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“Una donna uccisa dal proprio uomo, compagno, fidanzato, ogni tre giorni è una guerra a bassa intensità che accade tutti i giorni sotto gli occhi di tutti ma della quale non si parla.”
Stefano Bellassai – Maschile Plurale

Dal 20 giugno scorso, in poco più di venti giorni sono state assassinate undici donne dal compagno o dall’ex. Tra le vittime anche un uomo, il nuovo fidanzato di una delle vittime. La più giovane aveva sedici anni, la più ‘vecchia’ poco più di quaranta.

In base ai dati statistici raccolti dalla Casa delle Donne di Bologna, in Italia una donna muore assassinata dal partner ogni due/tre giorni. Sono oltre 100 le donne che ogni anno, dopo anni di violenze e stalking vengono assassinate per mano di un familiare, oppure mentre stanno affrontando la separazione.
E’ significativo che il rischio di essere assassinata per una donna aumenti proprio quando sta affermando la propria volontà di interrompere la relazione. Il fenomeno del ‘femminicidio’ in Europa aumenta mentre complessivamente sono in calo gli omicidi anche quelli attuati dalla criminalità.

Che dire?
Dopo un bollettino siffatto i non-italiani potrebbero chiedersi se si tratta di un’escalation pakistana, dall’acido solforico all’assassinio.
Invece, è Italia.

In questi ultimi giorni, molti sono i commentatori ed i blogger che offrono un’analisi del fenomeno. Non tutte convincenti. Ovviamente, c’è anche chi straparla: “Se la sono cercata”, “Le donne fomentano”, “Le donne esasperano”. C’è anche un blogger elvetico che chiede parità di informazione per uomini malversati e picchiati dalle donne. Addirittura, la Legge italiana sentenzia attenuanti alle condanne se la donna picchiata sapeva reagire o si dimostrava ‘poco vittima’. Sembra, a volte, che si indulga più facilmente a capire questi delitti che non a condannarli tout.
Per la nostra proteiforme opinione pubblica potrebbe andare bene quasi tutto – dall’insicurezza maschile, al contagio comportamentale (tipo le ondate di suicidi), dalla debolezza affettiva, all’attaccamento materno mai risolto – ma delle lacune (lagune, potremmo dire!) di cultura e civiltà non se ne può parlare?
Nonostante ci si riempia di indignazione e di pubbliche condanne, il mainstreaming italiano (di cui fa parte anche una sorniona e compiacente elite intellettuale) incita gli uomini a pensarsi onnipotenti e a disporre delle vite degli altri, mogli, amiche, compagne, fidanzate, madri e – non dimentichiamolo – figli.

Sono i fatti che ce lo dimostrano. Le donne diventano cose e in quanto cose possono essere buttate, distrutte, eliminate quando non sono più di colui che se ne sente proprietario. La logica dell’utilizzatore finale ha preso il sopravvento e, in effetti, a ben guardare, alle vittime dei numerosi reati non è offerta altra opzione che la FINE. Si parla del “solito psicopatico”, del caldo che fa ammattire per portare fuori da noi il MOSTRO, illuderci che non si possa fare nulla.

E invece esiste un’EMERGENZA e riguarda le donne in primis perché soggetti deboli ma è trasversale a generi e etnie: il RISPETTO dell’altro è stato barattato con l’esercizio di POTERE sull’altro. Non è più tempo di demandare.

E’ giunto il momento che ognuno di noi prenda coscienza della propria responsabilità sociale e civile. Dobbiamo agire, promuovere una sensibilità che abbia a cuore i diritti degli altri, delle donne, dei deboli. Siamo sicuri che l’immaginario stereotipato (donna/merce; donna/moglie e mamma) che riguarda il femminile e che investe POLITICA, MEDIA, PUBBLICITA’ non abbia un ruolo in tutto quello che sta succedendo?

Lo stesso Presidente Napolitano, riferendosi allo stile di comunicazione svilente per le donne parla di “contesto favorevole dove attecchiscono molestie sessuali, verbali e fisiche”.
Siamo sicuri che un cambiamento di percezione nei confronti del femminile e la promozione del rispetto non servano ad arenare il MOSTRO?

I ‘femminicidi’ ci riguardano TUTTI.
Riguardano la nostra società.
Riguardano gli uomini.
Riguardano le donne.
Riguardano i nostri figli e le nostre figlie.
Tocca a noi oggi.
Domani è già troppo tardi.

