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La nostra acqua per un Parco più pulito.

La proposta progettuale del Parco Cinque Terre, per una nuova forma di consumo dell'acqua diretta, economica, di qualità e rispettosa dell'ambiente, sarà presentata al Castello di Riomaggiore, lunedì 6 settembre: alle 10 l'incontro con gli operatori, alle 18 quello con la cittadinanza.

“Oro blu” del terzo millennio e bene prezioso dell'umanità. Sarà l'acqua la protagonista del progetto in fase di sviluppo, pensato per far fronte all'ingente produzione di bottiglie e contenitori in plastica che ogni anno affollano letteralmente i cassonetti di questo piccolo lembo dell'estremo levante ligure.

L'Ente ha messo al vaglio una serie di ipotesi capaci, da un lato di abbattere gli impatti ambientali legati al trasporto e allo smaltimento, e dall'altro di fornire acqua pura, controllata e di eccellente qualità. L'iniziativa, che partirà dal Comune di Riomaggiore - per essere poi estesa a tutto il territorio Parco - consiste in una serie di postazioni dove verrà erogata acqua costantemente controllata, prelevata direttamente dalla rete urbana, che sarà refrigerata e addizionata di anidride carbonica, conferendole le famose bollicine.

Dunque “sorsi d'acqua e di consapevolezza” in questo progetto pensato per rendere i turisti non solo semplici consumatori mordi e fuggi, ma artefici di un gesto virtuoso e conveniente. Insomma un piccolo grande contributo per innescare una rivoluzione culturale indispensabile ad un uso sempre più sostenibile delle risorse idriche...anche di ritorno dalle vacanze.

La parte tecnica progettuale è a cura della Epta Consul scrl, in collaborazione con Sovrintendenza dei Beni Ambientali e Architettonici di Pisa.

A presentare il progetto, dopo i saluti e l'introduzione di Franco Bonanini, presidente Parco Cinque Terre, intereverranno;
Marco Zanicchi, geologo - Impatto Ambientale della plastica: inquinamento e salute pubblica;
Marco Salarpi, ingegnere - L'utilizzo di acqua di rete per scopi alimentari;
Fabio Tedeschi, Sindaco Comune di Lajatico - Esempio di utilizzo delle fonti dell'acqua;
Riccardo Lorenzi, architetto Sovrintendenza Pisa -  Impatto ambientale (salvaguardia dell'ambiente del Parco);
Donatella Ambrosini, architetto - La fontana dell'acqua, sviluppo futuro della riosorsa acqua sulla Via dell'Amore.

Marzia Vivaldi
2 settembre 2010
parconazionale5terre.it


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da www.articolo21.org
2 settembre 2010


 "Ci auguriamo che la direzione generale della Rai voglia rispondere alla clamorosa denuncia dell'avvocato D'Amati, pubblicata oggi dal quotidiano "Il Fatto", in relazione al caso di Oliviero Beha. Al di là dei singoli episodi resta il rifiuto della Rai di dare esecuzione a diverse sentenze che non solo hanno accertato le discriminazioni pregresse ma hanno anche imposto alla Rai il reintegro di Beha nelle sue mansioni alla radio e alla testata sportiva. Questo non è mai avvenuto e dunque, come a Melfi, si pensa di poter disattivare le decisioni del giudice. Non si tratta solo di essere solidali con Beha ma di essere solidali con il principio di legalità". Lo afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti.


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di Domenico d'Amati, Il Fatto Quotidiano, 2 settembre 2010

La sorte subita da Oliviero Beha dimostra ancora una volta che spesso le vicende lavorative del giornalista assumono un interesse di portata generale perché si riflettono sulla libertà di informazione, che ha la sua prima e fondamentale garanzia nel corretto funzionamento dello Stato di diritto.

Improvvisa decisione Beha è stato destinato al Tg3 come editorialista con un ordine di servizio del direttore generale della Rai in seguito a una sentenza del Tribunale di Roma che ha condannato l’azienda a fargli svolgere le sue mansioni, delle quali era stato illegittimamente privato senza motivi di natura organizzativa, dopo alcune iniziative da lui assunte per contrastare fenomeni diffusi nel mondo. L’improvvisa decisione aziendale di non dare più esecuzione al provvedimento del direttore generale ha comportato anche l’inottemperanza all’ordine del giudice.

