tutti gli effetti nell'impressionante sequenza di episodi razzisti che si sono verificati a Roma negli ultimi mesi.

Di fronte ad ingiustizie del genere dobbiamo sentirci tutti chiamati a contribuire al risarcimento. Anche con del denaro, che però non deve essere un’elemosina, ma un sostegno per permettere a Basharat e a Chandyma di tirare avanti fino a che non saranno di nuovo in grado di farcela da soli. Un aiuto per pagare l’affitto del negozio: va bene qualunque contributo, anche piccolo, che vorremmo accompagnato da qualche parola di solidarietà e di saluto.
E vorremmo continuare a parlare di Basharat anche per non smettere di pensare a quello che sta succedendo nel nostro paese e che non deve succedere più. Oggi raccogliamo un risarcimento per Basharat, ma è solo un inizio…

Anna Maria Bianchi, Margherita Ferrucci, Ejaz Ahmad
Gruppo Solidarietà a Basharat
In collaborazione con Cittadinanzattiva
Hanno aderito: Arci - Radio Popolare Roma

Per fare un versamento:
IT53 C076 0103 2000 0007 2413 008  (scrivere senza spazi) intestato a Cittadinanzattiva Lazio onlus - Via D. Silveri 10, 00165 Roma causale: solidarietà a Basharat

Dopo il versamento inviare la scheda sottostante compilata a: solidarietabasharat@gmail.com

Per avere informazioni, per mandare un messaggio a Basharat, per collaborare alla raccolta di fondi e di idee scrivere a: solidarietabasharat@gmail.com o telefonare al (0039)3661347079

Nella pagina Facebook del gruppo Solidarietà a Basharat ci sono articoli, foto del negozio, aggiornamenti.

SOLIDARIETA’ A BASHARAT - RICEVUTA
Nome__________________________________________
Cognome_______________________________________
(Mail)________________________________________
(Altro recapito)______________________________
 
offre a sostegno  di Basharat €_______________
e gli manda il seguente messaggio:
___________________________________________________________________
 
Autorizza/ non autorizza il gruppo di solidarietà a inviare periodicamente notizie sulla raccolta fondi, sulla situazione di Basharat e sulle iniziative del gruppo



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Lettera pubblicata su Libero, 24 maggio 2009

Caro Giampiero (Mughini) parapragmatico,
la tua recensione del mio saggio “I nuovi mostri” in forma di lettera su questo giornale, sabato scorso, ha toccato le corde della stima, dell’amicizia e del tempo. Ricambio tutto ciò con calore riandando diacronicamente agli ultimi trent’anni abbondanti della nostra vita. Fin qui però sembrerebbe una privatissima cosa tra noi, tu dannunziano istrione da palcoscenico intellettualmente onesto tripartito tra Marlowe (Christopher), Amedeo Nazzari e Aldo il Biscardo, ed io Zorro senza maschera appiedato con una regolarità commovente probabilmente perché privo di una seconda identità,alla Diego De la Vega: roba che sfiora la migliore produzione di sempre di Michele Serra,purtroppo mai più eguagliata, quella del memorabile “E chi se ne frega”, vedi “Cuore” di tanto tempo fa.

Ma il pretesto della tua lettera è invece il mio libro, sul quale dici di concordare per metà. E qui la cosa ha qualche valore pubblico nel merito, oltre la scherma delle parole. Tralascio, per non infierire in tedio, la parte in cui sei d’accordo con il libro, a proposito delle mie tesi sulla poltiglia culturale della sedicente “seconda repubblica”, e vengo rapidamente al 50% di supposto disaccordo. Articolato da grossista in tre punti: Sandro Curzi, Antonio Di Pietro, i giornalisti /il giornalismo.

