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Prima di ritornare sull’argomento “buffet della politica”, trattato nell’ultima rubrica, una precisazione. Nessun commento ad essa, né tantomeno ai commenti che suscita, è di mio pugno. Quindi diffidate se ne leggete uno a mia firma che non sia contenuto in questi scritti, dall’interno dei quali rispondo o preciso, come sto facendo ora. E’ internet, bellezza, direbbe Humphrey Bogart, con le sue potenzialità e le sue mistificazioni, il suo anonimato, la sua ipocrisia e i suoi squarci di verità o di ricerca della stessa. Non mi ripeto sulla qualità di tali commenti, ognuno risponde (si fa per dire) del suo. Quanto alla mia discutibile scrittura, è appunto discutibile ma mia e quindi un mio commento autentico si riconoscerebbe: ergo rinuncio volentieri agli apocrifi.

E ora veniamo a noi. Giorni fa su un Eurostar dal Nord sono capitato in un’orda di turisti americani da città d’arte e da pizza (benissimo, per carità, a parte l’abitudine di togliersi le scarpe e cercare di piazzarti calze puzzolenti sotto il naso…). Ma a fianco avevo una ragazza italiana che leggeva poesie di Bukowski, gentile, quasi dipinta, dall’accento lombardo. E davanti a me due veneti un po’ stagionati ma ancora pregni di quel fascino da seduttori goldoniani, di quelli che strascicano il dialetto come fossero ubriachi ma non lo sono, o non sai mai se lo siano davvero. Avrebbero potuto portare una parrucca di trecento anni fa e sarebbero stati perfetti. Giocavano a chi ricordava più aforismi e sentenze dei filosofi greci. Che c’entra questo con la politica?

Intanto, mi sbaglierò ma sia la ragazza che i due Casanova filosofici non hanno alcuna intenzione di andare a votare, se si voterà e quando. I due l’hanno detto chiaramente tra un Eraclito e un Parmenide, la ragazza mi ha dato quest’impressione. Era lontana mille miglia di realtà dalle cronache politiche odierne del Palazzo, di quel buffet di cui parlo dal quale tutta questa classe dirigente prende quello che vuole o che può lasciando il Paese in mutande.
O magari la lettrice di Bukowski voterebbe Grillo e il Movimento a 5 stelle, che contrariamente a qualche commento del mio articolo precedente in tal senso io non ficco nel mazzo. Certo che Grillo è un’altra cosa, e prende e prenderà voti sulla sua diversità. E’ il progetto politico complessivo che ha in testa, se è sua la prima delle teste pensanti del Movimento, che non mi è chiaro. Ma certamente non va confuso. E’ contro, non “insieme”. Ma contro che cosa, o insieme a che cosa? Contro coloro che ci hanno trascinato quasi oltre il ciglio del baratro. Vedete, che Berlusconi tratti aziendalmente l’Italia come cosa sua è evidente: se avesse dedicato un decimo degli sforzi indirizzati verso se stesso al Paese, forse non staremmo messi così male. Idem per tutti i suoi, con particolare citazione momentanea per la Brambilla che confonde tori e cavalli e che se continua così verrà abolita dalle contrade senesi. Dall’altra parte, un Bersani che idolatra Tremonti e che ha paura delle urne e nulla ci dice sull’Italia che vorrebbe magari anche per conto di D’Alema, non dà alcuna speranza a chi abbia un grammo di sale in testa.

Al centro Casini, Rutelli e forse Fini rappresenterebbero il futuro? Ma di che cosa? Di un governo tecnico, di un governissimo, di una “Rinascita nazionale” (meravigliosa citazione gellesca)? E Di Pietro oltre a chiedere sacrosantamente legalità che progetto ha in politica (intendo non personalizzata e politicante, giacché è evidente che lancerà un’opa sul Pd…) e per il Paese? E Vendola, tra un inceneritore e l’altro, che fa, punta a Roma dalle Puglie come un Annibale al contrario? Il panorama è desolante, e chi dice che per criticare il governo oggi bisogna avere una ricetta di pronta soluzione o è fesso o è ricco. Il punto è un altro. E’ che le biografie di questi personaggi, politici e non, alla guida (alla guida?) dell’Italia parlano per loro. Per un Fini così esposto oggi, come per tutti gli altri.

