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Cari tutti,
questa mail contiene alcune INFORMAZIONI che ci paiono particolarmente rilevanti e l'invito alla sottoscrizione di DUE APPELLI: uno riguardante il diritto di avere in Italia una legge sul TESTAMENTO BIOLOGICO e l'altro, riferito ad un paese estero, l'Olanda, di denuncia per la CHIUSURA del dipartimento di biologia evoluzionistica di Leiden.

1) Per firmare l'adesione all'appello per il diritto alla libertà di cura si può andare sul sito:
www.appellotestamentobiologico.it
L'importanza di una massiccia raccolta di firme in concomitanza di un dibattito parlamentare è evidente a tutti.
Ancor più rilevante sembra a noi che tra i firmatari siano presenti molti e autorevoli membri della COMUNITA' SCIENTIFICA per testimoniare come la scienza si ponga anzitutto AL SERVIZIO delle persone e nel pieno rispetto di alcuni diritti fondamentali (tra l'altro garantiti dalla Costituzione) come la LIBERTA' DI ESSERE CURATI entro limiti definiti da ciascuno individualmente. Non a caso paladino di questa posizione e battaglia è il senatore Marino, scienziato prima ancora che politico.

2) Particolarmente importante ci sembra la decisione del Tribunale di Genova che ha riconosciuto come illegittimo il recesso del contratto al Prof. Lucio Luzzatto da parte dell'IST di Genova.
Per chi non ricordasse la vicenda (simbolicamente assai significativa) il Prof. LUZZATTO (scienziato di fama internazionale che aveva svolto la sua professione con incarichi di prestigio presso la Royal Postgraduate Medical School di Londra e presso lo Sloan-Kettering Institute di New York) fu destituito dalla posizione di Direttore Scientifico dell¹IST di Genova nel marzo del 2004 in quanto un commissario governativo di nomina politica non comprendeva come tale istituzione dovesse svolgere anche attività di ricerca (succede anche questo....). La vicenda (su cui si MOBILITÒ all'epoca anche l'OSSERVATORIO promuovendo una sottoscrizione) si è trascinata fino ad oggi.
Nel frattempo il Prof. Luzzatto è divenuto Direttore Scientifico dell¹Istituto Toscano Tumori. La soluzione, per quanto tardiva e non ristabilente le condizioni di partenza, risulta pur tuttavia simbolicamente molto importante: i DIRITTI DELLA SCIENZA (e quindi il diritto alla conoscenza da parte di tutti noi) POSSONO AVERE LA MEGLIO SULL'ABUSO DEL POTERE POLITICO.

3) Per informarsi sul secondo appello (a favore del dipartimento di biologia evoluzionistica di Leiden) si può visitare il sito: http://evodevo.eu/petition

4) Riportiamo alcune informazioni riguardanti gli investimenti che il Presidente Obama sta approntando nell'ambito della ricerca scientifica. Tecnicamente l'investimento si chiama "recovery package", ossia "pacchetto per la ripresa": LA RIPRESA NON PUO' CHE PARTIRE DAI SETTORI DELLA CONOSCENZA!!

President Obama has signed the American Recovery and Reinvestment Act into law. NIH, AHRQ, NSF and a new prevention and wellness fund will see substantial funding increases thanks to strong support from advocates and congressional champions. Senator Arlen Specter, who led the effort to include $10 billion for NIH, acknowledges the critical role that thousands of advocates for research played to help secure this funding.
The funding in the recovery package is as follows:
NIH (National Institutes of Health) - $10 billion, including $7.4 billion for distribution to the institutes and centers, $1.3 billion for extramural construction and equipment, $800 million for the Office of the Director for trans-NIH initiatives, and $500 million for improvements to the NIH campus.
AHRQ (Agency for Healthcare, Research and Quality) - $1.1 billion for comparative effectiveness research
NSF (National Science Foundation) - $3 billion, including $2.5 billion for research, $400 million for construction and equipment, and $100 million for education and human resources
Prevention and wellness fund - $1 billion, of which some portion will be allocated to CDC
The tremendous surge of support from health and research advocates made these increases possible. Let's keep the momentum going as we anticipate action on FY 2009 and 2010 appropriations!