Qualcosa di simile a quanto verificatosi a Melfi, con l’aggravante che la Rai è un’azienda pubblica i cui responsabili sono doppiamente tenuti al rispetto della legge e del costume democratico. Si è giustamente detto che mantenendo i sindacalisti Fiat lontani dalle catene di montaggio Marchionne ha leso la loro dignità di lavoratori, che è tutelata dall’art. 41 della Costituzione. Non per nulla questa fondamentale disposizione rientra fra gli obiettivi di “riforma” enunciati da Berlusconi.

La dignità del giornalista coincide con l’esercizio del suo diritto-dovere di informare il pubblico nel rispetto della legge professionale. Nei poteri del direttore di testata non è compreso quello di bandire dal lavoro un suo collega. Il bando equivale a una sorta di censura ad personam. Se un giornalista viene meno ai suoi doveri lavorativi – e questo non è il caso – l’azienda può tutelarsi contestandogli specifici addebiti e provando la loro fondatezza. La messa al bando non è prevista né dallo Statuto dei Lavoratori né dal contratto nazionale di lavoro giornalistico. Anzi, come è stato affermato dalla Corte costituzionale, “il direttore di testata ha il fondamentale dovere di garantire che l’attività affidata alla sua direzione e responsabilità si svolga in quel clima di libertà di informazione e di critica che la legge vuole assicurare come necessario fondamento di una libera stampa”.

Negare a un giornalista la tutela per lui prevista dalla legge significa spingerlo a cercare altrove impropri meccanismi protettivi. In tal modo alle regole dello Stato di diritto si sostituiscono quelle fondate sull’appartenenza. Tale modo di procedere – ha affermato la Cassazione – è lesivo della personalità dei lavoratori, “perché colpisce il loro diritto a essere valutati per le loro qualità professionali e personali, ledendo la libertà di non vincolare la propria attività all’appartenenza a questo o a quel gruppo politico e di non collocarsi in questa o in quell’area di influenza.”


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Intervista di Stefano Zurlo
da "Il Giornale", 1 settembre 2010


Oliviero Beha, lo Zorro della tv, prima o poi sguaina la spada. Più prima che poi, di solito. Ora il duello è con il direttore del Tg3 Bianca Berlinguer: due anni d’amore e d’accordo, un commento domenicale sul calcio, corrosivo come sa esserlo lui, infine i mondiali che travolgono la nostra nazionale, ma anche il rapporto fra l’algido direttore e il sulfureo giornalista. Che subito si stacca di dosso tutte le etichette che vorrebbero appiccicargli: «Non voglio parlare di censura».

E di che cosa parliamo?
«Di selvaggina».

Selvaggina?
«Sì, hai (...) capito bene, selvaggina, mi sparano sempre addosso, tutti, tutti tutti. Destra o sinistra non a fa differenza. Finisce sempre allo stesso modo, che mi cacciano» (continua)

Ma che è successo?
«Succede sempre la stessa cosa. Io faccio grandi ascolti, tutti mi riempiono di attestati di stima, il pubblico gradisce, poi un bel giorno mi espellono come fa l’arbitro, solo che io non ho commesso falli. E nessun quarto uomo è mai venuto a spiegarmi cosa avrei fatto. E poi succede pure un’altra cosa: siccome sono orfano, non ho padrini politici, non appartengo alle lobby giuste, allora la mia cacciata dal video provoca una generale alzata di spalle. Io non sono la Busi che mobilita i sindacati della Rai, non sono la Buongiorno epurata da Signorini e icona di certi salotti sinistri, sono uno di cui non frega niente a nessuno. In pubblico, perché in privato io non faccio che rispondere al telefono ad amici e meno amici che solidarizzano, a parole, con me. A sentire il telefono tutto il mondo è con me, poi se metto fuori la testa scopro di essere da solo. Boh».

Insomma, Beha, qualcosa si sarà rotto con la Berlinguer.
«Io, tanto per chiarire le idee, sono in video per un ordine di servizio dell’ex direttore generale della Rai. C’era di mezzo una causa, causa penale non di lavoro, con la Rai e Cappon d’accordo con Di Bella mi dirottò al Tg3 a pontificare di calcio. Intendiamoci: un pontificale di due minuti e mezzo la domenica, che se arrivavo a tre ero convinto di aver recitato i Promessi sposi. Per due anni siamo andati avanti così, prima con Di Bella poi con la Berlinguer. Gli ascolti ci hanno premiato. Tutti mi ripetevano, anche la Berlinguer, "Oliviero come sei bravo". Poi, il patatrac».