Nadia Somma, Marika Borrelli, Francesca Sanzo


Aderisci all'appello sul sito di Donne Pensanti



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Gentile Sindaco di Venezia,
noi abbiamo apprezzato che nel Suo programma per la città Lei abbia indicato come priorità “la città a misura d'uomo” e il “miglioramento della qualità della vita urbana”. Il primo punto del Suo programma recita infatti: “Noi mettiamo la persona e l’ambiente al centro della nostra azione di governo”. Ma ha anche ammesso di aver percepito “un disagio nella fruizione della città da parte degli stessi abitanti”.
Noi pensiamo che il disagio dipenda da una sensazione di estraneità alle scelte del governo della città, dal sentirsi impotenti, disinformati, inascoltati, e dal non comprendere quale modello di città si stia perseguendo.

Un principio da cui partire per modificare questa situazione è quello che lei stesso ha indicato nel Suo programma sotto il titolo di “Trasparenza”. Lei ha scritto: “Come cittadini vogliamo poter conoscere l’operato di chi ci amministra, per sentirci coinvolti ogni giorno nelle grandi scelte della città... I cittadini vanno coinvolti nelle decisioni pubbliche attraverso un metodo partecipativo di gestione”.
Il metodo che Lei ha proposto per operare una svolta nei rapporti tra cittadini e amministratori si basa su: “Carta della partecipazione e apertura dello sportello primi cittadini in ogni municipalità”.

Noi pensiamo che sia troppo poco e che la 'partecipazione democratica' richieda uno sforzo infinitamente più grande e una volontà sincera di favorire l'informazione, l’inclusione, la responsabilizzazione e la co-decisione dei cittadini e delle cittadine, con uno stile di governo che vada oltre le varie tecniche di governance che si sono dimostrate poco efficaci se non fittizie. Spesso ai cittadini viene infatti richiesto un parere solo alla fine del percorso decisionale quando ormai è difficile se non impossibile e comunque oneroso cambiare orientamento di percorso. (leggi tutto)

 


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IL MANIFESTO DI LOSBARCO.ORG

Siamo un gruppo di italiani/e che vivono a Barcellona.
Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.
Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi.
In Spagna, negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati.
Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi ad personam.
Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.
E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.

Al termine di un percorso che abbiamo appena iniziato, vogliamo quindi organizzare una nave che parta da Barcellona il 25 giugno 2010 e arrivi a Genova.
Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria.
Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.
Ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità, conservare la lucidità, il senso critico e la capacità di giudizio.
Creiamo ponti, non muri.
È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e.
Non siamo un partito, non siamo una fondazione, non sventoliamo bandiere, tanto meno bianche. Siamo piuttosto un movimento di cittadini/e che non gode di alcun finanziamento.

Aderisci all'iniziativa sul sito www.losbarco.org

Oltre le 700 adesioni tra le quali: Dario Fo, Josè Saramago, Marcos Ana, Haidi Giuliani, Don Andrea Gallo, Beppe Grillo, Moni Ovadia, Franco Battiato, Lella Costa, Sandro Portelli, Gianni Tognoni, Vittorio Agnoletto, Renato Sarti, Antonio Tabucchi, Roberto Vecchioni, Erri De Luca, Oliviero Beha, Gianni Barbacetto, Cesare Bermani, Paolo Fresu, Movimento No Tav, Emilio Molinari, Plinio de Arruda Sampaio, Laura Balbo, Paolo Flores D'Arcais, Ottavia Piccolo, Francesco Gesualdi, Stefano Rodotà, Giorgio Cremaschi, Marco Rovelli, Daniele Biacchessi, Ass. Acra, Retescuole, Chiedo Asilo, Acra, Coord. Genitori di Genova, di Padova, Retescuole senza permesso, Naga.....

Info: contatto@losbarco.org



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Appello del Comitato per la Bellezza

Il ricorso a fonti rinnovabili di energia e quindi la diffusione di impianti per energia pulita sono da noi pienamente condivisi. Su questo punto non deve esserci ombra di dubbio. Tuttavia è necessario dire che la diffusione dei parchi eolici è avvenuta e sta avvenendo senza alcuna pianificazione territoriale, ambientale, paesaggistica, investendo e manomettendo anche panorami particolarmente belli e intatti. Di recente il Tar della Toscana ha, dopo vari ricorsi, approvato l’installazione (già operativa peraltro) di un parco eolico a ridosso del Castello di Montepò in Comune di Scansano (Grosseto) e a poche centinaia di metri da vigneti di Morellino doc. Altre maxi-pale eoliche sono previste in Comuni fra l’Alta Maremma e l’Amiata come Roccalbegna, Cana, Semproniano, ecc. Altre ancora, di 150 m., vengono minacciate nel paesaggio delle Foreste Casentinesi, Parco Nazionale. Per non parlare di mega-impianti off-shore che si vorrebbero disseminare vicino a coste splendide come quella del Gargano.