5) Infine, in Francia c'è grande mobilitazione della comunità scientifica. Nonostante qui da noi si faccia troppo spesso riferimento alla Francia come esempio di una politica virtuosa in campo di ricerca e alta formazione, la situazione è ben diversa. Informazioni più dettagliate (e da far circolare) si trovano nel sito:
http://www.sauvonslarecherche.fr/
e in questo interessante filmato:
http://www.youtube.com/watch?v=iyBXfmrVhrk

Cordialmente,
Osservatorio sulla Ricerca
www.osservatorio-ricerca.it


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E' passata una settimana, Oreste Lionello è morto, ha avuto la Camera ardente in Campidoglio, le esequie nobili in Ara Coeli, la tumulazione al cimitero del Verano, area chiamata "Pincetto", piccolo Pincio o Pincio dei defunti. Gli sarebbe piaciuta, la definizione.
Ho almeno in parte metabolizzato il dolore per la scomparsa di un amico e l'incazzatura per come ha passato gli ultimi mesi della sua vita, nelle fauci della medicina commerciale. Anche a 81 anni la sua morte è prematura, come quasi tutte le morti, anche se nel suo caso la prematurazione si può intendere a ritroso, per tutto quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto.
Era un intellettuale vero, fragile, leggiadro, greco moderno di nascista e antico di atteggiamento.Lo ricorderanno soprattutto per il Bagaglino e la sua inarrivabile arte di doppiatore, ed è poco, di fronte alla virtualità immensa che il suo corpicino conteneva. E' stato ed è una delle persone davvero più superficialmente profonde che abbia mai conosciuto, di una sottigliezza rara e di una cultura mai a prestito e sempre d'uso e di scambio insieme. Umanamente era gentile ed educato, cioè per i tempi non era o era già morto da un pezzo.
Eppure tra le pieghe del Bagaglino è riuscito a lasciare comunque un segno di vario, assai diversificato spessore. Quello che ha colpito me l'ho detto in un distico implicitamente a lui dedicato all'inizio del mio libro "Italiopoli", che qui riporto come miccia accesa per la memoria di lui.

"…E intanto al Bagaglino andava in scena la rappresentazione del basso impero: Prodi, Berlusconi, D’Alema, l’intiera classe dirigente politico-manageriale sventolata sul palcoscenico con i loro misfatti dal cabaret tradizionale, quasi non si parlasse di loro, quasi non si drammatizzassero comicamente notizie che però erano vere e volavano sui giornali come stracci.
In platea si rideva, ma ormai della cronaca e non solo della sua parodia. Ucci ucci… Non è sempre stato così, nella storia, prima che qualcuno scendesse in strada imbracciando i forconi?…"


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Stimato Oliviero Beha,

l'ultimo festival di San Remo è stato un successo di pubblico e i media hanno registrato il trionfo con entusiasmo. Già. I media. Ma andiamo con ordine, anzi con disordine. Partiamo dall'ultima puntata. Bonolis, uomo Mediaset fin dai tempi del lontano Bim Bum Bam (come il botto che esplodeva nella mente dei bimbi di allora), ospita Maria De Filippi, moglie e socio di un uomo forte della P2, all'epoca di grado superiore rispetto all'attuale uomo più potente d'Italia. Maria e Paolo, di ritorno da Damasco. Ravveduto. Tornato all'ovile, o al porcile...
continua

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Lunedì 23 febbraio 2009 - ore 21 - Circolo dei lettori di Torino (via Bogino, 9)

 "Non credo che ci sia stato in Italia nell'ultimo mezzo secolo un momento di crisi per la libertà di opinione e di espressione quale quello che stiamo attraversando - afferma Oliviero Beha -. Sembra paradossale che una compagine allargata e invertebrata (cioè senza le vertebre del significato e del senso) ha operato il miracolo di spegnere questa libertà di espressione. Una comunicazione senza etica è l'equivalente dello spegnimento di una candela".