Il patatrac?
«Prima dei mondiali io e il direttore ci eravamo accordati. Io avrei seguito l’Italia e alcuni grandi eventi, tipo la partita di inaugurazione e quella di chiusura. Invece, la sera dell’inaugurazione, un paio d’ore prima della partita, mi dicono al telefono una frase molto carina: non sei previsto. Io allora mi faccio passare la Berlinguer che sempre molto educatamente mi dice: stasera c’è il Sudafrica e mi sbatte giù la cornetta. La domenica fila liscia, il lunedì entro in studio e mi microfonano per seguire l’Italia. A quel punto dopo qualche secondo di trambusto, mi tolgono il microfono e mi sbattono fuori. Chiedo spiegazioni al vicedirettore Giuliano Giubilei che sempre molto carinamente, mi spiega: ci siamo dimenticati di dirti che non eri previsto. Mi rivolgo al direttore che mi liquida urlando: tu non puoi venire quando ti pare. Il 27 giugno, domenica, dovrei entrare nel mio fortino di due minuti e mezzo, ma mi buttano fuori dallo studio. Non parlo, non parlo più di calcio, nemmeno la domenica. L’indomani, 28 giugno, avrei un appuntamento già fissato con la Berlinguer, ma lei mi anticipa col solito telefono: tu mi ricatti con l’ordine di servizio Cappon, tu vai in giro a dire che procederai per avvocati, io non ti do nessun appuntamento. E questo è tutto. Ora il campionato è ripreso, nessuno mi ha chiamato, però giovedì alla festa del Pd a Pesaro qualcuno mi ha chiesto: ma sei sicuro di andare in onda domenica?».

Il risultato è curioso: Beha riceve periodiche standing ovation cui segue, più puntuale di un treno svizzero, la cacciata da parte di chi l’aveva appena ricoperto di elogi. E lui, altrettanto puntualmente, scatena avvocati e giudici.

Certo, è avvilente che i palinsesti li facciano i magistrati.
«È avvilente, concordo, ma è ancora più avvilente che il direttore mi tolga la sedia senza neanche avere la decenza di dirmi almeno "mi fai schifo", anzi dopo aver studiato con me i contenuti degli interventi. Tanto il sottoscritto non è battezzato in certi salotti. È così dal 2002, quando fui assunto come vicedirettore per rifondare lo sport e invece fui relegato alla radio. Dove fui retrocesso a caporedattore, allora chiesi di andare in Spagna ma mi risposero che non si poteva fare perché là c’era un caposervizio e mi avrebbe fatto causa. Poi ci è andato Badaloni, si vede che per lui si poteva fare. E allora, per non arrugginirmi, mi offro: sono disponibile a uscire a cena con la Busi o la Hunziker e pure ad incontrare la famiglia Tulliani. Infine mi rivolgo a Vespa per il prossimo Sanremo: so che vorrebbe come spalle la Franzoni o Marrazzo. Però faccia uno strappo: ci sono anch’io».

Leggi l'intervista sul sito de Il Giornale


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comodamente
Nell'ambito del festival "Comodamente" di VIttorio Veneto (Tv)

Venerdì 3 settembre, ore 21
Incontro con Oliviero Beha: "Un calcio nel vuoto"

Per parafrasare Metternich “l’Italia è un’espressione calcistica” ed il calcio è forse proprio lo specchio più fedele del Bel Paese, poiché non mancano rivalità tra opposte tifoserie, pestaggi, contestazioni all’arbitro, eterne discussioni sul fuorigioco.
Se a sentire i ben informati – o le solite Cassandre? –  l’Italia è un paese nel pallone, con un’economia che fa fatica a crescere, la classe dirigente più vecchia del mondo, una diffusa ignoranza, una criminalità organizzata pervasiva, è vero anche che siamo una nazione con l’abilità di salvarsi in zona Cesarini, contro ogni pronostico.
Ma ce la faremo a vincere la partita con il nostro futuro o saremo eliminati già ai preliminari tra le lacrime?

