.


nuovi mostri
2
commenti



Egregio Direttore Sullo,
l'allegato (file word) è innanzitutto per lei e i lettori di Carta.

Sono partito da uno dei suoi ultimi editoriali e sono saltate fuori tre pagine (purtroppo non ho il dono della sintesi). Se anche riuscissi a farle leggere ad UNO degli elettori di Pierluigi Bersani sarei soddisfatto, magari potrei contribuire a far riflettere una persona su due milioni: è già qualcosa.

In qualche modo completa e conclude personali considerazioni sui - Democratici - gentilmente pubblicate la scorsa estate dal suo collega Beha sul suo sito personale:
http://italiopoli.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2297480

Il suo editoriale su Carta mi ha dato lo spunto necessario: “...registro che Pierluigi Bersani è legato a quelle «coop rosse» che hanno in mano gli appalti per la Tav in Val di Susa, la base di Vicenza e il tunnel Tav di Firenze. Vorrà dire qualcosa?”...

I video compresi nelle tre pagine in allegato "completano" le informazioni. A livello di stampa cartacea si possono omettere senza perdere il senso del testo, comprensibilmente difficile da pubblicare per un media tradizionale.

Cordiali saluti, Roberto Pirani
www.buonsenso.info
30 ottobre 2009



0
commenti



Il nuovo romanzo di Oliviero Beha, storia di un uomo oltre la soglia della maturità.

Ecco un'anticipazione di “Eros terminal - Il sesso, l'età, il potere" di Oliviero Beha (Garzanti, pagg. 270 pagg, 16.60 euro). In libreria da oggi.

di Oliviero Beha (Il Fatto Quotidiano, 29 ottobre 2009)
Rada, dopo, se lo rimirava con interesse,come se lo vedesse per la prima volta invece di conoscerlo a fondo da un paio d’ore. Lui era piacevole, ma veramente piacevole, con quell’aria armoniosa degli attori di una volta, quei caratteristi che facevano la fortuna di certe commedie cinematografiche ormai sostituite dalla tragedia quotidiana di un’era geologica soltanto violenta.Gli occhi erano quelli giusti per quello sguardo avvolgente insieme liquido e solido, in grado di entrare nelle persone, di starci un po’,di solidificare se necessario o voluto, e di uscire di nuovo liquido. Non era uno sguardo, era un mercurio con tutti gli effetti ipnotici di un mercurio. La differenza con prima, con sempre, era l’egopirite, e la sua condizione terminale che aveva bisogno di onorare il principio di necessità, di sfoltire il superfluo, i rapporti, le azioni. E se ci fosse riuscito anche con i pensieri?


continua

0
commenti



Il Fatto Quotidiano, 28 ottobre 2009

Il mio nome è Esteban Cardosa, e sono uno degli amministratori del “cartello” di Medellin, Colombia. Il mio core-business è la droga, cocaina ma non solo. Scambio anche armi a tempo perso facendo il mediatore tra Stati insospettabili. Capisco bene l’italiano perché ho studiato per due anni Economia politica presso l’Università Pontificia, a Roma. Scrivo per avere maggiori chiarimenti (ed eventualmente festeggiare) su due articoli, usciti lunedì scorso su due quotidiani italiani, a proposito di quello che chiamate “scudo fiscale”, quella legge per far rientrare capitali dall’estero pagando solo il 5% della somma e venendo garantiti dall’anonimato. Come potete immaginare la cosa mi interessa direttamente, e molto. Non avete idea di quel che mi costi “ripulire” il denaro che incasso dal narcotraffico: altro che il 5%, sei o sette volte di più quando va bene. Poi la faccenda dell’anonimato è per me “maravillosa”, per dirla in castigliano.

Dunque, i due articoli. Il primo, su “Il Corriere della Sera”, a dir la verità è una lettera del vostro tributarista più importante, naturalmente dopo il Superministro dell’economia, Giulio Tremonti: Victor Uckmar, infatti, trova una “grave pecca” nella circolare 10 ottobre 2009, n. 83, dell’Agenzia delle Entrate sulle istruzioni per l’applicazione delle normative sullo Scudo fiscale. ”Nell’elencare gli Stati dove si trovano beni da regolarizzare”, scrive, ”con il versamento del 5% e non anche con il rientro, tra i paesi dell’America latina è stato indicato solo il Messico”. Perbacco, la questione mi interessa. Uckmar vorrebbe farci rientrare paesi come Brasile e Argentina dove “in oltre un secolo gli emigranti italiani hanno acquisito beni immobili e molti nei passaggi generazionali oggi sono di proprietà di residenti in Italia tenuti al monitoraggio”. Me ne frega assai del Brasile e dell’Argentina. Il mio “cartello”, la mia parte di beni immobili riguardano ovviamente la Colombia, ma anch’io ho intestato beni e denaro a parenti/affini/consanguinei residenti in Italia. Tanto più che il secondo articolo, sempre lunedì ma su “Repubblica/Affari&Finanza”, recita fin dal titolo: “Con lo scudo porte aperte al trust ma attenzione a tipologie e norme”.