Di recente, un referendum popolare ha bocciato con l’81 % di “no”, a Urbania, presso Urbino, un mega-parco eolico sui monti, intatti, della zona, ma gli installatori stanno tornando alla carica. Nel Sud i crinali dell’Appennino sono già stati invasi proponendo a Comuni poveri e indebitati incentivi che non hanno compensato in alcun modo la manomissione del paesaggio e dell’ecosistema, con la fuga degli uccelli, degli insetti “buoni”, ecc. oltre a quella dei turisti, ovviamente, infastiditi dal forte rumore e da presenze comunque disturbanti. Da qui le numerose istanze di moratoria proposte anche da associazioni ambientaliste come il Wwf.

Tutto è avvenuto sinora senza la definizione - d’intesa con le Soprintendenze regionali e di settore - di piani, quanto meno regionali, di “compatibilità”. Si è appena iniziato a discutere in Consiglio Superiore dei maxi-impianto off-shore. Un discorso che ora si pone con forza anche per i mega-impianti fotovoltaici, come ha denunciato di recente sulla stampa il creatore di Sloow Food, Carlo Petrini, ponendo in evidenza che con essi troppi terreni agricoli, a coltivo o a pascolo, vengono sottratti alla produzione e quindi anche alla tutela del paesaggio agrario. Un tema giustamente sollevato, con ripetuti allarmi, anche dalla Coldiretti.

In primo luogo ci sembra sbagliata la filosofia della concentrazione di maxi-impianti, sia eolici che fotovoltaici, tanto più in zone agro-silvo-pastorali. In secondo luogo ci sembra radicalmente sbagliato procedere alla loro installazione sotto la pressione di industrie produttrici o di loro intermediari, quindi in base a logiche privatistiche e speculative. Dove realizzare allora – si obietterà - i parchi eolici e gli impianti fotovoltaici? Entrambi possono venire installati nelle aree portuali, nei poli o nei nuclei industriali pianificati a suo tempo (quando ancora si pianificava, anche in Italia) o in zone ex industriali dismesse. Mentre il fotovoltaico può ben venire installato nelle aree urbane, al di fuori, ovviamente, dei centri storici, evitando così altro consumo di suolo agricolo.

In generale, il fenomeno va ricondotto a logiche di utilità pubblica e quindi diffuso laddove non ci siano vincoli paesaggistici e ambientali e comunque, ripetiamo, non nel rapporto diretto industrie-installatori-Comuni, bensì  all’interno di logiche di piano regionali. Diversamente, come sta avvenendo, gli impianti – quelli maggiori – per l’energia pulita si diffonderanno a danno di paesaggi, montani e marini, irrecuperabili, con evidenti danni culturali ed anche economici (per il turismo, culturale e naturalistico, per le produzioni agricole qualificate, ecc.).

Rivolgiamo pertanto un pressante, allarmato appello agli organismi tecnico-scientifici del Ministero per i Beni e le Attività culturali, alla Conferenza Stato-Regioni, ai presidenti e agli assessori regionali competenti, all’Associazione Nazionale Comuni d’Italia affinché l’installazione di impianti per l’energia pulita avvenga, di qui in avanti, in modo anch’esso “virtuoso”, cioè rispettoso dei fondamentali valori tutelati con forza dall’articolo 9 della Costituzione e ai quali tante volte si è richiamato, e ci ha richiamato, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. 

Il Comitato per la Bellezza
Vittorio Emiliani, Luigi Manconi, Desideria Pasolini dall’Onda, Salvatore Settis, Marisa Dalai, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Irene Berlingò, Gaia Pallottino, Bernardo Rossi Doria, Annarita Bartolomei, Fernando Ferrigno, Violante Pallavicino, Nino Criscenti, Arturo Osio, Bernardino Osio, Giuseppe Basile, Montse e Andrea Manzella, Paolo Sorcinelli, Antonio Pinelli, Edoardo Salzano, Nicola Spinosa, Sallie Marcucci, Oliviero Beha, Andreina De Tomassi, Paolo Baldeschi, Clelia Arduini, Georg Frisch, Milton Gendel, Gabriele Simongini, Giuseppe Marchetti Tricamo, Carlo Catalogna.