www.comodamente.it






  

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La chiusura del mio spazio nel Tg3 domenicale delle 19 mi dispiace tantissimo: per me, per l’azienda, per i telespettatori. Ed è soprattutto per rispetto nei loro confronti che debbo precisare le circostanze della mia “espulsione”, raccontate a modo suo qui (sul Fatto Quotidiano, ndr) ieri dal Direttore, Bianca Berlinguer. Nessuna ironia, solo fatti. Per esempio non ho mai usato la parola “censura”, né in radio né altrove. Ho solo informato gli ascoltatori di Radio 24, lunedì scorso, ospitato per parlare di tifo e tessere, che la sera prima non avevo potuto cominciare i miei commenti domenicali sul campionato. Ho usato il termine “estromesso” e “non previsto”: sono fatti. Potete chiamarli come volete. Vale per il Consigliere Rai Rizzo Nervo solidale con la Berlinguer e per il Cdr che mi “accusa” di non essermi mai rivolto a loro. Ergo, direi il falso e il Direttore il vero. E invece non mi sono mai rivolto a loro perché non avevo e non avrei alcuna intenzione di aprire contenziosi, dunque non ce n’era motivo reale almeno fino a domenica scorsa.

Berlinguer afferma che avrei un contratto con il Tg3 ma del precedente direttore, Di Bella, dal luglio 2008. Sbaglia, e lo sa. È infatti sulla sua scrivania un Ordine di servizio del Direttore generale di allora che mi incarica di svolgere al Tg3 l’opera di editorialista “per sport, costume e difesa del cittadino”. Ordine di servizio chiaramente “impersonale”, susseguente a una mia querela penale per precedente omessa esecuzione di sentenze a mio favore del giudice del lavoro, archiviata proprio di fronte a quell’impegno preso dalla Rai nei miei confronti come “segno di disponibilità aziendale”. Berlinguer cita il “ricatto degli avvocati”. In realtà sta attaccando così il giudice e il Direttore generale. Sono fatti. Dice che mi presentavo in studio quando mi pareva. Non è vero. Fino a maggio scorso ero previsto la domenica e nel caso convocato per commenti immediati a fatti del giorno di carattere socio-sportivo.

Così è andata. Per i Mondiali sudafricani abbiamo concordato de visu su mia proposta di continuare ovviamente la rubrica domenicale e di seguire l’Italia e la manifestazione in generale, con la fortuna che mai, dico mai, l’orario delle partite era contemporaneo al Tg3 delle 19. Non lo sapeva, ne è rimasta contenta. Eppure il giorno dell’inaugurazione mi ha negato la presenza. Lunedì 14, debutto italiano alle 20:30, mi sono presentato in studio e sono stato cacciato. Da allora mi ha riservato di persona e al telefono solo mancanza di rispetto. Dopo l’intervento “normale” di domenica 20 sono tornato di routine domenica 27 e mi hanno respinto di nuovo, come un abusivo. Certo che da allora è tutto precipitato. Ma chi arreca danno all’immagine Rai, al “prodotto”, al rapporto con il pubblico fidelizzato in due anni ininterrotti? Io? Sicuri?

da Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2010

No, lui no - Dopo due anni ininterrotti di editoriali sullo sport e il costume al Tg3 delle 19, Oliviero Beha è stato prima emarginato durante i Mondiali sudafricani ed ora estromesso dal commento al campionato appena iniziato. All'interno dell'articolo, la replica di Bianca Berlinguer, direttore del Tg3.