Ebbene, vorrei tranquillizzare voi italiani, da Tremonti in giù. Farò attenzione, so che cosa vuol dire un trust definito dal giornale “lo strumento di diritto anglosassone spesso criticato perché si presta a occultare la provenienza di capitali agli occhi del Fisco… Con la garanzia dell’anonimato dovuta al fatto che il trust è un contratto di natura privatistica, le norme sull’antiriciclaggio finiranno infatti fuorigioco”. Pensate che negli Usa la tassazione per il mio trust è del 50%: da voi regolarizzo con il 5%. E’ ovvio che sono tentato di farlo con tutti i mezzi, e non penserete che un narcotrafficante plutocrate li conosca meno (cioè sia più fesso) della vostra Agenzia delle Entrate. La quale nella sua circolare “ammette allo scudo non solo il trust reale ma anche quello simulato a patto che il soggetto nascosto sia residente in Italia”. E volete che io non disponga di residenti in Italia, professionisti, modelle o trans che siano? Non avete capito che materia prima tratto? E allora, suvvia… Avete fatto questo straordinario regalo all’intiero pianeta - se date retta anche ad Uckmar, allargando la cerchia…-, siete i Babbo Natale del riciclaggio del denaro sporco e io, Esteban Cardosa, non dovrei approffitarne? State tranquilli, ho già il sistema, trust o non trust. Qualche decina (centinaia?) di italiani “accoglienti” mi renderanno il servizio e io, ve lo giuro sulla Virgen, sarò loro molto riconoscente.

Segnalazioni

Manca 1 giorno all'uscita di Eros Terminal
Il romanzo di Oliviero Beha
Edito da Garzanti, Narratori Moderni

Stasera Oliviero Beha presenta Eros terminal a Linea notte
Rai 3 - ore 24.00





1
commenti



Gentile dott. Beha,
mi rivolgo a lei perché credo sia forse l'unica voce che cerca di indagare nel mondo dello sport al di fuori della ipocrisia e della retorica imperante.
Queta mattina sono rimasto colpito dalla notizia dell'incriminazione di alcuni insegnanti per il modo in cui si rapportavano con una propria alunna, che ha tentato il suicidio. Ci sono, per la scuola, norme che cercano di tutelare i ragazzi in determinate situazioni, anche se questo episodio dimostra come spesso non siano efficaci.

Vengo al dunque. Se il disastro della società italiana richiede uno sforzo di indagine sul mondo della formazione per cercare possibili vie d'uscita, il disastro dello sport italiano richiederebbe uno sforzo altrettanto grande. Il mondo dello sport giovanile è un terreno franco, nel quale personaggi di poco spessore agiscono praticamente indisturbati.

Noi affidiamo i nostri figli a queste persone, che decidono in maniera spesso del tutto arbitraria, della vita e morte (sportiva) dei ragazzi, rifiutando espressamente ogni intento educativo. Questo sistema trova terreno fertile per l'incapacità dei genitori di trovare spazi comuni di interesse (ciascuno pensa che il proprio figlio sia il campione che deve affermarsi).
Parlo per l'esperienza che ho vissuto accompagnando mio figlio che, dagli otto ani di età, per 10 anni, ha giocato a basket in 2 delle maggiori società della capitale, ed ha deciso quest'anno di smettere.

La cosa che colpisce in questa sua decisione, venuta dopo essere stato brutalmente scaricato dalla società di appartenenza, la Virtus Roma (il 1° luglio ha fatto le visite mediche, il 1° settembre -  con una settimana di ritardo per colpa di una fastidiosa tonsillite - ha iniziato gli allenamenti, il 7 settembre gli è stato comunicato che avrebbe dovuto cercarsi un'altra squadra) è la totale mancanza di intersese del ragazzo verso il gioco della pallacanestro, che oggi è completamente uscito dai suoi interessi.

