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Guardando e riguardando il filmato sull’attentato a B, quello trasmesso da Rai News 24, ho scoperto un particolare clamoroso: poco prima del lancio del “duomo” un uomo della scorta , che si vede di spalle con il bavero alzato ed in primo piano sulla destra dell’inquadratura, guarda verso il luogo dove dovrebbe trovarsi Tartaglia, alza il braccio e fa il chiaro gesto del lancio.

Insomma è come se suggerisse a Tartaglia che è il momento di agire. Ed infatti pochi istanti dopo Tartaglia agisce. E qui, stranamente, il cameraman della Rai gira l’obiettivo altrove.
Il video è visibile su You Tube con il titolo “berlusconi colpito e ferito al volto a Milano” e, da ieri, anche sul mio blog www.latrazzerapolitica.blogspot.com

Pippo Vinci - Palermo


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Berlusconi risponde con un messaggio al vertice di Copenaghen: "Se cambia il clima il mio sacrificio non sarà stato inutile".
Dunque deve ridurre le emissioni.
o.b.

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Vignetta di Pico di Trapani

A distanza di due giorni dal “fattaccio” è ancora e forse addirittura più difficile trovare un punto di equilibrio nell’analisi del momento. Questo perché nel frattempo, dico mentre scrivo e mentre leggerete, su Internet succede di tutto, e in Parlamento decolla la voglia governativa di censurare la piazza virtuale e quella fisica. È rischioso, si giustificano, adducendo il lancio di un Duomo in miniatura contro il premier, misfatto ma per fortuna non paragonabile a re Umberto I di fronte all’anarchico Bresci se non in sedicesimo. Che le misure “in pectore legislativo” siano invece rischiose per quella piccola cosa che è ormai la democrazia, l’art. 21 e quello che era il nostro patrimonio costituzionale non sembra importare a moltissimi. E quei non molti sono assiomaticamente quindi “pericolosi” per la democrazia che si vuole sospendere. Interessante corto circuito. Come è interessante che gruppi su Facebook (le orde viola di piazza San Giovanni) a tutt’altro dedicati si ritrovino nottetempo con il nome collettivo cambiato dagli amministratori dei medesimi, nome trasformato in “Solidarietà per Silvio” naturalmente con cifre astronomiche di contatti ma precedenti e per non esagerare dall’altra parte in “Comunisti fino all’ultimo” o qualcosa del genere. Così anche in Rete si ripropone artatamente e artificialmente un concetto contrapposto di legalità ed eversione giocato con (relativa) abilità per ottenere lo scopo già descritto.

Per questo punto di equilibrio provvisorio, allora, sono andato a rileggermi le cronache di cinque anni fa, prime pagine anche allora, per il lancio del treppiedi di una macchina fotografica a piazza Navona. Anche allora Silvio fu colpito subendo “una leggera contusione tra l’orecchio destro e il collo che gli ha provocato un piccolo ematoma retro-auricolare mentre stava passeggiando a piedi per la piazza invasa da turisti e bancarelle di dolciumi”. Un turista, un muratore di Mantova allora, un soggetto psichicamente debole oggi, entrambi prima rubricati da loro stessi sotto la voce “odio”, successivamente sotto quella “bravata”, o “mi è venuto così”. Anche allora ci fu ovviamente una sequenza di solidarietà, da Ciampi a tutti. Anche allora Bonaiuti disse che il suo centralino era stato “inondato” di telefonate. Ma tutto “soft”, formale, senza vertiginosi “climi d’odio” piattaforma per il peggio. Ferma restando la gravità dell’atto e la sua condanna da parte di tutti (chi non lo fa è libero di non solidarizzare ma specie se uomo pubblico ovviamente si presta a essere come minimo strumentalizzato nel “clima d’odio”), dunque, la differenza con quattro anni fa è quello che accadrà oggi “motivato” o “giustificato” dal lancio di un souvenir. Se il paese andrà avanti o indietro, per una china o per un’altra, se si attenterà oltre che al premier anche alla libertà di espressione o alla separazione dei poteri, potrebbe dipendere da uno squilibrato con il Duomo di Milano in mano.