Nel primo capitolo de “I nuovi mostri”, intitolato “Il punto di vista della bara” e ambientato appunto nella sua ultima casa, la cassa orizzontale, dalla quale partecipo alle esequie capitoline insieme al defunto, non smalto di elogi Curzi come “intellettuale moderno” come parrebbe da quello che scrivi. Lo prendo invece a metro di misura, pretesto e paradigma di che cosa è un intellettuale oggi (un nuovo mostro in rilievo nel sistema mediatico) e di che cosa invece secondo me dovrebbe essere. Il punto di vista della bara è inteso appunto come metafora di un ideale di gratuità, disinteresse personale, autonomia, indipendenza dagli schieramenti pro o contro Berlusconi, cioè quelli che hanno ridotto l’informazione sul Paese e quindi anche il Paese stesso in una landa irriconoscibile.
In sintesi: a metà degli anni ’80 Cesare Romiti diceva testualmente “I giornalisti prima di parlare di libertà di stampa dovrebbero tirarsi su i pantaloni”. Oggi, dopo quindici anni di maggioritario applicato da straccioni tecnologici mentalmente e professionalmente da parte della nostra categoria, io integro quel Romiti d’antan con un “dovrebbero tirarsi su i pantaloni, le gonne, le gonne-pantalone e togliersi l’elmetto dei due colori”. La lunga ricostruzione che faccio dei tempi scalfariani di prima del Berlusca che hanno partorito l’Imperatore e le sue schiere e le schiere contrarie, dovrebbero far pulizia di ogni pregiudizio su di me, ossia del classico “da che parte stai”: dalla mia, perbacco, dal punto di vista della bara intesa come uno che non ha niente da nascondere o da difendere. Le pagine su Curzi sono funzionali a tutto ciò. Dunque su questo siamo d’accordo, anche se non ti sembra. Sei in accordo involontario, ed è giusto che io ti avvisi…
La valutazione che do nel libro di Di Pietro nel capitolo “Professionisti dell’anti-casta?”, titolo che è un riconoscimento all’uomo di Montenero come “unica opposizione” ma anche una messa in guardia preventiva sui rischi e la scivolosità di tutto ciò (alla Sciascia dei “professionisti dell’anti-mafia”), è assai più articolata della tua, e allude a un generale declassamento della legalità in questo Paese che culturalmente recede alla velocità del suono, con o senza Berlusconi. Declassamento della cultura, della legalità, della cultura della legalità. Quindi sui valori di Di Pietro (cui peraltro non ho mai fatto sconti, cfr. il mio “Italiopoli” con relativo capitolo sulle sue peripezie immobiliari) siamo in disaccordo.

Resta, a proposito della tua lettera affettuosa, il (para)pragmatismo drammaturgico con cui circoscrivi la nostra decaduta professione: per te nella sostanza siamo idraulici, elettricisti, carpentieri, o poco più, alle prese più con il nero dei “senza fattura” che con il 740 degli impiegati. O forse siamo ormai non solo fiscalmente le due cose insieme. Tutto bene, se non fosse che attraverso l’indipendenza dell’informazione si gioca la partita della democrazia informata, oggi secondo me “svenuta” per come ne parlo ne “I nuovi mostri”. Dove però attribuisco a intellettuali (ormai inesistenti e travestiti da giornalisti), colleghi e sistema mediatico, una sorta di Moloch che tutto divora, molta più responsabilità che non all’idraulico (italiano,non polacco) o all’impiegato.
Quindi effettivamente abbiamo dei punti di dissenso poggianti però su una piattaforma emotivo-esistenziale accettabilmente comune. E’ abbastanza questo dissenso, e i temi cui si riferisce, per farne oggetto di un pubblico dibattito in un Paese rapito assai più dalle notizie sul caso-Garlasco che non da quelle sul caso-Mills, forse per eccesso delle prime e per difetto delle seconde?


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La mia risposta è già incorporata nel problema da Lei posto e sopratutto nella realtà dei senza lavoro e ancora prima nella cosidetta "subcultura del lavoro" in Italia di cui non si parla mai o quasi.
o.b.


"Buongiorno,
mi domando come sia possibile che in Italia esistano stage non retribuiti per coloro che sono già laureati e che quindi in teoria hanno finito il loro percorso formativo.

E' umiliante che dopo anni di studi ci siano dei privati che ritengono necessario un ulteriore periodo di formazione (spesso con mansioni poco appropriate al grado di istruzione dello stagista).

E' però ancora più umiliante che per tale periodo raramente si percepisca un compenso né tanto meno un rimborso spese. Alcune aziende prevedono una retribuzione, ma purtroppo l'esperienza mi mostra che sono un numero esiguo.

L'articolo 36 della Costituzione italiana recita: "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa".

Mi pare dunque che lo stage non retribuito (reso perfettamente lecito dal dm 142/1998) sia qualcosa non solo di vergognoso nei confronti di chi dopo anni di studio viene ritenuto inidoneo a percepire una minima retribuzione, ma mi domando se non sia anche una pratica profondamente anticostituzionale.

Molti giovani appena laureati per mantenere una continuità con il tipo di facoltà che hanno scelto, si trovano nella condizione di dover rinunciare alla propria indipendenza economica.

Va da sé che alcuni di loro non potendo permettersi il lusso di lavorare gratis sono costretti a rinunciare all'opportunità di mettere in pratica quello che hanno studiato e per il quale hanno speso tempo ed energia.
Questo non perché manchi il lavoro nel loro settore, ma perché non c'è lavoro retribuito nel loro settore.