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Massimo Fini & Movimentozero organizzano il 24 Aprile 2010 dalle ore 15:00 una manifestazione davanti alla sede Rai di Viale Mazzini.

Come puoi collaborare ? Partecipando all'evento su Facebook puoi invitare tutti i tuoi amici, oppure inviargli una mail direttamente copiando il presente messaggio.

Molti Romani hanno manifestato interesse per MovimentoZero, nella mattinata i partecipanti si incontreranno in un locale dove ci sarà la possibilità di aderire a MZ ed avere delucidazioni riguardo le iniziative future. Si prega di dare la disponibilità a partecipare alla manifestazione e all'incontro del mattino inviando una mail a: info@movimentozero.org.

Per versamenti adesioni a MZ IBAN IT 89 X 05428 20410 000000000088


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Segnalazione di Luigi Lamberti

Dal Blog di Beppe Grillo parte un'altra iniziativa... (quella precedente era abolire il costo di ricarica delle schede telefoniche prepagate... con ottima riuscita!). Provare non costa nulla! Giratela ognuno ad almeno 10 contatti, grazie mille!

COME AVERE LA BENZINA A META'PREZZO?
Anche se non hai la macchina, per favore fai circolare il messaggio agli amici. Benzina a metà prezzo? Diamoci da fare... Siamo venuti a sapere di un'azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti delle compagnie petrolifere.
Si sente dire che la benzina aumenterà ancora fino a 1.50 Euro al litro. UNITI possiamo far abbassare il prezzo muovendoci insieme, in modo intelligente e solidale.

Ecco come
La parola d'ordine è 'colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli'. Posta l'idea che non comprare la benzina in un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi,si tratta solo di un pieno differito, perché alla fine ne abbiamo bisogno!), c'è un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti.
Petrolieri e l'OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia da 0,95 e 1 Euro al litro sia un buon prezzo, ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro è circa la metà. I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende: bisogna usare il potere che abbiamo.

La proposta è che da qui alla fine dell'anno non si compri più benzina dalle 2 più grosse compagnie, SHELL ed ESSO, che peraltro ormai formano un'unica compagnia.

Se non venderanno più benzina (o ne venderanno molta meno), saranno obbligate a calare i prezzi. Se queste due compagnie caleranno i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi. Per farcela, però dobbiamo essere milioni di NON-clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo.

Questo messaggio è stato inviato ad una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo trasmette a, diciamo, una decina di amici, siamo a trecento.

Se questi fanno altrettanto, siamo a tremila, e così via. Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla 'settima generazione', avremo raggiunto e informato 30 milioni di consumatori!

Inviate dunque questo messaggio a dieci persone chiedendo loro di fare altrettanto. Se tutti sono abbastanza veloci nell'agire, potremmo sensibilizzare circa trecento milioni di persone in otto giorni! E' certo che, ad agire così, non abbiamo niente da perdere, non vi pare? Chi se ne frega per un po' di bollini e regali e baggianate che ci vincolano a queste compagnie.

Coraggio, diamoci da fare!!!


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Intervista a cura di www.style.it

Nata e cresciuta in Somalia, Shukri Said vive in Italia da diciassette anni: ha un compagno italiano, due figli e parla la nostra lingua meglio di milioni di connazionali. Alcuni forse la ricorderanno per essere stata la carabiniera di colore della settima serie di Don Matteo, da cui lei sostiene di essere stata estromessa per ragioni etniche. Da allora, la lotta alla discriminazione razziale è diventata la sua ragione di vita: portavoce dell'associazione Migrare, conduce tutti i giovedì una rubrica su Radio Radicale e collabora con il quotidiano spagnolo El Pais. Il mese scorso, però, Shukri è passata dalle parole ai fatti, e ha cominciato uno sciopero della fame, finito con il suo ricovero in ospedale: «Il primo gennaio ho dato la staffetta al radicale Gaossou Ouattarà , che aveva iniziato lo sciopero dieci giorni prima. Il 16, però, mi sono dovuta ricoverare a causa della disidratazione, e i sanitari mi hanno ordinato di interrompere la protesta per pericolo di vita. Mi ha dato il cambio Sergiy Sakharov, un imprenditore ucraino di Ravenna con altri 503 aderenti».