Dunque, modesta proposta: si passi alla pubblicazione il più possibile completa e indietro negli anni delle schede biografiche di tutti quelli che oggi riempiono i giornali. Cominciamo ovviamente dalla politica, poi potremmo continuare con l’imprenditoria, la finanza ecc. Schede precise di chi sono e chi sono stati, e che cosa hanno fatto e detto. Così, tanto per non dimenticare. Forse si potrebbe convincere Rai e Mediaset a farne oggetto di un gioco a quiz: che cosa ha fatto Bersani nell’88, che cosa D’Alema nel ’95, e Berlusconi nel ’76, e Fini negli ultimi dieci anni? Ecc. ecc. Chi risponde esattamente alle domande va al governo. Non è forse il Paese del televoto, ormai, questo (a parte quella boccata d’ossigeno in treno grazie a quei tre…)?

da Tiscali notizie, Indietro Savoia 
6 agosto 2010

  

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Ho sempre distinto negli anni tra le posizioni e i comportamenti di Antonio Di Pietro. Riassumendo in un’immagine da bar, il leader acclamato dal suo congresso ha comunque difeso politicamente da sempre il codice della strada da chi vuole abolirlo anche se ahilui personalmente ogni tanto è stato beccato a passare con il rosso. Che non è il massimo, per un difensore di quel medesimo codice, pur restando imparagonabile con chi al codice darebbe spicciamente fuoco per comodità. Ma stavolta non si tratta di semafori, né di codici.
Oppure si tratta di codici addirittura più importanti, metapolitici per così dire, antropologici, culturali (so che l’aggettivo giustapposto al Nostro fa sorridere, ma la cultura cui mi riferisco qui non dipende necessariamente da Kant e a volte può persino storpiare un congiuntivo). E quindi temo proprio di non aver capito, oppure – il che sarebbe peggio – di aver capito troppo bene.
Non ho capito la “svolta di Salerno”, anche se sottoscrivo quello che ho trovato ieri qui a firma del direttore sulla “sterile protesta” condannata dal tribuno dalla tribuna dell’Italia dei Valori. Non ho capito come il paladino della legalità-codice della strada abbia trasformato il congresso in uno show-room per auto usate, anche se Marco Travaglio ha fornito sempre qui e sempre ieri, una schedina inconfutabile sul “compagno” merendiere Enzo De Luca, e sui suoi “meriti” incompresi di rinviato a giudizio plurimo che lo rendono un candidato perfetto del Pd per le regionali in Campania. E non ho neppure ben capito le spiegazioni-giustificazioni di Di Pietro e company, eccettuato De Magistris, nel congresso acclamante anche se da almeno tre giorni i media ne parlano.

Ma come ne parlano? Esattamente nella logica della politica politicante ed esercente che ha fottuto il presente e sta fottendo il futuro di questo paese cui Di Pietro pareva voler porre argine sia pure (come detto) contraddittorio. Vediamo di che si tratta, in una visione del tutto personale che in questa fattispecie se ne frega di giustizialismi e di realismi di governo e di opposizione. Intanto “sterile protesta” è offensivo. E’ offensivo per tutti coloro i quali confidando in Di Pietro oppure anche solo votandolo per “legittima difesa” sono scesi in piazza o in cortile testimoniando in suo favore. “Sterile” perché non porta abbastanza voti per battere Berlusconi nelle urne?
Sterile perché ha bisogno di sommarsi ai voti del Pd? Sterile perché dà troppo poco potere o si ha troppa poca fiducia nel resistere all’opposizione senza cedere a compromessi troppo vistosi? Meglio quindi un Compromesso Politico maiuscolo che tante trattative minuscole? Forse: ma tutto ciò avrebbe un senso se parlando di Berlusconi lo si intendesse solo come avversario politico, come “dittatorello”, come portatore di regime, come spavento illibertario.

Ma se invece quello che teme una parte non irrisoria di paese è quella maledizione del berlusconismo come stile di vita, come mancanza di valori, come indifferenza alla trasmissione di sapere e saperi, come totale disprezzo della democrazia (se non elettoralistica: e dunque Tonino si adegua?) e della sua Carta fondante ecc., allora Di Pietro ha sbagliato indirizzo.
Offre “semplicemente” a cassetta con Bersani sulla diligenza dell’opposizione un’alternativa a base di dipietrismo che rischia di svuotarsi di contenuti. Così Di Pietro non sembra mutare di segno le voragini antropo-culturali di quest’Italia rivolta all’indietro, ma solo giocare una partita di ping-pong presumibilmente in perdita e comunque con palline sgonfie (cfr. De Luca). Non basta stigmatizzare la protesta come “sterile” ed enfatizzare l’opposizione rinforzata ma solo numericamente e nominalmente. Forse sarebbe il caso di dare un’occhiata ai contenuti, e di “tornare a scuola”, se non è troppo tardi. Ah, intendevo a “Scuola Guida”, naturalmente… 