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Non è stata una domenica maledetta (escludendo ogni riferimento personale trattato a latere che pure a che fare con il tifo –politico- e con le tessere…) se si pensa alla preoccupazione con cui questo campionato “spezzatino” cominciava. La tessera del tifoso è diventata una specie di questione nazionale, dal punto di vista dell’ordine pubblico, dell’animus del tifoso, dell’idea di calcio che si ha in questo Paese ecc. Ieri mattina ascoltavo a “Radio 24” il sottosegretario Mantovano che la difendeva a spada tratta: qualcosa bisognava pur fare, di fronte al teppismo dilagante, nevvero?
Anche perché, spiegava l’istituzionale di governo, il Parlamento non legifera in proporzione alla gravità della situazione e i giudici (pardon, il “piano giurisprudenziale”…) non funzionano come dovrebbero. Quindi viva la tessera, e le banche per le quali passare per ottenerla.
Tutto bene, per carità: gli ultras ne fanno spesso di tutti i colori e sembrano operare al meglio per giustificare Maroni e le tessere aggredendolo come in un film western.Terrorismo contro sicurezza sub specie calcistica,nessuna novità…Il punto, come ho ricordato in radio a Mantovano è che :
1) Dunque la tessera del tifoso, sconosciuta agli altri Paesi europei perlomeno in questa forma schedatoria, dovrebbe mettere una toppa al potere legislativo e a quello giudiziario? Fischia!, se siamo messi così.
2) Il modo in cui se ne parla dimentica completamente la natura emotiva del tifo-che è il suo bello e purtroppo spesso il suo brutto- per trattare lo stadio da banca e il tifoso da cliente. C’è un marchiano errore o un “falso ideologico” alla radice di questo “equivoco”. Che in quanto tale, ovviamente non risolverà il problema.
3) A proposito dell’efficienza delle misure e della tessera, Mantovano ha radiofonicamente abbozzato quando gli ho domandato: e se un ultrà va in tribuna e fa un casino, giacché le tessere sono roba da curve? E ancora: visti ritardi e inadempienze dei club, troppo occupati nelle loro bancarotte e/o nelle loro campagne di calcio-mercato, la prima giornata prevedeva come sufficiente la sola richiesta da parte del tifoso della tessera succitata e non il suo conseguimento, appunto per la fretta (eppure se ne parla da un anno). Ma la richiesta non era stata pensata per essere accettata, se l’individuo era a posto,o rifiutata, se trattavasi di un teppista mascherato da civile con mille Daspo alle spalle? Dunque può essere tranquillamente entrato uno che ha richiesto una tessera che non gli dovrebbe essere concessa ?Non siamo al ludibrio della ragione, mentre la politica sportiva e la politica tout court spacciano l’iniziativa come un toccasana invece che pensare a rifondare un settore in crisi politicissima, economica, culturale e pedagogica (sforna bambini “a rischio” per colpa dei padri)?
4) Ma non sono la maggioranza i tifosi “normali”? E non hanno diritto a non essere “schedati”? Davvero in vent’anni di nequizie la tessera del tifoso per di più in questo modo era il meglio che venisse in mente?
5) La tessera, lo dice il tifoso stesso, serve per lo stadio. Non va confusa con la “card” per il calcio in tv a pagamento, quella è la tessera del consumatore televisivo…Ma lo stadio è vecchio per costituzione, in Italia, lo dicono gli stessi che li hanno fatti costruire così 20 anni fa per i Mondiali del ’90: dunque, rifacciamoli o costruiamone di nuovi. Perché? Per far star meglio il tifoso con la tessera e con la famigliola, oppure per far star meglio i costruttori con la tessera della lobby del calcio o gli amministratori pubblici  con la loro tessera sì, ma di partito? Magari per una bella insalatona russa del piano regolatore, spesso nel silenzio di una stampa che tra la tessera del partito e quella dello stadio resta sempre incerta, come l’asino di Buridano, per poi incamerarle entrambe e sopravvivere alla grande alla faccia del summenzionato quadrupede?

Ho trascurato il campo: la Roma, che pure ha una buona squadra. Forse non decolla in attesa di sapere se l’emiro di Abu Dabi al 5% di Unicredit se la compra trattando con Alemanno e Monsignor Bertone. Anche la Lazio è partita male, ma potrebbe avere quest’anno una squadra vera. La Juventus è un cantiere senza le condizioni elementari di sicurezza (in difesa). Vedremo tra un mese. L’Inter ha la spada di Damocle di non poter fare meglio dell’anno scorso,e quindi forse già ne soffre. Ripetersi è più difficile, si dice giustamente, ma qui dovrebbe rifare il “triplete” e non mi sembra aria. Il Milan è in piena campagna ma elettorale, e forse non ha finito con Ibra, il mostro dalle sette Giocate. Berlusconi, un miglio avanti a tutti, avrà fatto un focus e si sarà regolato di conseguenza dopo qualche anno di disimpegno. La Fiorentina “salva i bambini” sulle maglie e ciò è meritorio, mentre i Della Valle bros. non dormono la notte pensando a come far cassa, con giocatori, Cittadelle, negozi ecc. Se non rinsaviscono tra un po’ sulle maglie avranno “Save The Fiore”. Da un anno aspetto repliche alle domande che ho posto a Diego qui. Gliele riporrò, giacché non ha mantenuto la promessa di una “celere risposta”. Mihajlovic è un guerriero di campo, e farà bene, appena non subirà gol fantasma. E quindi siamo agli arbitri, come l’anno scorso, come sempre. Mi piacerebbe parlarne in tv, ma evidentemente non si può…

da Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2010

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Dopo due anni ininterrotti di editoriali sullo sport e il costume al Tg3 delle 19, Oliviero Beha è stato prima emarginato durante i Mondiali sudafricani ed ora estromesso dal commento al campionato appena iniziato. Ecco il testo di ciò che avrebbe detto domenica scorsa se fosse andato in onda. 
    
È tradizione che i campionati successivi ai Mondiali siano “strani”, con vincitori ed eventi imprevisti. Ma qui si sta già esagerando. Al debutto di un campionato di A “spezzatino”, cioè praticamente tutti i giorni e a tutte le ore per lo sfruttamento televisivo imitando gli inglesi ma solo in questo, la stagione comincia con la bancarotta di una società di Serie B e di 20 di C o come si chiama ora, sentori di crisi fallimentare generale, uso del vivaio professionistico da “venditori di giubbotti per strada”: magliari, insomma, e poi rivoluzioni arbitrali assai dubbie nel dopo Collina, questioni di stadio con la “tessera del tifoso”, ultrà che aggrediscono Maroni, qualcuno che propone ormai la “tessera del teppista”. Ecc.
Ma queste sono faccende che attengono al “movimento calcistico” a pezzi, non alla vetrina che interessa i fruitori dei diritti tv. Ergo, se ne fregano un po’ tutti, a partire dal potere politico sportivo. L’importante per il tifoso e il business che lo soffoca è che nel frattempo la Juve non ha fatto altro che spendere e spandere eppure già perde a Bari, Berlusconi in chiave di sondaggi   elettorali ha acquistato un mercenario “caro” come Ibrahimovic, l’Inter può solo fare peggio dell’anno scorso, la Roma balbetta. Un calcio in crisi per un Paese in crisi, o un Paese in crisi per un calcio in crisi? Ah, saperlo… 
  
Ndr. Casualmente il responsabile della Comunicazione del Pd, Fabrizio Morri, nella Festa omonima di Pesaro, giovedì 26, con politica preveggenza già manifestava davanti a chi scrive ed altri dei dubbi, con la formula “ma domenica sei sicuro di andare in onda?”. Se fossero così capaci di guardare avanti anche in politica, mi rallegrerei per il futuro prossimo venturo almeno elettorale. 
 (o.b.)  


"Si sopravvaluta e comunque il direttore sono io" - La replica di Bianca Berlinguer, direttore del Tg3
Bianca Berlinguer, 51 anni a dicembre, direttore del Tg3. Da ieri mattina, tra un intervento di Nino Rizzo Nervo “La censura è estranea alla sua cultura politica” e un intervento all’Ansa, è alle prese con il caso Beha. “Oliviero aveva un accordo con Di Bella, il precedente responsabile del Tg, per raccontare il calcio nell’edizione domenicale. Quando arrivò il momento dei Mondiali sudafricani, gli feci presente che anche per questioni di orario, non avremmo approfondito quotidianamente la parte sportiva e che, fatto salvo il cammino dell’Italia, la semifinale e la finale, il suo intervento non avrebbe avuto luogo tutte le sere”. Secondo Berlinguer, la genesi del dissidio ha origine lì: “A quel punto Beha ha iniziato a essere molto pressante, a presentarsi tutti i giorni: ‘Allora sono previsto o non sono previsto?’. ‘Sì, ma ti chiamo io. Non vieni quando decidi tu. A dare la linea, come accade in tutti i giornali e telegiornali del mondo è la direzione’”.