Contro cosa protestate?
«Contro i tempi di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno: nonostante la legge Bossi-Fini preveda venti giorni, in realtà, ci vogliono dai sette ai quindici mesi.

Avete avuto risonanza a livello mediatico o istituzionale?
«Io mi sono rivolta al Parlamento, al Capo dello Stato e al Presidente di turno dell'Ue, ma non ho avuto riscontro. La notizia è stata data solo dalla stampa estera, in particolare da El Pais e Le monde. Successivamente, con l'associazione Migrare abbiamo lanciato una petizione diretta al ministro Roberto Maroni, a cui hanno aderito sette testate e un migliaio di esponenti della società civile e del giornalismo, fra cui Gian Antonio Stella».

Cosa c'è che non va nella legge Bossi-Fini?
«È illiberale perché predilige il lavoro dipendente, penalizzando le libere professioni, a partire dagli artisti. In più si regge su una finzione: lo straniero, secondo la legge, dovrebbe entrare in Italia per chiamata personale, senza che il datore di lavoro lo abbia mai conosciuto. In pratica, serve a sanare presenze clandestine, con l'aggravante che lo straniero deve tornare nel suo Paese  prima di rientrare regolarmente: spese inutili e tempo perso che avviliscono il lavoratore. In più ci sono i tempi burocratici discriminatori: un cittadino in dieci giorni ottiene il passaporto, gli immigrati devono aspettare più di un anno, a volte, per il permesso di soggiorno».

Da straniera "regolarizzata", lei pensa che l'Italia sia un Paese razzista?
«Basta guardare i fatti, i provvedimenti come i respingimenti in mare - senza verificare chi avesse diritto all'asilo politico - e l'introduzione del reato di clandestinità, che incide sui diritti alla salute, allo studio o al riconoscimento dei figli. Discriminatoria è stata anche la sanatoria per colf e badanti, che ha escluso braccianti, edili, allevatori e altre figure stagionali, soprattutto maschi, lasciandoli clandestini e dunque  più esposti allo sfruttamento della criminalità».

Ieri si è svolto il primo sciopero degli stranieri.
«È stato uno sciopero giusto. Producendo il 10% del Pil, l'immigrato è ormai essenziale per l'economia nazionale. E un ulteriore contributo lo dà permettendo alle famiglie italiane di continuare a lavorare affidando i propri cari a badanti e baby sitter stranieri. Per questo, gli immigrati - che non partecipano alla gestione della cosa pubblica e non sono difesi dai sindacati tradizionali - si devono organizzare per tutelare i propri diritti e ottenere almeno il  voto amministrativo. Su questo fronte, il contributo del mondo della cultura e dell'informazione è fondamentale. Così come sul tema dell'integrazione può giocare un ruolo determinante il made in Italy, che per primo ha assunto una dimensione multietnica e globale».
(da www.style.it, 2 marzo 2010)

L'appello dell'Associazione Migrare su Facebook.
L'appello lanciato il 03.02.2010 in contemporanea su sette testate giornalistiche e con le Vostre prestigiose firme, ha sin qui raccolto 1680 sottoscrizioni tra quelle pervenute tramite Facebook  e quelle pervenute alla mail migrare@tiscalit.it. Se a questi si sommano i 503 che erano in precedenza in sciopero della fame, si arriva a circa 2.200 aderenti.
La raccolta delle adesioni all'appello continua. Tutto questo avviene nel totale silenzio delle istituzioni. Sarebbe opportuno far sapere anche al grande pubblico che l'opinione pubblica non è indifferente all'indifferenza delle istituzioni.


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Aderisco alla richiesta augurandomi che serva far memoria in un Paese di lotofagi. O.B.

Il testo della campagna di sostegno:

Cari  amici, care compagne, cari compagni
i valori di Libertà, Giustizia e Pace, faticosamente raggiunti con la Resistenza e sigillati nella Costituzione, sono sempre più in pericolo. Con orgoglio ci consideriamo i suoi custodi, perché i 75 che la scrissero furono l’espressione di tutte le forze che avevano combattuto e vinto i Nazifascisti. Non possiamo, perciò, accettarne il continuo svilimento attraverso la delegittimazione di organi dello Stato come la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale o poteri come quello giudiziario, attraverso l’abuso di decretazioni d’urgenza, che niente altro nascondono se non il raggiungimento di obbiettivi autoritari, e, infine, attraverso la sottovalutazione di comportamenti e organizzazioni che, esplicitamente, si richiamano a pratiche e a partiti fascisti.