Il Fatto Quotidiano, 10 febbraio 2010

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Manca un nome nelle cronache finanziarie, politiche e giudiziarie di questi giorni, che si affollano tutte insieme alla impervia attenzione del lettore (meno del telespettatore, o per niente, per i noti motivi connessi alla pre-produzione dei tg…). C’è Geronzi candidato alla presidenza delle Generali e Tronchetti-Provera a quella di Mediobanca, come omaggio al nuovo che avanza e al vecchio che si dimentica. Com’è la biografia di Geronzi? E quella di Tronchetti appena sfiorato dal caso Tavaroli-Pirelli-Telecom? C’è il patteggiamento di Pirelli per 7 milioni di euro, c’è Ciancimino jr che rammenta benissimo i finanziamenti a Milano 2 e i rapporti di suo padre con Dell’Utri. C’è Consorte, la polemica politica con Rutelli, i rapporti con i Ds e il processo ai “furbetti del quartierino” e alla cosiddetta Bancopoli, con tanto di scalate bancarie nel 2005. C’è la baruffa parlamentare sul legittimo impedimento, la legge anti-pentiti ecc. ecc.

C’è di tutto insomma, ma non il nome dell’oggi giudice al Tribunale di Cremona, Clementina Forleo. L’ultima volta che ne abbiamo sentito parlare è stato due mesi fa, per un incidente stradale fortunatamente non grave eppure secondo alcuni leggermente sospetto. Della Forleo non si parla più, è letteralmente scomparsa dalle cronache di ogni tipo, non si è candidata a nessun Parlamento, non è in tv. Del caso rimangono solo strascichi di provvedimenti disciplinari nei suoi confronti che stanno svanendo via via, lasciando l’idea precisa a tutti coloro i quali volessero farsene un’idea che è stata letteralmente “fatta fuori”, messa in condizione di non nuocere. Ma da chi, e perché? Dalla destra o dalla sinistra? Dai vertici della magistratura o da quelli della politica o da quelli della finanza? O da tutti questi insieme? E perché? A questa domanda collegata ovviamente con le altre e con la risposta ad esse (“da tutti”, non vi pare?), si può provare a rispondere con i dati. Quando Clementina Forleo, gip a Milano, ha chiesto l’autorizzazione a indiziare per inquisirli i tre Orazi (D’Alema, Fassino e Latorre) e i tre Curiazi (Cicu, Comincioli e Luigi Grillo), intercettati telefonicamente perché chiamati da figure come Consorte o Fiorani indagati per gravi reati finanziari, c’è stato nell’estate del 2007 una specie di black-out dell’intiera classe dirigente di questo paese.

E’ stato come se si fosse disvelata una delle Parche, pronta a sgomitolare i fili della degenerazione italiana ed eventualmente a farli recidere, se il giudice competente avesse reputato poi sentenziarlo. L’epoca è quella di Berlusconi in difficoltà all’opposizione, di Prodi al governo all’ombra di D’Alema, del Pd ormai quasi in culla sulle ceneri di Ds e Margherita con la piccola remora di come fondere le rispettive sostanze (remora che vale ancora…). Ebbene, facendosi interrogare dal giudice il trio degli Orazi naturalmente circonfusi dalla presunzione di innocenza avrebbero potuto dimostrare al paese che ”la sinistra non era come la destra”, che rispettava la giustizia e i tribunali e contribuiva alla ricerca della verità. Oggi potrebbero rinfacciare a Berlusconi le sue nefandezze ad personam con ben altro vigore e credibilità. Invece letteralmente scapparono, trincerati dietro le mancate autorizzazioni delle Giunte deputate, né più né meno che se avessero avuto un “legittimo impedimento”. I tre Orazi chiesero quindi a Veltroni di assumersi la leadership del nascituro Pd, “perché di presentabile era rimasto lui solo”, ovviamente meditando fin da allora su come fotterlo poi. Ma sono cose che sapete, nevvero? Mentre la Forleo che ha toccato i fili spaventando un po’ tutti è “giustamente” sparita. Una lezione per lei e per noi tutti…

Da Il Fatto Quotidiano del 3 febbraio 2010

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Due giorni fa, in città, è stato dato fuoco all’ennesimo stabilimento, Eurofish, in Via Salemi. E’ il terzo in tre mesi.

