30 maggio 2008, in
Malelingue
Italia, nel penitenziario del sollievo
Malelingue
l'Unità, 31 maggio 2008
Sta accadendo qualcosa di assai grave, e - come spesso - sotto gli occhi di tutti: siamo dei reclusi in una sorta di “penitenziario del sollievo”. Ma sì: ricordate il delitto di Novi Ligure, qualche anno fa? Cittadina e Paese (ma assai meno di oggi…) per un momento mediatico furono indotti xenofobicamente a pensare che gli assassini di una donna e del suo bambino fossero degli “albanesi” (la virgolettetura è di tipo sociologico…). Quando Erika confessò ci fu un respiro di sollievo generale: non erano stati gli albanesi bensì “semplicemente” la figlia/sorella maggiore ed Omar, fidanzato della medesima. Naturalmente diventati poi eroi mediatici. Capite? Sollievo per una tragedia greca siffatta a Novi Ligure… E così oggi: c’è chi tira respironi di sollievo perché al Pigneto non è stato un raid nazirock, ma “soltanto” una “reazione da saturazione”, da insicurezza, da recessione economica. E c’è chi da destra ingigantendo politicamente il sollievo sottolinea che il tal picchiatore aveva il Che tatuato su un braccio, onde per cui l’aggressione “non è di destra”… Non basta evidentemente che sia un’aggressione orma di genere in una società in disfacimento. L’importante è il sollievo per chi sta marcendo in un penitenziario…
29 maggio 2008, in
Malelingue
“Salva-Rete4”, emendamento emendato
Malelingue
l'Unità, 30 maggio 2008
E’ successo qualcosa, perlomeno alla lingua. Quando ho sentito il Viceministro luce per le Comunicazioni chiamare anche lui l’emendamento in questione, che la maggioranza è stata costretta dal voto in aula a ritirare, ”provvedimento salva-Rete4”, come faceva da una settimana l’opposizione e questo giornale in particolare, mi sono detto: ecco, ci siamo. Mi riferivo non alla giustizia resa a “Europa 7”, non all’esecuzione delle sentenze in Italia e in Europa che liberano le frequenze di Rete4 inviandola sul satellite (mica è un crimine, è “solo” una misura di legge), e neppure alle prove generali di un’opposizione sana a un governo che vorremmo sano per il bene del Paese. No, queste sono quisquillie e pinzillacchere, alla Totò. In realtà ne facevo solo una questione linguistica. Ormai il provvedimento infilato surrettiziamente nel primo pacchetto del Berlusconi IV non è più un rammendo sulla situazione tv in Italia di fronte all’Europa, bensì ufficialmente un “salva-Rete4”, per tutti. Come i “salva-Previti”, i “lodi-Schifani”, i “salva-falsi-in-bilancio” ecc. E’ la chiarezza lessicale che trionfa e si ammutina contro le formule. E’ l’emendamento dell’emendamento. Siamo davvero sulla buona strada…
l'Unità, 29 maggio 2008
Mentre fioccano i dati Istat sulle nostre contraddittorie povertà, dal mondo del pallone arriva un afrore fortissimo: quello dei soldi. on sarebbe una novità per una delle principali industrie del Paese e di gran lunga la più speciale, se non fosse che il profumo/odore/puzza riguarda le due società che meglio hanno fatto sul campo nella stagione appena conclusa, cioè in rigoroso ordine di classifica l’Inter e la Roma. Per anticipare le conclusioni sull’identità dell’assassino, come il peggior giallista in circolazione, se ne deduce che neppure le cose che vanno bene riescono ad andar bene davvero. E che se il discorso era giorni fa, su queste colonne, da me contestualizzato nel calcio rispetto al Paese disastrato (come a dire che pareva un campionato “quasi” normale in un panorama per lo più atroce), adesso va riferito e circoscritto al settore: anche chi va meglio nel pallone sembra orientato a manifestare urbi et orbi il complesso del Tafazzi. Ma sì,non c’è bisogno di troppe spiegazioni, si tratta di fare su di sé del baseball non proprio onanistico ma intimo e autarchico.
Non sono storie simili, ma di analogo c’è la sensazione e l’odore di cui sopra. Prendiamo l’Inter. Circondata dall’affetto storico dei suoi tifosi, vip, stravip, “normali” o diesel, inanella tre scudetti di seguito dopo un secolo senza titoli e una serie di comiche finali da far invidia a Buster Keaton. Certo, il primo scudetto è burocratico, per via di quella piccola storia di Calciopoli e della Juventus retrocessa e riprovata, storia che ancora aspetta una sua convincente verità che non passi solo per via Moggi (ogni riferimento alle strade romane rititolate è puramente voluto). Ma insomma gli altri due l’Inter se li è guadagnati, aiutino oppure no, e in panchina aveva sempre lo stesso Mister, Roberto Mancini...