Da allora, a detta di Berlinguer, il deterioramento dei rapporti è stato inarrestabile: “Per ben due volte, Beha si è fatto trovare già seduto in studio, non essendo stato chiamato. 
Quando il conduttore Giuliano Giubilei glielo ha fatto notare, lui ha risposto letteralmente: ‘Sono qui soltanto per acquisire elementi utili per il mio avvocato’”. Una deriva che Berlinguer giudica inaccettabile: “A quel punto, visto anche il suo lunghissimo contenzioso con la Rai di cui nulla so, l’ho chiamato e senza filtri, gli ho detto quel che pensavo: ‘Se qui dobbiamo andare avanti con il ricatto degli avvocati, non faremo molta strada’. Inclinare la dialettica e la discussione sul piano legale per come io vedo la vita è intollerabile. Sabato scorso, per l’ennesima volta si è manifestato senza avvertire nessuno e incontrando i due vicedirettori ha ricevuto da loro il consiglio di contattarmi. Non l’ha fatto. Ieri mattina è andato a Radio 24 sostenendo di essere stato censurato”. Nulla di vero, secondo Bianca. “Glielo dico con una battuta: Beha si sopravvaluta. Nessuno e lui lo sa benissimo, ha mai chiesto di conoscere in anticipo il contenuto dei suoi interventi. Mai. Anche perché tra l’altro il suo commento a cavallo tra lo sport, l’economia e le dinamiche sociali, anche editorialmente al pubblico del Tg3 andava benissimo. Mi dispiace anche che la storia debba finire così, ma la conclusione è la conseguenza di una sua prepotente arroganza”.

Nessuna conciliazione possibile quindi? “Sinceramente non so. Ma soprattutto per il suo comportamento. Quando dichiara di aver dato fastidio a qualcuno, è fuori strada”. Se chiedi a Berlinguer se abbia ricevuto pressioni la risposta è netta: “Nessuno mi ha mai parlato di persona o fatto una telefonata per deprecare o apprezzare le opinioni di Beha”.

da Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2010



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Ricevo questa mail da uno dei più famosi avvocati italiani, certamente quello più attivo nell'ultimo mezzo secolo nelle cause per diffamazione nel giornalismo (storico difensore de "L'Espresso") e nel mondo del cinema.

Caro Oliviero,
da vecchio “leguleio sospettoso” scrivo questa mail premettendo subito che non credo affatto che sarai Tu a riceverla!
Mi spiego.
Sono in vacanza in un piccolo paese sulle montagne d’Abruzzo, volutamente senza cellulare, guardando la televisione  che, “volere o volare”, è pur sempre un medium che fornisce notizie, a volte anche meritevoli di commento. Inutile dirTi che la tua rubrica settimanale sui fatti sportivi e fenomenologia sociale mi piace molto.  Scusa se scrivo “mi piace”, dovrei scrivere “mi piaceva”.

Infatti la rubrica ( e con lei la tua presenza in TV ) è sparita senza lasciare traccia e nessuna spiegazione o annuncio è stato dato dalla RAI TV. Sei sparito e basta ! E dunque penso che tu sia stato rapito.
E’ pur vero che mi dicono di aver sentito la tua voce in trasmissioni radiofoniche e di aver letto su giornali alcuni Tuoi “pezzi”. Questi fatti escluderebbero un tuo rapimento, ma -come detto- sono sospettoso e penso che un tuo sosia letterario ti abbia sostituito. Credo che chi di dovere abbia ritenuto insopportabili le tue settimanali valutazioni critiche ad alcuni personaggi italioti, titolari di poteri forti, aspiranti alla sostituzione del capocomico nazionale.
Se, invece, mi sbaglio, mandami una mail con la “parola  d’ordine” (inglese).

Oreste Flamminii Minuto

PS: E’ possibile che chi ti tiene prigioniero Ti sottoponga a tortura. Non resistere. Dai una qualunque parola (la seconda ! o la terza!) e io saprò.


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Roma, 30 ago. - (Adnkronos) - «Sono stato censurato, estromesso». Oliviero Beha a Radio 24, durante il programma 'Nove in puntò, ha annunciato la fine della sua rubrica settimanale all'interno del Tg3.

Salta, dunque, l'appuntamento della domenica sera di analisi e commento del «rapporto tra calcio e società ed il contorno di interessi economici ed aspetti sociologici che normalmente è terra di nessuno» ha aggiunto Beha.



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Laura Fiengo, Vanity Fair

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  • Tutte le domeniche Oliviero Beha ospite del Tg3 delle 19

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