Nel caso di Eurofish si registra però una tiepida novità. Mentre in precedenza nessuna reazione si era avuta da alcuna autorità locale, ora si registra una certa presa di coscienza da parte degli amministratori.

Gonfia di retorica è la lettera del Presidente del Consiglio Provinciale di Trapani, Peppe Poma, mentre inutile e ripetitiva è la richiesta del Sindaco di Marsala, Renzo Carini, di convocare il tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico in Prefettura, quasi che stessimo parlando di una serie di scippi in centro anziché del racket dell’estorsioni. L’approccio al problema della mafia, da noi, si risolve sempre in un problema di controllo del territorio, di presenza delle forze dell’ordine, di sicurezza. E'  una specie di partita a Risiko. Non c’è mai l’interesse (non si arriva a capirlo) a colpire la criminalità organizzata nel territorio cominciando dai suoi approvvigionamenti economici. La riunione per la sicurezza non va fatta con il Prefetto, ma con i direttori di banca, per capire come mai sempre più famiglie cadono vittima degli usurai. La riunione per la sicurezza va fatta con i nostri deputati, i segretari di partito, i mille capipopolo che la politica locale vomita sui nostri banchi: per capire come mai non viene da loro una parola, un gesto, un’azione seria, convincente e unidirezionale contro la mafia, senza se e senza ma, senza spazi vuoti né eccezioni o omissioni.

Perché poi, c’è una cosa ben più grave, da notare: nelle poche reazioni politiche agli attentati incendiari ad aziende piccole e grandi della nostra città ci sono ridondanti giri di parole, ma manca ogni tipo di riferimento al dolo, al racket, alla mafia.

Nella lettera di solidarietà del Presidente del Consiglio Provinciale come nella missiva al Prefetto del Sindaco di Marsala la parola mafia non viene mai citata. C’è una prudenza eccessiva, dannosa. Un beneficio del dubbio. Sembra quasi che in provincia di Trapani le aziende prendano fuoco per concorrenza sleale o per vendette di dipendenti maltrattati. Invece bisogna sbilanciarsi, chiamare le cose per nome, cominciare a puntare l’indice, alzare la voce. Noi lo facciamo. A tal punto che quest’estate con l’Associazione Antiracket e la redazione di www.marsala.it abbiamo fatto i pellegrini in lungo e in largo nella città cercando di portare le parole e le testimonianze della lotta alle mafie tra la gente, con tanti incontri organizzati. Partecipazione di cittadini: tantissima. Partecipazione di imprenditori e commercianti: zero. Poi però si arrabbiano quando i magistrati dichiarano che a Marsala si vive in un clima di omertà ottocentesca.

Tanto lavoro c’è da fare sul campo della cultura della legalità per lottare davvero il racket. Ed è questo il nostro compito, da cittadini impegnati. Cominciando dalla lezione numero uno: non avere paura, infondere coraggio.

Con la speranza che prima o poi la politica ci segua. In Consiglio Comunale, a Marsala, sono decine gli ordini del giorno che si contano pieni di paroloni sulla lotta alla mafia e alle estorsioni, ma non c’è un provvedimento concreto (uno!) che dia un segnale chiaro e forte: sostegno alle imprese che denunciano, corsie preferenziali negli affidamenti di lavori per le imprese “pizzo free”, eliminazione del precariato pubblico.

E nei comportamenti interni alle formazione politiche, certi meccanismi che dovrebbero debellarsi sembrano ripetuti in maniera grottesca. Ad esempio: che lezione antimafia dà il Partito Democratico quando non è in grado neanche di garantire la legalità del suo tesseramento e della lotta interna per il congresso? Il segretario locale del Pd, Agostino Licari, si è dimesso proprio perché ha denunciato che su 1200 tesserati, quasi 500 tessere sono state fatte in maniera anomala: intere vie, nuclei familiari, quartieri dove il Pd prende 60 voti e si ritrova con 40 tesserati…

Siamo tutti pompieri. Costernazione, pacche sulle spalle.
Un estintore nella mano.
Nell’altra, all’occorrenza, un fiammifero.

