
A distanza di due giorni dal “fattaccio” è ancora e forse addirittura più difficile trovare un punto di equilibrio nell’analisi del momento. Questo perché nel frattempo, dico mentre scrivo e mentre leggerete, su Internet succede di tutto, e in Parlamento decolla la voglia governativa di
censurare la piazza virtuale e quella fisica. È rischioso, si giustificano, adducendo il lancio di un Duomo in miniatura contro il premier, misfatto ma per fortuna non paragonabile a re Umberto I di fronte all’anarchico Bresci se non in sedicesimo. Che le misure “in pectore legislativo” siano invece rischiose per quella piccola cosa che è ormai la democrazia, l’art. 21 e quello che era il nostro patrimonio costituzionale non sembra importare a moltissimi. E quei non molti sono assiomaticamente quindi “pericolosi” per la democrazia che si vuole sospendere. Interessante corto circuito. Come è interessante che gruppi su Facebook (le orde viola di piazza San Giovanni) a tutt’altro dedicati si ritrovino nottetempo con il nome collettivo cambiato dagli amministratori dei medesimi, nome trasformato in “
Solidarietà per Silvio” naturalmente con cifre astronomiche di contatti ma precedenti e per non esagerare dall’altra parte in “Comunisti fino all’ultimo” o qualcosa del genere. Così anche in Rete si ripropone artatamente e artificialmente un concetto contrapposto di legalità ed eversione giocato con (relativa) abilità per ottenere lo scopo già descritto.
Per questo punto di equilibrio provvisorio, allora, sono andato a rileggermi le cronache di cinque anni fa, prime pagine anche allora, per il
lancio del treppiedi di una macchina fotografica a piazza Navona. Anche allora Silvio fu colpito subendo “una leggera contusione tra l’orecchio destro e il collo che gli ha provocato un piccolo ematoma retro-auricolare mentre stava passeggiando a piedi per la piazza invasa da turisti e bancarelle di dolciumi”. Un turista, un muratore di Mantova allora, un soggetto psichicamente debole oggi, entrambi prima rubricati da loro stessi sotto la voce “odio”, successivamente sotto quella “bravata”, o “mi è venuto così”. Anche allora ci fu ovviamente una sequenza di solidarietà, da Ciampi a tutti. Anche allora Bonaiuti disse che il suo centralino era stato “inondato” di telefonate. Ma tutto “soft”, formale,
senza vertiginosi “climi d’odio” piattaforma per il peggio. Ferma restando la gravità dell’atto e la sua condanna da parte di tutti (chi non lo fa è libero di non solidarizzare ma specie se uomo pubblico ovviamente si presta a essere come minimo strumentalizzato nel “clima d’odio”), dunque,
la differenza con quattro anni fa è quello che accadrà oggi “motivato” o “giustificato” dal lancio di un souvenir. Se il paese andrà avanti o indietro, per una china o per un’altra, se si attenterà oltre che al premier anche alla libertà di espressione o alla separazione dei poteri, potrebbe dipendere da uno squilibrato con il Duomo di Milano in mano.
Pensate, nemmeno “comunista” ma soltanto squilibrato (se fosse stato di un altro partito sempre squilibrato sarebbe stato…). Quindi
un paese squilibrato alla mercé di uno squilibrato strumentalizzato o strumentalizzabile senza equilibrio, tra un poco ormai neppure costituzionale. Pensare che domenica sui tg la prima notizia riguardava il lancio contro Berlusconi, e la seconda l’ayatollah Khamenei che voleva eliminare l’opposizione in Iran… Quando si dice l’astuzia della ragione…
(Vignetta di Pico di Trapani)Il Fatto Quotidiano, 16 dicembre 2009