Ho scritto a Dagospia a proposito dell'Unità
o.b.Caro Dago,
non scrivo sull’Unità da tre mesi, dall’avvicendamento alla guida del giornale di Concita De Gregorio in luogo di Antonio Padellaro. Fin qui, “chi se ne frega” ci sta tutto. Dopo una vita a “scazzarmi” con gli Scalfari e i Guglielmi avevo deciso che potevo stare tranquillamente e silenziosamente a vedere. Questione di categorie pugilistiche. Ma ieri, alla presentazione del tuo
Cafonal con Pizzi e varia (dis)umanità, mi sono sentito chiedere da più astanti perché non scrivessi più sull’Unità. Adesso leggo che l’amministratore delegato,
Giorgio Poidomani, un cognomen omen tradito, viene congedato e sostituito da uomo di fiducia dell’editore, che a sua volta, alla Della Valle bros. maniera, affiderà il tutto “unitario” al fratello. Così mi è venuto l’uzzolo di porre alcune domande.
1) Non è offesa la collega
De Gregorio di essere stata dichiaratamente scelta per l’Unità da Veltroni, in quanto donna? E poi si sparla di Berlusconi, della Carfagna, della Gelmini… Sarebbe come se Veltroni pensasse davvero di essere il leader del PD in quanto Veltroni, e non in quanto (estate 2007) “
non D’Alema-Fassino-Latorre” e scalate bancarie a gogò. Aggiungo che avendo saputo che la nuova direttora è maritata Cecioni, speravo che il giornale risentisse almeno dell’effetto umoristico leggendario di Franca Valeri e del suo monologare pallido e assorto. Sbagliavo. Purtroppo i motivi per ridere sono contrari a quelli che presiedono o presiedevano all’esistenza dell’Unità.
2) Non è imbarazzato il succitato Poidomani, detto affettuosamente negli uffici “poimagnana” in italo-castigliano, di aver trascorso gli ultimi mesi al telefono a scusarsi con me e con altri del comportamento della Direzione (testuale
“mi vergogno anch’io”) e a firmare comunicati improbabili dell’editore, per poi fare questa fine? Non era meglio un briciolo di ortopedia in più?
3) Non ho ricevuto una - dico una - telefonata dei colleghi del giornale in questi tre mesi. Benissimo. Avranno avuto da fare con le tirature e le vendite del nuovo formato. Ma il termine “compagni”, così datato e così svilito nella storia, almeno nella cronaca, aggiornato in
“compagni di lavoro”, ha perso ogni significato? E adesso magari sciopereranno in un brodo di lamentele perché il giornale rischia qualcosa di peggio di ciò che ha già rischiato e ottenuto, cioè di essere un giornale eterodiretto e con cifre colossali scialacquate per cambiamento di formato e campagna promozionale a copie nel sedere?
4) Ho notato che tra i rinforzi della nuova Unità c’è una collega ex Repubblica, come
Claudia Fusani, che da qualche tempo non scriveva su quel giornale, lo stesso di provenienza di De Gregorio/Cecioni, perché coinvolta nella brutta
vicenda Pollari, Mancini, Pompa, ”Betulla”/Farina, insieme all’altro cronista di giudiziaria,
Luca Fazzo. Quest’ultimo è stato cacciato perché aveva motivato le sue telefonate informative alla Banda Sismi come un tributo alla salvezza del Paese. La Fusani, idem come sopra, aveva resistito almeno nello stipendio per una diversa motivazione: avvisava i compagni di merende del Sismi al fine di salvaguardare una fonte preziosa per il suo giornale. Dal che si deve dedurre epigraficamente che conta più
la Repubblica della Repubblica Italiana. Bene, Fazzo è al Giornale, la Fusani responsabile della giudiziaria all’Unità. Per la seconda, che vorrà dire?
5) Ieri Pizzi sosteneva alla presentazione dei suoi capid’opera Cafonal quello che ha ripetuto spesso in pubblico e in privato. Gli oggetti delle sue foto, soggetti della politica, dell’economia, dello spettacolo, della vipperia più svippata, da un lato lo temono per come li ritrae, dall’altro lo vogliono a corte perché evidenziatore di fama (non li chiami tu stesso “morti di fama”?). Prevale di solito la seconda pulsione, e prima delle sceneggiate dall’Angiolillo o dove sia gli raccomandano: ”A Umbé, comportate bene…”. E lui replica:
”Ma comportateve bene voi, io so’ solo er fotografo”. Mi pare che sia la lapide buona per questa vicenda “unitaria”. Il giornale in edicola sta fotografando suo malgrado perfettamente quanto involontariamente i tempi che attraversiamo, a destra, al centro, a sinistra, e al centrosinistra… Lo fa sulla pelle nostra, di noi intesi come lettori e cittadini ed elettori, non di me in quanto giornalista che non scrive per un minimo di coerenza e di dissenso. Come
Sandra Amurri, come
Fulvio Abbate, del resto. Robetta, come capirete, zavorra leggera in confronto al peso specifico di una mongolfiera come l’attuale Unità sulla quale sono rimasti tutti gli altri, mentre Gramsci da lontano la vede sempre più rimpicciolita. Ha ragione Berlusconi, forza, un po’ di ottimismo.