Giacomo Di Girolamo


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Vignetta di Pico di Trapani
Seguo con interesse la Festa Nazionale del Partito Democratico, a Genova, nella ricerca di un’idea. Fatico. Mi ricordo che le idee da sempre camminano con le gambe delle persone. Forse è lì il punto. Non rifuggo neanche dall’occhieggiare stampa e tv sul Meeting di Comunione e Liberazione cominciato ieri, insieme al campionato di calcio (Cl non prevede anticipi), e dedicato principalmente alla conoscenza. Pare soprattutto non quella esteriore, e fin qui è chiaro il concetto: non ci vien detto nulla di quel che accade, e grazie che la conoscenza scarseggia. No, si tratta precipuamente di conoscenza interiore.

Domanda: ma dov’era CL mentre il Paese imboccava il tunnel in cui ci troviamo, di fuori ma davvero forse soprattutto di dentro, il tunnel “interiore” per capirci? Che facevano, per chi votavano, per chi non votavano, che esempi davano (per carità, massima stima per le forme di volontariato che hanno sviluppato, eppure nel frattempo il Paese andava giù, giù, annegando…. Politicamente, che bagnini sono stati?), quanto si identificano in vita e opere di Berlusconi e dei Berluscones di destra e di sinistra?

Mi sono ripreso dallo sconforto leggendo Travaglio su Feltri “cavallo contro Agnelli” (l’uomo è un driver di razza), certo un calcio di rigore ma bisogna saper tirare anche quelli. E poi ho seguito l’analisi di Padellaro su Veltroni e il suo “Noi”, imperdibile scritto in libreria dove note, asterischi, e nuvolette di fumo certamente non impediranno la ricostruzione cronistica dell’avventura di Walter, leader estemporaneo del PD figlio della Forleo (ma sì, le intercettazioni sulle scalate bancarie, non fate finta di non capire…). Mettendo insieme un po’ di queste cose, mi è venuta un’idea balorda. Si sta cercando un leader per l’accrocco che era nato forse interessante, specie dal punto di vista dei beni da mettere in comune tra DS e Margherita, ma che poi si è rivelato poco partito e poco democratico? Il che, per un Partito Democratico, potrebbe rappresentare un piccolo problema? Si cercano dunque delle gambe per delle idee?

E chi è il più intelligente in circolazione in tali contrade, essendo fuori gioco il votivo Ferrara (Giuliano)? Di sicuro e per acclamazione Massimo D’Alema, che punta a rigovernare - nei due etimi del verbo - per l’ennesima volta il partito anche se per interposto Bersani. E che cosa c’è che non va in D’Alema? Non scherziamo, scrivo sul serio.

Questa è la folgorazione: il nome. O meglio il cognome, quello che non va non è lui ma il suo cognome che sa leggermente di stantio. Deve cambiarlo, esattamente come è stato fatto negli ultimi diciotto anni a ogni pie’ sospinto per il nome del Partito, rimanendo le persone quelle stesse e non altre. Ebbene, vada per D’Alema ma a condizione che cambi cognome. Che problema c’è? Ha cambiato lo storico PCI, perché per convenienza e senso di opportunità e nuovismo non lo può fare anche il leader Massimo? Rimarrebbe quindi solo da decidere il cognome nuovo. La butto lì, senza nulla pretendere in royalties, che casomai girerei a Maurizio Costanzo responsabile della comunicazione del PD… Secondo me potrebbe andar bene Pizzighettoni (se non si offendono gli omonimi), perché è popolare, è “vicino alla gente”, “recupererebbe il Nord con la sua eufonia paraleghista”, finisce in “oni”, desinenza che a qualcuno porta bene (non è Veltroni) e comunque può rimare con una sorta di autocritica. Sì, Pizzighettoni, potrebbe andare. Se mi dovessero interpellare da Genova suggerirei Pizzighettoni. Ma forse anche per Rimini e Cl, forse anche come Direttore del Giornale, forse anche in luogo del writer Veltroni (la storia è parallela…) ci vorrebbe un bel Pizzighettoni. Su, coraggio, non sottovalutate il potere dei nomi specie dalla Bolognina in poi, la svolta è dietro l’angolo.
(Vignetta di Pico di Trapani)


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immagine di Pico di TrapaniDovremmo ringraziare comunque Beppe Grillo, qualunque opinione si abbia su di lui, per la trovata della richiesta di partecipazione alle primarie del PD. Naturalmente e prevedibilmente bocciata. Proprio per quello che dice il modo e il nocciolo di tale bocciatura.
La risposta e le motivazioni in punta di regolamento interno fanno pensare infatti alla indimenticabile scena de “Gli intoccabili”, di quando Al Capone/De Niro ripete al poliziotto che lo arresta “Sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo”.
Il punto non è chi sia Al Capone tra Grillo e Bersani, o Franceschini, o il vertice del PD, bensì quelle “chiacchiere e distintivo” adoperate contro Grillo e a questo punto contro chiunque. Certamente anche contro di me, per esempio, che scrivo questa nota, se intendessi candidarmi alle primarie.