Parlo di un ragazzo che in 10 anni non ha mai saltato un allenamento, che negli ultimi 2 anni avevano frequenza quotidiana, e per il quale il basket era una parte importante della vita. Quello che sono riusciti a fare le persone che avrebbero dovuto coltivare il suo amore per questo sport, è stato distruggre completamente ogni interesse in lui per la pallacanestro. Posso assicurarle che non si tratta di un caso isolato. Potrei farle molti nomi di ragazzi, fra i più promettenti, che hanno smesso per colpa delle società. Non ci si può lamentare se poi non si producono praticanti di un
certo livello.

Il motivo per cui le scrivo è quello di sollecitarla a condurre una inchiesta sul mondo dello sport giovanile, su come dovrebbe funzionare, su queale ruolo dovrebbe assumere la scuola anche nella formazione sportiva dei ragazzi.

La storia di mio figlio è emblematica (se fossero necessari ulteriori particolari, anche relativi ai successivi contatti con altre società, sono ovviamente disposto a fronirli) e se a me dispiace che abbia smesso di giocare, non mi dispiace che abbia lasciato un mondo, quello dello sport, in cui, spesso dico amaramente, non c'è ancora stato un '68.

Mi scuso se mi sono dilungato.
La ringrazio per l'attenzione e la saluto cordialmente.
Fulvio Maiella

Segnalazioni

Mancano 2 giorni all'uscita di Eros Terminal
Il romanzo di Oliviero Beha
Edito da Garzanti, Narratori Moderni

Domani sera Oliviero Beha presenta Eros terminal a Linea notte
Rai 3 - ore 23.10






0
commenti



IN LIBRERIA DAL 29 OTTOBRE 2009

Leggi l'anticipazione

L’uomo senza nome, l’Innominato protagonista di questa storia, è sempre stato un uomo piacevole, anche oltre la soglia della maturità.

Si è affidato a questa inafferrabile qualità della «piacevolezza» anche linguistica senza spigoli né contorni nel suo fortunato lavoro di pubbliche relazioni, e soprattutto nel suo rapporto con le donne.

Una sorta di seduttore seriale, naturale e pressoché involontario. O forse un esploratore compulsivo di tutte le possibilità di eros, affidato a una leggerezza compiaciuta che lo allontani dal confronto con i buchi neri dell’esistenza e in definitiva da thanatos, la morte.

L’avvento della Grande Recessione al suo esterno, e quella bestia insieme feroce e gentile dell’età dentro di lui, non hanno affatto cambiato il suo comportamento, e tuttavia sembrano pretendere da questo «eroe postmoderno» una diversa consapevolezza. In un paesaggio da Blade Runner aggiornato e assediato dai replicanti di un’umanità svuotata, è come se la storia avesse fatto una inversione a U, o forse una semplice conversione, anche se la direzione resta incerta: perché il mondo si è fatto più brutto, più lento, più povero, più violento. Insomma, sempre più squilibrato, con i ricchi sempre più ricchi, asserragliati nei Quartieri Alti, e i miseri sempre più miseri, mentre l’acqua inizia a scarseggiare.

In questa guerra civile permanente ma ancora strisciante, conseguenza estrema del denaro che tutto compra e tutto annichilisce, «l’eroe senza nome» avrà due missioni, forse coincidenti: da un lato indagare davvero fino in fondo, a partire da sé stesso, il rapporto tra sesso e comunicazione, tra sesso e potere; dall’altro un misterioso incarico che riguarda proprio la crisi idrica.

Quello che lancia Oliviero Beha in Eros Terminal, nell’avventura psicologica e nella «fantascienza esistenziale» di ognuno di noi, è uno sguardo lucidissimo, affilato e compresso dall’autoironia sul nostro futuro prossimo. Un futuro interiore/anteriore talmente vicino da potersi scambiare per il nostro presente.

In libreria dal 29 ottobre 2009
di Oliviero Beha, edito da Garzanti, Narratori Moderni


3
commenti



Peccato: non governava male (?)
Queste le parole usate oggi (domenica 25 ottobre, ndr) nel suo editoriale su Il Fatto da Marco Travaglio. Parole io credo del tutto infondate. In realtà Piero Marrazzo come Governatore ha fatto più danni della grandine, se si ha voglia di leggere spiego anche perchè.