Pensate, nemmeno “comunista” ma soltanto squilibrato (se fosse stato di un altro partito sempre squilibrato sarebbe stato…). Quindi un paese squilibrato alla mercé di uno squilibrato strumentalizzato o strumentalizzabile senza equilibrio, tra un poco ormai neppure costituzionale. Pensare che domenica sui tg la prima notizia riguardava il lancio contro Berlusconi, e la seconda l’ayatollah Khamenei che voleva eliminare l’opposizione in Iran… Quando si dice l’astuzia della ragione…
(Vignetta di Pico di Trapani)

Il Fatto Quotidiano, 16 dicembre 2009


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di Antonio Mazzeo

Delegazione di altissimo livello quella giunta a Gaò, Mali, per la cerimonia conclusiva dell’inedita “missione umanitaria” Ridare la luce 2009, organizzata dall’Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani (AFMAL) congiuntamente al Ministero Affari Esteri (MAE), all’Istituto Superiore di Sanità, all’Aeronautica militare e all’Esercito italiano, e la sponsorizzazione di Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica), produttrice di cacciabombardieri e velivoli da trasporto militari. Tra i partecipanti ci sono infatti il Capo di Stato maggiore della difesa, generale Vincenzo Camporini, la responsabile della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina, dottoressa Elisabetta Belloni, il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, generale Daniele Tei e il Capo del Corpo sanitario dell’AMI, generale Ottavio Sarlo.

Quasi una consacrazione del nuovo modello di “cooperazione allo sviluppo” che il governo italiano intende implementare nei prossimi anni: tagli sostanziali ai finanziamenti pubblici; utilizzo di contributi di aziende e industrie private; organizzazioni non governative ed associazioni di volontariato sostituite da università e istituti di ricerca; sempre meno progetti a medio-lungo termine e priorità agli interventi d’emergenza nelle aree geografiche d’interesse per l’economia nazionale. Il tutto possibilmente diretto, coordinato e realizzato da task-force di militari e civili, riproducendo in scala minore quanto gli Stati Uniti d’America stanno sviluppando in Africa grazie alla partnership tra AFRICOM (il comando delle forze armate per le operazioni nel continente africano) e USAID, l’Agenzia per gli aiuti allo sviluppo....

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Da ieri sono o sarei un “mandante morale” del lanciatore poco devoto di souvenir della Madonnina contro il premier. Me lo ha detto con la consueta finezza il condirettore de Il Giornale a Omnibus, su La7, ieri mattina. La cosa avrebbe poco interesse, anche perché gli ho risposto sul momento, se il ragionamento non portasse altrove. La questione dei “mandanti” cui solo una commovente prudenza giornalistica abbina l’aggettivo “morali” (ma allora non è meglio “immorali”, accusa proveniente da chi è invece “amorale” per professione?), porta direttamente alla libertà di opinione e di espressione, al concetto di democrazia e alla sua messa in pratica, alla strumentalizzazione di ogni idea, fatto, notizia. Il risultato è due fazioni in lotta disonestamente equiparabili, in una sorta di “tutti contro tutti” spacciato per un “tutti contro uno”, naturalmente il Cavaliere ferito. Non basta dargli come è ovvio la propria solidarietà, corredata da una condanna di questa complessiva corsa alla barbarie e da una obiezione di coscienza nei confronti di Di Pietro, che ha sbagliato tempi e associazioni di idee a caldo, a presidente sanguinante sul predellino.

Se tu dici che è un precipizio al quale Berlusconi ha pesantemente contribuito in una rissa continua mediaticamente spinta all’estremo, per i suoi interessi elettoralistici e personali, sei un “mandante”. Se chiedi che si faccia processare sperando italianamente in una sua assoluzione per l’immagine di tutti, sei un mandante. Se ricordi che non c’è assoluzione senza processo, sei un mandante. Se ricordi che cinque anni fa il tizio del treppiedi a Piazza Navona non venne collegato al “clima di odio”, eppure quell’episodio ci fu, e non venne preso sul serio (come non sarebbe stato preso sul serio il tizio di domenica se avesse colpito qualcun altro), sei un mandante. Se cogli questo brutto episodio come occasione non per una sgradevole pubblicità martirologica bensì per una rivisitazione di una democrazia svuotata o svanita o svenuta, per responsabilità non solo di Silvio ma sostanzialmente di tutta la classe politica, sei un mandante o in questo caso almeno un “mandantino”, dal momento che non è contemplato uno che non se la prenda solo con Berlusconi ma culturalmente e antropologicamente con un’intiera classe dirigente. Se poi il Sallusti del caso non capisce o non vuol capire, ti attribuisce un secondo dopo cose che non hai detto e magari neppure pensato un secondo prima. Morale, diffidate dei “mandanti” ma guardatevi intanto dai “sicari”. 
 
Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2009


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Intervista a Oliviero Beha di Grazia Lissi
La Provincia di Como, 12 dicembre 2009


Lo sport gli ha insegnato a rischiare. E lui non si è più tirato indietro. Oliviero Beha, giornalista, commentatore e critico del costume, spiega la scelta di partecipare a un nuovo progetto giornalistico, Il Fatto Quotidiano: "I giornali non sono più giornali. L'idea che si sia schierati per qualcuno, per servire qualche mandante, ha reso non credibile la stampa italiana. Il Fatto quotidiano non ha dietro finanziamenti pubblici, è nato da un gruppo di giornalisti, da editori che fanno solo gli editori. E' una novità perché si avvicina a un'idea vera di giornale"...

Leggi tutta l'intervista (file pdf)



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di Dr. Luca Avoledo

Come molti avevano preannunciato - tra cui noi -, l'allarme suscitato dalla nuova influenza suina A H1N1 è stato eccessivo e non giustificato. Lo documenta oggi una ricerca americana. Dubbi anche sull'efficacia dei farmaci.

Vittime in Italia: 137. Tasso di mortalità: bassissimo, lo 0,0033% (contro quello molto più alto, pari allo 0,2%, dell’influenza stagionale). Tutto il mondo gettato nel panico: ingiustificatamente. Miliardi spesi per fare scorta di farmaci: buttati al vento. Corsa affannosa al vaccino: inutile.

L’allarme per l’influenza messicana, poi influenza suina, poi influenza A H1N1, non aveva fondamento. Uno studio americano, condotto dall’Harvard School of Public Health e pubblicato su PLoS Medicine, oggi rivela che la pandemia di nuova influenza è stata la più debole della storia e il virus della A H1N1 è un virus “blando”.

Non bastasse, a detta del British Medical Journal, il farmaco impiegato nella terapia della nuova influenza A H1N1 non è efficace nel prevenirne le complicanze respiratorie, come la polmonite.

E ora, chi paga il conto? I contribuenti ovviamente, cioè noi. Leggendo quanto scrive Oliviero Beha, si scopre che lo Stato Italiano deve corrispondere - solo per il vaccino contro l’influenza suina - 24 milioni e 80.000 euro al netto dell’IVA alla Novartis, la multinazionale che lo produce...

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Ha ragione l’Onu da Copenhagen: attenti alle nuove calamità naturali che porta con sé lo stravolgimento del clima. Ha ragione il Cardinal Tettamanzi da Milano: attenti alle nuove calamità sociali che porta con sé lo stravolgimento della ragione sulla questione degli immigrati da parte della Lega. Non sto qui a riepilogare tutte le affermazioni di oggi, ieri e l’altro ieri della Lega - ma non solo di essa - sugli immigrati.

Ogni occasione è risultata buona per picchiare duro e senza equilibrio contro gli immigrati che vengono a “togliere il pane e il lavoro” agli italiani, dai minareti svizzeri al crocefisso via dalle scuole al primo omicidio o stupro o incidente che sui giornali fa titolo molto diversamente: ”Un giovane uccide rivale per amore” se connazionale diventa subito “Ucciso un giovane: l’assassino è un rumeno” se straniero, ecc. Ed è giornalisticamente comprensibile ma foriero del peggio socialmente e politicamente...

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"È tutto un troiaio”, esclamava spesso toscaneggiando Rodolfo Siviero, nominato da De Gasperi per i suoi meriti nella Resistenza ministro plenipotenziario per il Recupero delle opere d’arte trafugate durante la guerra, operazione che lo rese famoso e insieme disperatamente impotente di fronte alle nequizie di uno Stato in cattivo stato.