La risposta a Grillo, nella forma e quindi nella sostanza, ci sta dicendo con chiarezza ciò che temo in molti pensiamo. “Non vogliamo mollare, siamo qui da troppo tempo per non attendere da posizioni di potere il crollo di Berlusconi o anche solo convivere con lui e i suoi come azionisti di minoranza, senza fastidi di qualunque sorta da parte della società civile o incivile che sia, della Serracchiani, di Marino, di Grillo, della base sempre più ristretta di militanti/tesserati/ elettori.
Sì, in realtà sappiamo bene che l’Azienda Italia, il sistema-paese del cui Consiglio di Amministrazione facciamo parte in differenti posizioni ormai da una generazione, è un’Azienda in bancarotta. Ma meglio essere nel CdA comunque, con tutti i privilegi che ne derivano, che lottare per la vita e la vita del Paese come fanno quasi tutti gli altri. Quindi non molleremo, né creeremo le condizioni per un ricambio del vertice se non in qualità di prestanome nostri.
In fondo ce lo siamo meritato, veniamo da lontano, abbiamo letto Gramsci, abbiamo lottato e poi oggi rivalutato Craxi ecc. Altro che Grillo! Firmato: il vertice del PD”.

Chiacchiere e distintivo
, mentre il livello della palude sale.
(immagine di Pico di Trapani)

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Gentile Beha,
è passato qualche giorno, ma trovo utile mostrare a un osservatore della realtà politica italiana quanto segue: allego quanto pochi giorni fa (il 6 luglio, in un momento di stanchezza probabilmente), ho scritto alla mail di Dario Franceschini e alla mail "pdnetwork", trovate sul sito del Partito Demoratico.

Per capire la mia stanchezza, basta vedere il blog di Ravenna Viva: http://www.fotoaeree.com e andare a ritroso di qualche giorno. Basta vedere le foto, i video, leggere cosa stanno combinando i democratici nella città in cui sono nato fra immotivati crateri in centro storico da 500mila euro a botta (mentre la Sovrintendenza guarda da un altra parte) e zooparco accanto a Mirabilandia. "Gorilla nella nebbia" pensavo fosse solo il titolo di un film... mi sbagliavo.
Per quei signori, determinate scelte sarebbero lo "sviluppo".

Guardi la risposta "prestampata", che hanno avuto la gentilezza di mandarmi da "pdnetwork".. Avrei preferito non ricevere risposta, piuttosto; in effetti, in quello che gli avevo scritto mettevo le mani avanti: "...Ci tenevo a dirvelo anche se non ve ne importa nulla". Ho avuto conferma che davvero non gliene importa nulla.

(E non c'è Grillo in grado di risolvere la situazione se la base - esiste ancora la base? - continuerà ad accettare di essere rappresentata dalla classe dirigente attuale).

Cordiali saluti,
R. Pirani

Re: ...completamente perso di vista...
Ricevuto il: 06/07/09 17:33
da: pdnetwork@partitodemocratico.it

Salve,
grazie per averci inviato le sue riflessioni e le sue proposte.
saluti
la redazione

On Mon, 6 Jul 2009 13:51:41 +0200,  wrote

Egregi riceventi,
la ragione per la quale vi scrivo, anche se non vi interessa, è per dirvi che a mio parere (opinabile finchè volete, per carità) questa classe dirigente dovrebbe avere il cuore e l'intelligenza di farsi da parte. In blocco.
A causa del mio mestiere sono entrato in contatto con persone e Sindaci che del PD fanno parte. Persone di cui essere orgogliosi, a prescindere di come la si pensi politicamente.
Se fossi nei panni dei VeltroniBassolinoD'AlemaRutelliBersaniFinocchiaroViolanteProdiFassino...
fino a FranceschiniLettaMarrazzo (i più giovani, si fa per dire) ringrazierei il cielo di poter contare su persone preparate e in grado di portare risultati di ottima amministrazione del territorio (INSIEME ai propri cittadini). Mi riferisco a Sindaci come Del Ghingaro, Fioretti, Puppato.