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Dopo lo sciopero della fame iniziato il 13 dicembre da Gaoussou Ouattarà, membro della Giunta dei Radicali italiani con altri 300 immigrati e proseguito da Shukri Said dal 1° gennaio sino al giorno 20, al termine del suo ricovero in clinica avvenuto il precedente 16 gennaio, e ancora attualmente proseguito, con adesione sino a 503 immigrati tra cui Kurosh Danesh, dirigente nazionale della CGIL e Piero Soldini, responsabile dell'immigrazione della CGIL.

Shukri Said, Segretaria e Portavoce dell'Associazione Migrare, lancia il suo 
APPELLO AL GOVERNO ITALIANO ED AL MINISTRO ROBERTO MARONI
 
- Chiediamo al Governo italiano ed al Ministro Roberto Maroni di rispettare il termine di venti giorni fissato nel Decreto Legislativo n. 286/1998 (Testo Unico dell'Immigrazione così come modificato ed integrato dalla Legge Bossi-Fini n. 189/2002) per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno agli immigrati.

- Stigmatizziamo che, attualmente, siano necessari dai sette ai quindici mesi e che la procedura preveda che l'immigrato, nell'attesa, disponga solo di un cedolino che non ha le caratteristiche per essere univocamente riconosciuto come documento sostitutivo del permesso di soggiorno.

- Segnaliamo che il possesso di quel semplice cedolino è motivo di abusi contro gli immigrati che si vedono ridotti, di fatto, i pur limitati diritti di cui godono in Italia.

- Sollecitiamo affinché, da subito e come misura d'urgenza, venga modificata la procedura nel senso che l'immigrato possa disporre del permesso di soggiorno, anche durante il periodo del suo rinnovo, mediante l'apposizione di un timbro che ne attesti la validità oltre la scadenza legale e sino alla sua sostituzione con il documento nuovo.

- Invitiamo al più celere smaltimento dell'arretrato di circa un milione di pratiche attualmente nelle mani dello Stato.
 
Hanno già sottoscritto l'appello Oliviero Beha, Rossana Rossanda, Maura Cossutta, Jean Leonard Touadì, Pino Di Maula, Massimo Orsini, Furio Colombo, Antonio Padellaro, Massimo Bordin, Concita De Gregorio, Cesare Buquicchio, Dino Greco, Gian Antonio Stella e le testate Terra, Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano, L'Unità, Radio Radicale, Liberazione.


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http://firmiamo.it/controcavapuntapenna

I sottoscritti cittadini chiedono alla Regione Abruzzo di non dare seguito
al progetto di apertura di una CAVA SOTTOMARINA di fronte alla spiaggia di
Punta Penna nella Riserva Naturale Regionale Punta Aderci, come richiesto da
tutto il Consiglio Comunale di Vasto in data 18/01/2010.

Tale cava, destinata al ripascimento della costa abruzzese, prevede
l'estrazione iniziale di 200.000 mc di sabbia con una potenzialità di
2.900.000 mc.
Senza entrare nel merito del ripascimento costiero come metodologia e sulla
cui valenza ed efficacia sussistono numerosi dubbi, i sottoscritti cittadini
ritengono che per un elementare principio di precauzione si debba evitare
l'apertura di una cava proprio di fronte alla Riserva costiera di Punta
Aderci, nel più integro tratto di costa abruzzese.
L'apertura della cava comporterebbe seri rischi per l'integrità "dell'Ultima
spiaggia" abruzzese nonché pregiudicherebbe per mesi, se non per anni, la
fruibilità balneare e naturalistica di quel tratto di mare.
L'estensione dell'area di cava chiude in lunghezza tutta la spiaggia di
Punta Penna fino al Promontorio di Punta Aderci a circa 500 m dalla riva.

Stesse perplessità sussistono per la cava ad Ortona di fronte alla Riserva
di Punta Acquabella.

Dettagli sulla mobilitazione ambientalista: http://www.peacelink.it/abruzzo
Alessio
Di Florio - abruzzo@peacelink.it


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