Piero Marrazzo è stato un pessimo Governatore per la Regione Lazio, fare politica (bene) non è una cosa semplice, e l’occasione è stata sprecata. Marrazzo ha cominciato promettendo molto in campagna elettorale, al momento dei fatti ha tradotto nel suo esatto contrario dichiarazioni come “La Regione sarà un palazzo di cristallo”. Come no. Basta andare ad Albano, Tarquinia e Civitavecchia, Malagrotta e dintorni, Colleferro, Aprilia, etc a verificare come si sono tradotte le sue promesse elettorali, stile a pagina 52 del programma: “…occorrerà un intervento per impedire la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia…”.

Ha proseguito con imposizioni senza rispetto di svariate normative, prima fra tutte quella della partecipazione prevista alle scelte come quella irreversibile se realizzato l'impianto di Albano. Per non parlare solo delle scelte “alla vaccinara” nel settore dei rifiuti basti ricordare l’inchiesta sempre dei vostri colleghi di Report nel settore della Sanità: un buco nero che assorbe la stragrande maggioranza del bilancio regionale...
continua

2
commenti



Vignetta di Bertolotti e De Pirro

Indietro Savoia

(notizie.tiscali.it, 20 ottobre 2009)

Ci stiamo imbarbarendo un po’ tutti quanti, e tra le tante forme di questa barbarie comportamentale che ci fa regredire (a destra come a sinistra, così almeno ci capiamo…) la lingua che parliamo è una spia più che significativa, forse la spia per antonomasia. Nonostante tutta la modernità o post-modernità o post-post-modernità e i suoi sviluppi tecnologici e scientifici,infatti, ancora non è stata trovata una supplenza alla lingua. Rimane la principale forma di contatto tra noi umani (o subumani o paraumani che sia). Teorie? Vediamo.

Partiamo dalla comunicazione più popolare, quella attraverso lo sport. Il calciatore più famoso di tutti i tempi, insieme a Pelè ma mediaticamente più di Pelè proprio perché è della nostra epoca, è di certo Diego Armando Maradona. Dopo la vittoria in extremis dell’Argentina, che lui allena, sull’Uruguay, passaporto per i Mondiali sudafricani, prendendosela con la stampa nella sua non infrequente “trance” ha detto qualcosa come “succhiatemelo” in diretta tv. Un barbaro, un cafone, semplicemente Maradona? Temo che in molti (in molti) considerino ciò normale. Veniamo a casa nostra, al CT Marcello Lippi che a Parma, dopo un’Italia-Cipro nella quale per un’ora gli italiani erano stati penosi e fischiati, se l’è presa con il pubblico che invitava i miti d’oggi dello stadio ad “andare a lavorare”. Il CT ha detto cose come “sono incazzatissimo, vadano a lavorare loro” (“per difendere il gruppo” ha spiegato poi stolidamente), invito che si scontra con l’oggettiva disoccupazione e con un minimo, davvero un minimo di sensibilità contemporanea. Un barbaro sul piano sociale, uno fuori dal contesto linguistico, umorale, morale? Temo che tutto ciò a molti (molti?) non abbia scucito un baffo. In Formula 1, Gran Premio del Brasile, il “padrone” del Barnum Bernie Ecclestone ha detto in un’intervista (già si era espresso in difesa di Hitler..) “ineccepibilmente” che “la morte di Senna ha comunque fatto salire la popolarità di questo sport”. Un barbaro etico? Un mercante planetario schietto? Un guerrigliero anti-ipocrisia in un mondo che almeno in parte “compra” con l’agonismo di piloti e bolidi anche l’adrenalina da incidente dello spettatore/telespettatore? Temo che di tutto ciò e di quel che significa (dal suo punto di vista è stato sincero) non sia fregato niente a molti (molti?).

E del resto extra-sport il linguaggio che ormai da troppi anni usano i nostri leader politici, Berlusconi ma non solo, è un linguaggio barbaro per barbari, che scambia la maleducazione per chiarezza e l’incisività mediatica per “onestà intellettuale”. Intendiamoci: non rimpiango di certo l’ipocrisia vellutata del “politichese” volutamente incomprensibile e mafioso di sempre, ma ritengo inaccettabile che una classe dirigente si esprima spesso come i calciatori, appunto in “calcese”. Quello che ne vien fuori non è una maggiore comprensibilità per i destinatari dell’informazione, ma un progressivo scadimento dell’autocontrollo e della decenza del parlante che si riverbera in una perdita dell’autocontrollo e della decenza della collettività, interlocutrice passiva e sempre più imbarbarita.