Ma non è un fatto di età, o non solo.
Si può anche essere “inutilmente giovani”, e non avere una idea che sia una che porti benessere collettivo: essere ai vertici di una città semplicemente perchè si è stati fedeli alla linea... Quando vi si sente parlare, Signori, i vostri discorsi sono "più riformismo" o " serve un Partito riformista".
Alcuni di voi, come Bersani, hanno una idea di energia che è rimasta al carbone. Quando si parlerà una volta in casa vostra di contenuti? Quando avrete l'umiltà di fare una proposta seria per questo povero Paese?

Solo una classe dirigente che ha completamente perso di vista l'interesse collettivo può continuare a litigare su chi deve guidare il partito mentre il Paese intero corre verso un burrone; potendo poi contare su persone come DelGhingaro, Fioretti, Puppato è da veri irresponsabili.
Dovreste lasciargli spazio.

Ci tenevo a dirvelo anche se non ve ne importa nulla.
In fondo, se movimenti come PBC sono nati è per merito vostro (sempre si fa per dire). Sono nati perché il governo Prodi non rispondeva alle interpellanze parlamentari, ma regalava il segreto di stato sull’energia, sul G8, la base di Vicenza, più spese militari, proseguiva la truffa del cip6 etc etc.

In ogni caso, se avete cuore, fatevi da parte e lasciate che persone preparate possano portare i contenuti nella politica nazionale: a livello locale l’hanno già fatto. A Capannori, a Montebelluna, a Monsano, la lotta agli sprechi e le buone pratiche permettono ai cittadini di vivere meglio.
...
Spero possiate ricominciare daccapo pure voi.
E' un augurio.

Cordiali saluti, R. Pirani


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Mettiamoci subito d’accordo sul nome: ormai è chiaro che la modernizzazione indefessa della politica prevede rapidi mutamenti. Nei nomi. Il Partito Democratico è superato, forza con Democratic Party che è tutta un’altra cosa. Le parole contano, eccome. Prima lo ha dimostrato la Serracchiani: ha parlato di un gruppo dirigente del Pd da rinnovare, e di un Franceschini “simpatico” intendendo palesemente che l’antipatico era il suo avversario, D’Alema. Lapsus, volevo dire Bersani. E’ stata fatta a pezzi. Poi ha continuato Ignazio Marino, con la storia dello stupratore di Roma coordinatore di un circolo piddino: era proprio il caso di affidarlo a uno con i suoi precedenti (e - pare - con i suoi successivi…)?

Questione morale
, questione morale. Apriti cielo, tutti contro di lui perché “offende gli iscritti”. E che c’entrano gli iscritti per bene? Perché si dovrebbero offendere? Casomai li offenderà il tentativo maldestro di voler conservare il potere a tutti i costi, senza rendere conto democratico a nessuno. E come si fa a negare una profonda questione morale (la questione penale è altra cosa) che è immediatamente una questione politica all’interno di tutta la partitocrazia o policrazia italiana? Dunque urge un cambiamento profondo. Basta con il PD, forza con il DP, c’è bisogno di un vero party, meglio se non a rischio di stupro.

Dimostrerebbero così per l’ennesima volta di aver mangiato la foglia, il ramo, l’albero, la foresta, ma quella restante dell’Amazzonia. Davvero.


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Parco Nazionale delle Cinque Terre

Rassegna di Mercoledì 1 Luglio 2009

Testata                                     Sommario                                  

Secolo XIX                                 Bonanini l'elezione è un giallo     
Il Secolo XIX Spezia                   Doccia fredda su Bonanini     
La Nazione La Spezia               Giallo sulla elezione di Franco Bonanini ail'Europarlamento     
Repubblica Genova                  Contrordine compagni: Bonanini non va in Europa     
Il Giornale                                 Giallo sui voti spariti: eurodeputato pd si scopre bocciato     
Il Giornale (Genova)                 Europee In Liguria è caos tra chi va davvero e per finta     
GiornaleBrescia                        Europee: errore nel trasferimento dei dati da Siena Cambia un eletto
Il Mattino                                   Europee, la Cassazione ammette l'errore a Siena     
Liberal quotidiano                     Europee: i voti di Siena non sono pervenuti di Romano Federico
Europa                                      Vip