In una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenta una forza essenziale della società.
Viste le condizioni nelle quali versa il Paese, si impone oggi una riflessione profonda e quanto mai necessaria sulla natura del giornalismo. La passione per l’inchiesta, la voglia di scoprire e raccontare ciò che i vari poteri cercano di mantenere nascosto, resta una condizione indispensabile per praticare una professione che risponda alle qualità fondamentali di trasmissione delle notizie, anche le più scomode.
Perché il giornalismo era ed è ancora una delle strutture portanti della democrazia moderna.

Sul significato di giornalismo in chiave etica si discute con Oliviero Beha, introdotto da Gianni Oliva, lunedì 23 febbraio alle ore 21.00 al Circolo dei Lettori.

(Fonte: www.momentosera.com)

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Nonostante la crisi e che molti lavoratori siano in cassa integrazione e che molte aziende abbiano chiuso, non accennano a diminuire gli infortuni e morti sul lavoro.
Il Governo oltre a non preoccuparsi della crisi (le misure che ha preso sono inadeguate), non sembra preoccuparsi mimimamente anche degli infortuni e delle morti sul lavoro.
La prova lampante è che invece di approvare i decreti attuativi per il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro (Dlgs 81 del 9 aprile 2008), continua a fare rinvii (vedi DL milleproroghe approvato definitivamente poche giorni fa) o a peggiorare il testo in atto.
Si era arrivati addirittura ad un "colpo di spugna", cioè eliminare il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nelle aziende sotto quindici dipendenti, con due emendamenti leghisti al DL Milleproroghe, che solo grazie alla ferma opposizione di Italia dei Valori, PD, Articolo 21 e di molti lavoratori (tra cui diversi Rls), sono stati ritirati.

Un paese normale non accetterebbe tutto ciò, un paese normale lotterebbe per fermare le stragi sul lavoro.
Ci definiamo paese civile, una Repubblica democratica Fondata sul lavoro (Articolo 1 della Costituazione Italiana) Ma che paese civile è quello dove ogni anno ci sono oltre1200 assassinati sul lavoro, 27 mila invalidi e 1 milione di infortunati sul lavoro?
Ogni giorno quattro lavoratori non fanno più ritorno a casa, perchè è in corso una guerra nei luoghi di lavoro, una guerra che non si sa quando avrà fine, una guerra che produce molti morti e tanti invalidi.
Questi lavoratori non andavano in guerra però, si alzavano tutte le mattine per portare a casa il pane quotidiano, in modo da mantenere le loro famiglie.
E quello che chiedevano era una cosa sola, un lavoro dignitoso, un lavoro sicuro.
Tutti sanno che manca la sicurezza nella stragrande maggioranza nei luoghi di lavoro, ma nessuno fa niente perchè cambi tutto ciò.
O perlomeno, quello che viene fatto per cambiare questa situazione è troppo poco...

E quando questi lavoratori muoiono, pochi hanno il coraggio di chiamarle come si deve, cioè omicidi sul lavoro, assassinii sul lavoro. Molti le chiamano "morti bianche", un eufemismo che andrebbe abolito, perchè un insulto ai familiari e alle vittime de lavoro.
Io chiedo un favore ai giornalisti: non chiamatele più così, abbiate il coraggio di chiamarle come si deve.
Io conosco molti familiari di vittime del lavoro, e vi posso assicurare che sentire chiamare i loro cari che sono morti sul lavoro, "morti bianche", è un insulto alla loro memoria, una vera vergogna. Ecco cosa è!!!

Questa situazione non cambierà mai, fino a quando non verranno aumentati veramente i controlli per la sicurezza sul lavoro, e fino a quando non finiranno in carcere gli imprenditori disonesti, che se ne strafregano della sicurezza dei loro dipendenti, per il profitto a tutti i costi.
Quanto siamo disposti ancora a sopportare tutto ciò?
Cosa deve ancora succedere perchè si decida di dire veramente basta a tutte queste stragi sul lavoro? Cosa?

Saluti.
Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze.
Email: bazzoni_m@tin.it


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di Rosaria Ruffini
Mentre nel paese imperversano discussioni sul grembiulino a scuola, sul  guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del  ministro Tremonti, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica.

Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale). Già a Latina la "Veolia" (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, "Veolia" manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori. La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'uomo è  fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.

L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo. Acqua in bocca.

Fate girare: mettetene a conoscenza più gente che potete

Franca


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Buongiorno Sig. Beha.
Ho letto ieri dell'arresto del giudice Marabotto ed ho ripensato a quell'inchiesta degli anni '80 sul calcio scommesse condotta da questo valente magistrato e che solo Lei ha più volte ricordato. Tale inchiesta si doveva concludere prima dei mondiali dell'82 (se non sbaglio) e invece si è dissolta nel nulla! E guarda caso l'italia (minuscolo) ha poi vinto i mondiali, cosa che è successa anche dopo calciopoli. E' solo una mia considerazione ma troppe cose "combinano" come gli arbitri sotto processo a Napoli e che invece continuano a svolgere la loro "opera" tranquillamente.
Scusandomi di averLe fatto perdere tempo le porgo i miei più sinceri saluti.
F.Costa


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Il Senatore Gianpiero D'Alia, con il suo emendamento all'articolo 50 del ddl n.773 (pacchetto sicurezza), già approvato dal senato, con una scusa sacrosanta (bloccare chi inneggia alla mafia, al terrorismo e alla violenza) si prepara a mettere il bavaglio alla rete.

Andrebbe ricordato che il reato di apologia e di istigazione a delinquere è già previsto e punito dal codice penale, quindi chiunque ne venga accusato, viene processato, e se colpevole, condannato.
Ovvio che il fine non è quello, ma di limitare la libertà di espressione e di opinione in rete.
In pratica, sempre se questo emendamento non verrà ritirato, e quindi approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati, se su un blog, social media, ad esempio Youtube o Facebook, ci sono commenti, articoli che commettono apologia di reato e istigazione a delinquere, esempio invitare ad non osservare una legge considerata sbagliata, e non vengono rimossi entro 24 ore, il provider è obbligato dalla legge a oscurarli, pena una sanzione da 50 mila a 250 mila euro:

Questo emendamento è incostituzionale, perchè va contro l'Articolo 21 della costituzione che dice: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione...".

Se l'emendamento D'Alia non verrà stralciato, anche in Italia la libertà d'informazione su internet, sarà limitata a livelli della Cina.
C'è un blog che Vi invito a visitare, ed è quello di Stefano Quintarelli, che in un suo post, analizza nei dettagli l'emendamento D'Alia.

In una nota di poco fa, il Senatore D'Alia, sull'agenzia Apcom, risponde al post di Antonio Di Pietro  che accusava questo emendamento di censura, dicendo che il suo emendamento non censura il web.
Invece ha ragione Di Pietro!!!
Inoltre D'Alia, sempre nella sua nota di agenzia, arriva addirittura a dire che i blog di Beppe Grillo e di Antonio Di Pietro sono pieni di sciocchezze, non avendo il minimo rispetto per le centinaia di migliaia di persone che accedono ogni giorno a questi blog.
C'è ne fossero di blog così!!!
Saluti.
Marco Bazzoni.
Email: bazzoni_m@tin.it