Sono inoltre sconcertato che non vi sia nessuna proposta concreta a nessun livello. Né a livello politico né a livello di coloro che subiscono questa pratica vergognosa.

Qual è la sua idea in merito? Forse sbaglio pensando che stage=lavoro?

Saluto e ringrazio per l'attenzione."
Tommaso Grassi


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L'intervista è di Daniele Martinelli
Marsala, 12 maggio 2009

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"Tirando Naomi come capo del filo, temo (spero) si sgomitolerebbe tutto. Ma non si vuole farlo essendo tutto collegato. Una tiratina o una tiratona, e poi tutto ciò che fa (farebbe) vendere e crea una cortina fumogena. Una cortina che funziona d'ampezzo."
o.b.

La mail di Aldo Vincent

Una supplica ai direttori di quotidiani italiani
Repubblica promette (minaccia?) di seguire pedissequamente il caso Naomi, ma hanno le loro ragioni e non ci metto lingua. I disgraziati ricacciati in Libia sulle loro carrette sono scomparsi dalla faccia dell’informazione. Però sono quattro giorni che ce la menano con D’Alessio e la Tatangelo che avrebbero perso il figlio annunciato.
Si potrebbe romperci le tasche (è un eufemismo) con qualcosa di più sostanzioso?
Please

Inter campione d’Italia
Non capisco molto di calcio però faccio un semplice sillogismo:
Per la quarta volta consecutiva Campione d’Italia
Praticamente sempre senza faticare
.
Con una marea di punti di distacco
Col coefficiente punti-soldi spesi più alto del Campionato più bello del Mondo
La migliore squadra italiana in assoluto.
E da quattro anni non riesce ad entrare nelle competizioni europee
Ergo:
Il nostro calcio non se la passa bene.
O no?

Noemi, il Times si scusa con la madre: equivoco
Il quotidiano: la signora Palumbo non parlava del «signor» Berlusconi, ma del Signore, cioè di Dio.
Ci vuole tanto poco a confondersi…

Svelato il segreto del dittatore Franco
Era un coglione!
(Il segreto, non il dittatore, cos’avete capito?)

La Russa si scusa per aver detto alla Boldrini:
“Non contate un fico secco!”
Voleva dire ‘na sega.


www.giornalismi.info/aldovincent


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"Cara Silvia, ciò che è necessario, sufficiente, indispensabile, gratificante ecc. per ognuno lo stabilisce quell'ognuno. E' certo però che chi ha più testa ha più doveri e vedere il contesto fa rabbrividire. Leonida era dunque un cretino?
Magari sì...
Grazie per la stima".
o.b.





Carissimo Beha,
ho letto con divertita simpatia l'ultima sua fatica sugli intellettuali. Come professore universitario ho trovato molte cose che ben si accordavano con il mio modo di vedere (e sopportare) la realtà di oggi. Il mio è un mondo differente forse dal suo, ma lo stato del mondo universitario e in particolare di medicina non è differente da quello del mondo politico.
Venendo fuori da una preparazione pseudo-sessantottina ho seguito Pasolini, Calvino e da sempre Citati Scalfari, e via così. Ma rimango confusa e silenziosa adesso perchè in tutti questi anni sono stata messa sotto silenzio o come donna o come bastian contrario o con benevolenza superiore a seconda delle necessità. Il mio risultato? sono divorziata, e la carriera è stata contenuta nel suo progredire. Quasi alla fine della storia una ben accetta solitudine mi circonda con qualche piccola sortita all'esterno ogni tanto. Non so fare di più a quanto pare. Ma è poi necessario fare di più o il nostro modo di porsi nella società dovrebbe essere sufficiente??
Mi congratulo e continui (almeno lei).
Cordilai saluti,
Silvia B.


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RICEVO & PUBBLICO

Buonasera, ho 32 anni, sono di Napoli, ho letto "Crescete e prostituitevi" e "Italiopoli", sono stato a piazza Farnese quando c'era lei, Pardi, Veltri e sono un elettore, simpatizzante dell'Idv. A Roma disse una frase che riguardava Di Pietro e cioè che era la persona su cui ormai si potesse sperare almeno che non avesse scheletri nell'armadio. Stamattina è partita una critica verso Di Pietro con l'esempio che non rispetta il semaforo ma parla di legalità.