Ci pensavo ieri (8 dicembre, ndr) guardando la prima pagina di questo giornale (Il Fatto Quotidiano, ndr), che oltre alla Lega truce anti-Tettamanzi e al summit di Copenaghen sul clima aveva in evidenza tre cose collegabili. I “day after” del popolo viola di San Giovanni, le nefandezze della Finanziaria specificamente orientate sul via libera all’asta per i beni confiscati ai mafiosi, e l’anticipazione di un libro importante, “Il caso Genchi”, il consulente di vent’anni di indagini sulla delinquenza organizzata, da Falcone a De Magistris.

Perché collegabili, al di là di un’evidenza solare? Intanto perché il sottofondo del No B.Day era la protesta contro gli arrangiamenti legislativi del premier, che accelerano e si infittiscono mentre leggete. A questo proposito non sono d’accordo sulla richiesta della Piazza di dimissioni da parte di Berlusconi, che mi pare un passo successivo. Piuttosto, si faccia processare, e in attesa degli sviluppi di Spatuzza e company risponda in aula del caso Mills, invece di scappare a colpi di convocazioni di Cdm e di impegni ad hoc: per rispettare la legge “deve” farsi interrogare, e se ci riesce ovviamente assolvere. L’ha fatto Andreotti, di essere in aula, lo faccia lui. Evitare il giudizio scardina la Costituzione e si pone di fronte all’opinione pubblica italiana e internazionale come un “contumace istituzionale”. Come direbbe Siviero, diventa “tutto un troiaio”.
  Quale sembra diventare una Finanziaria che lascia correre le aste per i beni confiscati alla mafia, questa sì iniziativa della maggioranza berlusconiana che può far gridare ai favori ai mafiosi, come questo e altri giornali da tempo ripetono.

Senonché qualche giorno fa in un incontro a Padova ero proprio a fianco di Genchi. Il quale, tra le tante cose giuste sosteneva anche che non fosse affatto una cattiva idea quella di mettere all’asta i beni mafiosi. Perché? Intanto, perché nel frattempo essi deperiscono e costano comunque molto denaro conservativo allo Stato. Poi perché se i mafiosi si ricomprano i loro beni, “noi glieli risequestriamo”, diceva Genchi. Così li pagano due volte, e nel frattempo il denaro contante riscosso va a finire a Libera di Don Ciotti, alle altre associazioni previste, a tutte le iniziative le cui finalità siano in linea con questo utilizzo dei beni sequestrati e posti all’incanto.

Ovviamente in assoluto questo sarebbe a parer mio
  un ragionamento nient’affatto sbagliato, così come è evidente che la mafia dei colletti bianchi partecipa in carrozza a qualunque asta vuole, in Italia e altrove, e si compra con la liquidità che possiede ciò che le serve. In assoluto, però. Relativamente a questo paese, il deperimento dei beni confiscati dipende dall’inefficienza del medesimo Stato che poi dovrebbe garantire la ri-confisca dei beni agli eventuali mafiosi che li avessero ricomprati all’asta. Si pensi poi alle lungaggini giudiziarie e amministrative per simili procedure: da diventar matti, oppure da rendere servigi a Cosa Nostra e ai suoi interlocutori politici di qualunque stampo. Per non parlare delle sezioni “deviate” delle forze dell’ordine eventualmente coinvolte. Dunque Genchi ha ragione, quindi ha torto. E Berlusconi va dritto come la locomotiva dell’Alta velocità attraverso quel “troiaio” di cui parlava quel galantuomo di Siviero.

Il Fatto Quotidiano, 9 dicembre 2009


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di Antonio Mazzeo

Alt dell’amministrazione comunale di Niscemi all’installazione del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare MUOS della Marina militare USA all’interno della riserva naturale “Sughereta”. Con provvedimento firmato dal Capo ripartizione all’urbanistica, indirizzato all’US Naval Air Station di Sigonella, al Dipartimento dell’US Navy di Napoli-Capodichino, all’Assessorato regionale territorio ed ambiente, all’Azienda regionale foreste demaniali, all’Arpa Sicilia ed alla Sovrintendenza ai beni culturali ed ambientali di Caltanissetta, è stato disposto l’annullamento in autotutela dell’autorizzazione ambientale rilasciata il 9 settembre del 2008 per la costruzione del potente impianto a microonde in contrada Ulmo, accanto alla base dell’US Navy oggi utilizzata per la trasmissione degli ordini di guerra alle unità navali e ai sottomarini nucleari in transito nel Mediterraneo e nel Golfo Persico...

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