25 maggio 2008, in
Diario
Torna a fiorir La Rosa
Scartabellando tra le mie carte, ho trovato dei versi, una quartina che il leggiadro poeta Parini dedica ad Anna La Rosa, l'altrettanto leggiadra star della tv contemporanea lottizzata ed estratta a cadenze regolari. Ve la propongo:
Torna a fiorir La Rosa
che pur dianzi languia
ed all'Acquacetosa
rivà con chicchessia
21 maggio 2008, in
Malelingue
Un coniglio vecchio spunta dai rifiuti
Malelingue
l'Unità, 22 maggio 2008Ingenuamente, oppresso come italiano dalle
2700 tonnellate dei rifiuti per le strade di Napoli, immaginavo che il
primo Consiglio dei Ministri del Berlusconi IV facesse come per l’Ici: semplicemente abolisse la “monnezza” con un bel decreto. Nell’impossibilità di un Governo/Aladino, sono rimasto in fervente attesa comunque di un coniglio in uscita dal cilindro di Berlusconi che desse il timbro e il segnale della novità, dopo
l’era Bassolino-Jervolino succeduta ai nefasti di Pomicino (ma perché tutti in “ino”? E’ una congiura della cabala?). Il coniglio si chiama da ieri a fenomenale sorpresa
Guido Bertolaso, responsabile della Protezione Civile, uomo politicamente buono per tutte le stagioni e con grande competenza nel campo. Infatti la sua biografia ci dice che il nuovo (?!?) sottosegretario è vecchio del settore.
E’ stato Commissario Straordinario della stessa materia tra il 2006 e il 2007 (non avanti Cristo) e intanto i rifiuti crescevano. Certo, non sarà stata colpa sua. Ma davvero dal colpo di teatro di Napoli che segue quello di un anno e mezzo fa a Caserta del centro-sinistra (ma porteranno bene le trasferte in Campania di questo tipo?) non erano possibili altri conigli?
Ricevo & pubblico
Errori di gioventù "bruciata" di veltroni: quello del sì a tutto(da ecceterra.org)
Un concetto basilare da diffondere, incollare sui blog e linkare a più non posso
Comitato per la salvaguardia dell'Ambiente e della Salute Pubblica di Gualdo Cattaneo e Giano dell'Umbria (PG)
l'Unità, 19 maggio 2008
Nel Paese più abnorme dell’Occidente industrializzato il calcio riesce a sembrare ancora e malgrado tutto qualcosa di “normale”: è questa la sentenza dell’ultima giornata di campionato, in cui lo scudetto si è deciso nell’ultima mezz’ora, la danarosa partecipazione alla Champions League nell’ultimo quarto d’ora, le retrocessioni (due su tre) negli ultimi minuti. Quando mi riferisco a questa sembianza di regolarità in un Paese per lo più irregolare dove le norme, la legge, sono contemplate più come ipotesi di violazione che di semaforo per la vita collettiva, in realtà non sto parlando solo dell’Inter, o della Roma.
Sto parlando del fenomeno-calcio nel suo insieme, della sua originaria, leggendaria e sempre più slabbrata funzione di oppio dei popoli. Per cui i tifosi, dai Vip agli armenti e ritorno, si distraggono che so dal problema “monnezza-camorra-ordine pubblico” oppure dal maroniano “che ne facciamo delle badanti?”, problemucci dappoco come potete capire, per investire tutto il loro potenziale emotivo nel calcio, nella loro squadra, per un momento, per ore o per tutta la settimana.
E non solo il loro potenziale emotivo, ma spesso anche quello “politico”: provate a ragionare con i tifosi, cioè con molti italiani, delle loro squadre, dei rigori, dei torti, della questione-ultras. Se prestate davvero attenzione a parecchi dei loro discorsi ci troverete più partecipazione che ai programmi del PdL o del Pd. E non lo dico io, e non è cosa di oggi. Solo che i tempi digradano. E si degradano...