Rassegna di Martedì 30 giugno 2009
 
La Nazione La Spezia              Bonanini dalle 5 Terre al Parlamento europeo     
Secolo XIX                                Bonanini va in Europa, ripescaggio per la Liguria    
Repubblica Genova                 Elezioni, i conti premiano la Liguria. Anche Bonanini vola in Europa
Il Giornale (Genova)                L'Europa ha un ligure in più: c'è Bonanini    
CorriereMercant                      Anche Bonanini va a Bruxelles    
La Stampa                               Pd, la Bresso spinge Chiamparino di Rampino Antonella
Repubblica Roma                    Europee, 50mila voti in meno al Pd di Vitale Giovanna
Corsera                                   Asse Bersani-prodiani. E nel Pd è disputa sul «marchio» Ulivo di Foschi Paolo
Il Riformista                             Spariti 50.000 voti di Labate Tommaso

Pianeta Cinque Terre

Il Secolo XIX Spezia                 Festeggiamenti per la madonna del soccorso


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Vignetta di Pico Di TrapaniSolo l'hegeliana astuzia della Ragione poteva inventarsi la situazione odierna: dopo averne fatte più di Carla in Francia, il simpatico e cesaro-priapesco Cavaliere del Cialis è in chiara difficoltà di fronte alle vicende baresi. Che non paiono affatto destinate a sgonfiarsi. Devo pensare alla classica "zoccola dura della sinistra" che risorge dalle sue ceneri elettorali per ricordarci alcune cosettine:
1) Chi è il premier;
2) Chi sono gli italiani che lo votano ma anche quelli che cominciano a non votarlo;
3) Il cosidetto berlusconismo che avvolge come un cellophane tutto il Paese, sinistra (!!!???) compresa in primis nella sua cosiddetta classe dirigente, sembra in difficoltà per implosione zoccolesca, da autoconsunzione;
4) Il vero zoccolo duro del Pd va declinato al femminile;
5) Nessun futuro (parafraso Mogol-Battisti di "Nessun dolore") per una sinistra che annuncia scosse mentre trema l'Aquila (ma non si ascoltano mentre parlano ?);
6) Il lodo Alfano - per dirla alla maniera di "Famiglia Cristiana" ("Nessun lodo Alfano tra Dio e Berlusconi….") - è destinato probabilmente a sgretolarsi anche perché la Corte Costituzionale è fatta da uomini di mondo (cfr.Totò);
7) A quel punto il sentimento di legalità in un paese palesemente illegale rifiorirà anche solo per un momento, versione stanca di “Mani pulite”: ma solo sulle spoglie di Berlusconi oppure anche su quelle dell'intiera classe dirigente italiana, cfr. le intercettazioni e l'orrenda vicenda bipartisan (estate 2007) delle intercettazioni sulle scalate bancarie che ha polverizzato il giudice Clementina Forleo? Si attendono commenti sullo stato della disunione italiana.

P.S. Qualcuno sul web nota che appaio in tv, un minuto a settimana sul Tg 3 per parlare di calcio, oppure assai episodicamente ospite qua e là. Ne deduce (con soddisfazione? Con cecità? In buona fede?) che non ho affatto motivo di lamentarmi, basta con il mio vittimismo, sono in onda, che vado cercando, altro che censura…
Bene. Piccolo pro-memoria o pro-veritate. Ho visto tutte le cause di lavoro nei confronti della Rai. Più di 5 anni fa mi è stata spenta manu militari (e consenso bipartisan) una trasmissione radiofonica quotidiana al servizio del cittadino, la più forte per ascolti e reputazione civico-professionale a detta della stessa Commissione di Vigilanza (allora presieduta da Petruccioli, divenuto poi Presidente Rai ignaro della materia).
Di mestiere farei anche il conduttore tv di un certo tipo di programmi, come Vespa, come Santoro, come Mentana, come Vinci eccetera eccetera. Nessuno, ribadisco nessuno, mi ha mai permesso di farlo in tutta la mia più che trentennale “carriera”  (sic e controsic!).
Ipotesi prima: valgo meno di loro. Ipotesi accettabile ma mai verificata nei fatti. Ipotesi seconda: do fastidio a tutti e da sempre perché non ho padrini. Ergo, gli altri li hanno (cfr. il mio “I nuovi mostri” debitamente silenziato). Eppure le cose continuano nello stesso modo, da sempre. Una vittima? Un coglione? Un coglione vittima? Ah, saperlo…

(Vignetta di Pico Di Trapani)


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