Possibile che non ci si riesca a fermare? E se è questa la deriva (di come parliamo e del resto) dove ci porta? Fate un test con voi stessi e con coloro che vi circondano sulla qualità del linguaggio che parlate e ascoltate, e sappiatemi dire. Magari confrontando la vostra/nostra lingua con quella dei figli (o dei nipoti). Non è un problema di “parolacce”, credetemi, la parolaccia esiste da sempre ed è nella mente più che nella lingua. E’ la mancanza di rispetto per le nostre parole, quindi per noi stessi, che ci imbarbarisce sempre di più.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)


0
commenti



di Antonio Mazzeo

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America avrà a disposizione quasi due miliardi di dollari al giorno per finanziare le proprie missioni di guerra a livello planetario ed acquisire nuovi sistemi d’arma dal complesso militare industriale nazionale. Il Congresso, a stragrande maggioranza, ha approvato il National Defense Authorization Bill che assegna alle forze armate un budget da 680,2 miliardi di dollari per il prossimo anno. Il piano finanziario diventerà operativo subito dopo la firma del presidente Barack Obama, ma alcuni emendamenti approvati potrebbero creare qualche frizione all’interno dell’Amministrazione USA...
continua

3
commenti



Il Badante
Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2009


A quattro settimane dalla nascita di questo giornale vorrei fare una considerazione e una simulazione, del tutto personali e quindi “avversabili” e “falsificabili”, secondo la teoria scientifica di Feyerabend. Non è un bilancio né economico né politico sul giornale (non spetta certo a me), né un recupero delle critiche (nessuno è perfetto). No: la considerazione riguarda il lettore. E’ un giornale che va a un certo tipo di lettori che “respirano” nello smog dell’inquinamento mediatico, è un giornale letto con attesa e con rabbia, è un giornale per ex-lettori schifati o per non-lettori usi al web (non è un’indagine alla Ilvo Diamanti, ma accontentatevi). Ma non è per ora un “giornale per tutti” almeno potenzialmente, perché vissuto per lo più in chiave resistenziale anti-berlusconiana. E si capisce, l’emergenza è l’emergenza… E, di nuovo assai personalmente, l’emergenza è necessaria ma non sufficiente. Faccio l’esempio concreto di Bersani, che dice e ripete “urbi et orbi” due cose facilmente smontabili: il più antiberlusconiano sarà quello che lo batterà. Ah sì? Allora c’è già, è Prodi. Ma se Silvio dovesse essere battuto “berlusconiamente”, cioè con metodi analoghi e fini non troppo dissimili, saremmo punto e da capo (magari avendo a che fare con qualcuno meno consunto del Papi-Dorando Pietri di oggi e forse peggiore, secondo il noto proverbio romanesco). Dice anche, il filosofo piacentino (sempre Bersani, in odore dalemiano): voglio un Pd popolare. Ah sì? Se ci dice la formula magica per ricreare un popolo che quindi lo segua e lo voti nella palude italiana, lui che ha attraversato gli ultimi vent’anni in politica in questa recessione di credibilità, giuro che non solo lo voto ma nei limiti lo finanzio pure. Quindi anti-berlusconiani sì, ma con “faccia” e criterio. Dalla considerazione alla simulazione.

Forse dovremmo metterci di più nei panni non della congrega berlusconiana di privilegiati e unti dall’Unto ma del suo “popolo” e della sua “libertà”. Dovremmo insomma simulare a fin di bene uno stato d’animo simil-berlusconiano, cercando di spiegare pianamente e liberamente come i polveroni di Silvio possano a volte pure centrare dei bersagli a sinistra ma non cambino l’indecenza e l’illeggittimità del Sire. Tanto per esemplificare: discutibile indugiare sulle escort del Nostro, doveroso collegarle all’uso istituzionale e politico delle stesse, truffaldino mettere la cosa sullo stesso piano della vergogna “Mesiano-calzini turchese”. Insomma, far capire che il “tutti colpevoli quindi nessun colpevole” di Craxi è sempre in agguato, e se è vera la prima parte dell’assunto, cosa da dimostrare ma non tanto lontana dalla percezione collettiva, è comunque di sicuro falsa la seconda. Riuscire a informare su Berlusca, il vuoto culturale, l’uso spregiudicato dei media fino alle colonne d’Ercole della dignità di informatori e informati (?!?), senza dar l’idea di farlo “perché è l’unica cosa da fare”, sarebbe forse una svolta per il futuro. Di una collettività. Non è possibile che su questo piano non ci segua qualcuno onesto - intellettualmente e penalmente - ma confuso, che non sia già convinto come è invece chi ci legge. E al di là delle copie e dei lettori, ciò vorrebbe dire un’ulteriore circolazione di idee e un tentativo serio di disimbarbarire il Paese. Ovvero: già oltre l’emergenza, senza mai perderla di vista.