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Dott. Beha,
mi permetto di disturbarLa a causa di una stortura, l'ennesima, vissuta dalla Gente Comune appassionata di Calcio (le maiuscole non sono lì per caso....).
Domenica scorsa, al termine dell'incontro di calcio Roma-Genoa, è stato perpetrato, per la seconda volta in due anni, un vile attacco, su persone inermi alloggiate, pacificamente, sul treno del ritorno a casa, da parte di un commando formato da circa 15 persone armate di coltelli. Solo una coincidenza astrale fortunata "ha permesso" che non si verificasse l'irreparabile !!!
Le lame hanno colpito parti del corpo non vitali quali: braccia, glutei e visi dei malcapitati come in una sorta di "notte dei cristalli", dove gli aguzzini andavano alla ricerca dei loro scalpi...
In un clima di rigido controllo, dicono Loro, i vari Osservatori, le Questure, i Vigilantes preposti a tali formalità hanno ancora una volta brillato per la loro assenza.
La ricerca dei colpevoli.....ma quali colpevoli !!!
Nessuna stigmatizzazione dell'accaduto da parte delle Autorità, nessun accenno (figuriamoci, teniamo famiglia) da parte dei media.
Roma è diventata, ahimè, terra franca per codesto tipo di nefandezze (vedasi episodi contro inglesi, spagnoli, turchi... e tifoserie italiane a piacere).
Nessuna "purga" è stata mai comminata a tali mammolette dal core gentile, non capisco come mai o, forse capisco benissimo, sempre ahinoi !!!
La disparità di trattamento disciplinare sia sportivo che penale, a parer mio, non fa altro che tenere accesa la miccia nella Santa Barbara del mondo pallonaro: saranno mica utili le vittime che di tanto intanto rimangono esanimi sul terreno ??? Cui prodest ???
Veda Dott. Beha, sono padre di tre figli che praticano e seguono eventi sportivi, calcio compreso, in giro per l'Italia e sono tremendamente preoccupato che possa loro accadere qualcosa di tremendo.
Sono preoccupato per l'omertà e la commistione che esistono in talune realtà "sportive" anche di altissimo livello, con frange di delinquenti, più o meno "comuni", diventate ostaggio dei medesimi.
Quì mi fermo per non tediarLa ulteriormente, pregandoLa se può, di accendere una luce a livello mediatico che possa rappresentare il pensiero della Gente Perbene alla quale poter ridare la serenità ed il piacere di poter assistere ad un avvenimento sportivo come fosse una festa in famiglia.
Con stima,
G.B.


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SEGNALI DALLA SOCIETA' CIVILE
 
L'indignazione non è mai abbastanza.
Vi invio il comunicato stampa della Fesmi e GPCIMI su "Prima malati che clandestini" da parte della Fesmi e della CGPCIMI.
Per favore, diffondetelo.
Grazie.
Nicola Colasuonno
 
«Prima malati che clandestini»

I missionari bocciano la norma del governo

Una ferita ai diritti delle persone immigrate e un pericolo per la salute degli stessi immigrati e dei cittadini tutti. Così giudichiamo la revoca della legge che impediva ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie e perciò esprimiamo la nostra indignazione.

La decisione adottata dal governo (che va ad aggiungersi a quella di rendere la clandestinità un “crimine”) costituisce un fatto grave, per di più in un momento delicato come l’attuale in cui al legislatore sono chiesti saggezza, equilibrio e lungimiranza. L’esigenza legittima di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza non può mai far sì che siano calpestati i diritti delle persone. Una scelta di questo tipo non fa che aggravare un clima già pesante, che vede gli immigrati più vulnerabili che mai e tende a esasperare le contrapposizioni, invece di favorire l’integrazione.

Il provvedimento in questione, inoltre, si rivela miope in quanto a tutela della salute pubblica, dal momento che scoraggia di fatto gli immigrati che necessitano di cure e non hanno i documenti in regola, allontanandoli da ospedali e ambulatori. Il rischio che si diffondano malattie e che, contemporaneamente, si alimenti un mercato della salute parallelo è tutt’altro che teorico.

Per queste ragioni, condanniamo con forza l’operato del governo su questo punto e auspichiamo che la norma in questione sia ritirata al più presto. Chiediamo soprattutto che cambi l’approccio culturale a una questione come l’immigrazione. Noi, che in Africa, Asia e America Latina siamo stati immigrati, abbiamo ricevuto calore e accoglienza e abbiamo sperimentato la possibilità concreta di reciproco rispetto e condivisione di valori, tradizioni e ricchezze spirituali al di là di differenze etniche, culturali e religiose. Un popolo e uno Stato che si riconoscono nei valori della Costituzione non possono rinunciare ad avvicinare l’immigrato – regolare e clandestino – innanzitutto come una persona, con diritti e doveri. In caso contrario, stiamo scivolando a grandi passi verso la barbarie.

Federazione Stampa Missionaria Italiana
Commissione Giustizia e Pace della Conferenza degli Istituti Missionari Italiani
Milano, 6.2.2009


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