15 maggio 2008, in
Malelingue
Il “risentimento delle agenzie”
Malelingue
l'Unità, 18 maggio 2008
Con una formula che mi pare assai ben riuscita, Giuseppe D’Avanzo su “Repubblica” descrive chi oggi non ci sta e si lamenta di fronte allo stato delle cose: sono le “agenzie del risentimento”. Usa questa formula anche per parlare di Travaglio e del suo modo di fare giornalismo. Qualcuno potrebbe intravedere terminologicamente Freud sulla pelle di entrambi, della volpe e del cane. Ma questo naturalmente è secondario. Invece non mi dispiacerebbe affatto che D’Avanzo o qualcuno sottile come lui si occupasse anche del “risentimento delle agenzie”. Ma sì: se di fronte a dialoghi, inciuci, pacchetti oppure nel caso migliore “orizzonti per la crescita comune del Paese” da parte degli stessi che l’hanno ridotto così, c’è chi reagisce più o meno scompostamente facendo del risentimento il proprio denominatore comune, forse vale anche il discorso opposto. Non ci sarà qualcuno, qualche “agenzia politica” o “informativa” (c’è ancora una differenza tra le due?), che si risente contro tale risentimento e preferirebbe che nessuno disturbasse il manovratore? Per carità, è solo un’ipotesi da indagare e intercettare il meglio possibile…
L'Unità, 14 maggio 2008
Il popolo degli interisti si preoccupa: non finirà come è finita troppo spesso nell’ultima generazione? Scendono in campo i vip nerazzurri e chiosano. Il popolo dei romanisti fa le fiche dantesche: speriamo nel miracolo! Si schierano con la cabala il colto e l’inclita. Il popolo dei calciomani esulta per il solo fatto che il pallone rimbalzi fino all’ultimo, e ci possa essere pur sempre una sorpresa. Di adrenalina c’è sempre bisogno. Ma il popolo italiano di che altro si può sorprendere, che cos’altro vede rimbalzare negli spicchi di realtà, sui teleschermi, sui giornali ecc., di che cosa si può davvero stupire per dedicare pathos e cervello a qualcosa?
Del cosiddetto “caso Travaglio” che eventualmente sarebbe piuttosto un “caso Schifani”? Già visto, già sentito, anche se allora si trattava, anni fa, era-Luttazzi, dell’azionista di maggioranza e amministratore unico del Paese e della tv. Oppure della Rai, che si sospetta essere ”in mano ai partiti” meglio se di maggioranza? Ma via, non scherziamo, anche nel tasso d’ipocrisia del sangue ci dovrebbe essere un limite, altro che la glicemia… O ancora di cosa deve o non deve, può o non può, sa o non sa fare un conduttore tv con milioni di telespettatori, dissociato o pentito che sia quasi lo si ritenesse uno spaventato brigatista dell’etere? Anche qui, niente di nuovo e tutto di vecchio, con una tendenza commovente all’indifferenziato, all’indistinto, tra intervista e conversazione, intrattenimento e cabaret ecc., tanto che tutti sono abilitati a far tutto e invitano gli ospiti con il criterio del “casino mediatico” e possibilmente degli ascolti, Sgarbi docet.
Magari si potesse ragionare davvero su come funziona l’informazione, la tv, il rapporto malato e stradipendente con la politica a partire dal caso in questione, o da qualunque altro pretesto/sintomo. Macché: non vi fate fregare, non c’è in ballo il diritto/dovere all’informazione e all’informazione corretta, bensì tutto il resto che ne vuole prescindere. Schifani deve poter fare tranquillamente Schifani, “perché è stato eletto” ed è la seconda carica dello Stato, il resto non conta, la memoria serve solo per gli altri e la moglie di Cesare è da un pezzo sulla strada...
6 maggio 2008, in
Diario
Morte a Verona
Il gravissimo episodio della scorsa notte ci consegna la tragica fine di Nicola Tommasoli, che torna inevitabilmente a porre inquietanti interrogativi riguardanti la
violenza giovanile di estrema destra. Il tutto in un clima politico che batte su paure e "tolleranza zero", mentre piccoli settori di curve da stadio continuano a essere serbatoio e luogo di ritrovo per le frange più pericolose.
Leggi l'intervista a Oliviero Beha(aprileonline.info)
5 maggio 2008, in
Diario
Il manifesto politico dell'antipolitica
Sei edizioni, 35.000 copie
Martedì 6 maggio alle 19.30
Oliviero Beha a confronto con
Michele Ainis
Marcello fedele
Enrico Vanzina
Vauro Roma, Facoltà di Scienze della Comunicazione, via Salaria 113
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