Credo che la coerenza assoluta non sia di questo mondo anzi se posso fare un esempio "maschilista" anche la donna si sposa con l'abito bianco in chiesa che è simbolo di purezza ma cosi fan tutti. Credo che sì, c'è rimasto solo lui e non so se sia di destra perche l'ordine e la legalità dovrebbero essere anche di sinistra e se sia populista perché è tra la gente invece di fare l'intellettuale snob, ma il suo dipietrese è comprensibile a tutti senza troppe strategie su cosa dire. Non so se sia incoerente ma la sua storia e i fatti e le parole, gli uomini e le donne che sta candidando, qualcosa dimostreranno a noi tutti che sicuramente non abbiamo l'anima candida ma non arriviamo agli eccessi di mister B. e quindi spero che verso di lui che rimane per ora "l'unica opposizione" ci siano delle critiche positive e di non farlo passare per l'uomo che ha scheletri nell'armadio visto che dei giornalisti cercano questo per screditarlo ai nostri occhi.

Grazie e buon lavoro,
Andrea


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Ho detto in realtà, per precisione, che Di Pietro qualche volta passa con il rosso, e questo non va bene, ma si batte per difendere un codice della strada che tutta la casta politica vuole di fatto abolire nelle intenzioni e nei comportamenti. Quindi ben venga la sua opposizione, facendo attenzione al colore dei semafori.
o.b.

"Seguo con interesse gli interventi di Oliviero Beha che trovo giusti, intelligenti e simpatici.
Stamattina, in una trasmissione televisiva, mi ha colpito la seguente frase: 'Di Pietro è uno che passa col rosso ma dice che bisogna rispettare il codice della strada!'.
Complimenti Oliviero Beha per tutte le sue interessanti attività e i suoi vasti impegni."
Beatrice


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RICEVO & PUBBLICO

Di seguito la lettera che ho appena inviato al presidente della Regione Basilicata in merito al trasferimento dei cani in Calabria.

Gentile presidente, Gentili amministratori, mi appello direttamente a Voi, confidando nell'ascolto che chi riveste ruoli di Governo sa dimostrare: fermate l'operazione di deportazione dei cani fuori dalla Regione Basilicata! Ripensate alle soluzioni possibili: non sempre quelle apparentemente più economiche sono le migliori. Il benessere dei cittadini, e anche degli animali, devono essere la guida di tutti gli interventi, e benessere produce benessere!

Non posso credere che solo un criterio di economicità sia alla base della scelta del trasferimento in Calabria dei 420 cani randagi della comunità montana Val d'Agri, ospitati da anni in piccoli canili della regione. Se davvero si volessero considerare questi animali merce di cui liberarsi, allora basterebbe interrompere la loro vita e evitare l'umiliazione di ulteriori sofferenze nel nome di una retta economica: ma oggi né le leggi né la coscienza comune così maturata lo permettono. Lo spostamento dei cani in grandi strutture, molto distanti dalle attuali - addirittura fuori dalla regione - è una misura del tutto estranea e contraria alla norma e allo spirito della legge sul randagismo 281/91, che ha sempre considerato i canili come strutture di transito verso le adozioni. Non solo. Il combinato disposto tra la legge 281/91 e la 189/2004 sui maltrattamenti, porta a considerare maltrattamento l’eradicazione, dopo tanti anni di buona permanenza, dei cani che dovrebbero essere sottoposti ad uno stress psicofisico con conseguenze irreversibili. Considerazioni ovvie sotto il profilo etologico, comportamentale e veterinario.

Sono proprio le strutture piccole e medie, diffuse nel territorio e che conservano un contesto familiare, in cui il cane puo' correttamente interagire anche nel rispetto dei bisogni eco-etologici - tra l'altro riconosciuti dalla legislazione -, che svolgono un ruolo fondamentale nella soluzione del problema del randagismo, favorendo enormemente le adozioni, certamente più facili se un cittadino deve percorrere solo pochi chilometri per raggiungere la struttura che ospita gli animali. Per questo, la tendenza – che è anche quella a livello di legislazione – è di normare in favore di
strutture piccole e medie, nonché territoriali: proprio perché queste non sono luoghi di detenzione ma posti dove piu' facilmente gli animali possono essere correttamente gestiti - dal punto di vista sanitario, etologico, ecologico, comportamentale, ecc., dati in affidamento e trovare una famiglia.

Voglio infine sottolineare che nella "deportazione" fuori regione verrebbe ad essere messa a rischio l'azione di controllo, alla quale le asl della Basilicata non possono pensare di sottrarsi:  questa eventualità è del tutto esclusa dall'attuale sistema normativo.
Vi ringrazio vivamente per l'attenzione.

Sen. Donatella Poretti  - Parlamentare Radicale - Partito Democratico Roma
mailto: poretti_d@posta.senato.it
Sito Internet: www.donatellaporetti.it


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