0
commenti





Gentile Oliviero Beha,
mi chiamo Claudia, ho 32 anni, vivo a Padova ma sono della Spezia e fino alla maturità ho vissuto stabilmente in un paesino vicino alle Cinque Terre, che si chiama Pitelli.
Qui - proprio in faccia al mare - c'è una delle discariche più "interessanti" del territorio nazionale. E' interessante perchè è una discarica "da manuale", perchè è il prodotto tipico del lato ingordo del capitalismo, della faciloneria e dell'arroganza del potere politico, della violenza dei militari e della malavita organizzata.

Voglio ricordare che il Porto della Spezia (città dei misteri, la chiama Giorgio Bocca) è lo stesso porto della Jolly Rosso, una specie di "hub" di navi tossiche.

Ebbene un giorno, un ragazzo che si stava laureando in storia contemporanea, ha deciso di fare la propria tesi di laurea su questa discarica, come è nata, come si è sviluppata, gli attori della vicenda, la ricostruzione processuale, i danni arrecati all'ambiente.
E' venuta talmente bene questa tesi, che persino gli avvocati, i periti che si sono occupati della vicenda giudiziaria gli hanno fatto i complimenti.
Talmente ben fatta che abbiamo deciso di farci un documentario.
E lo abbiamo fatto! E' venuto bene pure quello, belle immagini, belle interviste, ricostruzione fedele con tanto di documenti originali e giornali dell'epoca... lo abbiamo presentato a Goletta Verde. Tutti impressionati, anche se è una storia vecchia di 30 anni!

E' un documentario fatto totalmente in autogestione, non ci ha finanziati nessuno, non ci sono sponsor, dunque non siamo “condizionabili”. Non lo dico per vanagloria, ma perché questo è un esempio di come sarà una parte del giornalismo in un futuro che è già presente. Non mi riferisco solo alle nuove tecnologie grazie alle quali chiunque può fare informazione, scavalcando i media “istituzionali”. Mi riferisco piuttosto a reti di informazione rette da persone che conoscono profondamente il territorio, competenti dal punto di vista tecnico e indipendenti.
Quindi nulla di dilettantistico. Il documentario su Pitelli non ha nulla di dilettantistico, ha tutto di professionale, dalla regia alla stesura dei contenuti.

Lo vedrà lei stesso, le chiedo di vedere almeno il promo su youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=yuj-hkyJnJ8
Dura solo 5 minuti, il documentario per intero ne dura 33. Il titolo è: "Pitelli, uno scandalo da non dimenticare", 2009
Autore: Claudia La Barbera
Tratto dalla tesi di laurea di Emiliano Ceretti: "La discarica di Pitelli: un disastro ecologico", 2004
Editore: Multimedia Records (www.multimediarecords.tv)

Per favore, lo guardi e passi parola se crede. Perchè abbiamo l'intenzione di andare avanti, un documentario non basta. Anche se a volte succede che contro i nuovi mostri basti una tesi di laurea.
Con stima,
Claudia La Barbera

sfoglia settembre   <<  1 | 2 | 3 | 4  >>   novembre

Leggi Tutti




DOPO DI LUI IL DILUVIO


EROS TERMINAL


I NUOVI MOSTRI


ITALIOPOLI


 
Un invito al lettore a stimolare il proprio senso civico
Diario21

Il primo libro è firmato, non a caso, da uno dei più antipatici giornalisti e polemisti italiani
Armando Besio, La Repubblica

E' uscito un libro scomodo. Come il suo autore
Enrico Vanzina, Il Messaggero

Il messaggio di Beha è chiaro: parlare di Vallettopoli, Calciopoli, Rifiutopoli, non basta più
Laura Fiengo, Vanity Fair

Viaggio in Italia ai confini dell'omertà
L'Unità 





 




  • Tutte le domeniche Oliviero Beha ospite del Tg3 delle 19

Ricevi gli aggiornamenti del blog via email:


Aggiungimi ai tuoi blog preferiti