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Minacce all'attore Giulio Cavalli, annullata la replica de “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe”.

Sabato 6 febbraio, il direttore di sala del Teatro Oscar, all’apertura della sala, per la replica de “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe” dal testo di Dario Fo con l’attore lodigiano Giulio Cavalli, ha scoperto 23 proiettili inesplosi dinanzi all’ingresso del teatro, in via Lattanzio, 58. Sono state avvertite le autorità competenti e la replica dello spettacolo è stata annullata.
E’ stato lo stesso Cavalli ad informare il pubblico dell’Oscar, giunto come ogni sera per assistere allo spettacolo. “Sicuramente a queste condizioni – spiega Giulio Cavalli - non ho più la tranquillità di poter fare il mio lavoro.  Considero troppo importante il contatto con il pubblico e non ho nessuna intenzione di perderlo. Non riesco a concepire che la mia vita e soprattutto il mio lavoro debbano essere così stravolti da simili eventi”.
Giulio Cavalli vive sotto scorta da tempo. Sono più di tre anni che riceve continue minacce per le inchieste che continua a svolgere e a mettere in scena.  Una situazione decisamente non più sostenibile.

Nei prossimi giorni, sul sito del TieffeTeatro, saranno pubblicate le date delle repliche dello spettacolo “L’apocalisse rimandata, ovvero benvenuta catastrofe”. Per motivi di sicurezza, infatti, attendiamo che le autorità competenti ci diano il via libera per poter riprendere la programmazione dello spettacolo. 
 
TieffeTeatro Teatro Stabile d’Innovazione
stampa@tieffeteatro.it 


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Roberto Rossi ha scritto per Ossigeno questo commento a proposito delle minacce al giornalista Michele Albanese del Quotidiano della Calabria
  
Lo abbiamo detto, continuiamo a dirlo: che in questo Paese a far bene il proprio lavoro si rischia la vita. Che per una strana alchimia, è incredibilmente facile e frequente minacciare un giornalista, ma è terribilmente difficile provvedere seriamente alla protezione sua e della sua famiglia. E tutto questo è avvilente, e mortificante.
Mortificante non comprendere che tutelare un giornalista minacciato di morte deve essere automatico, come attivare anticorpi a difesa della democrazia. Di queste cose nemmeno si parla, si continua a non volerne parlare. Dietro l'ufficialità delle dichiarazioni di solidarietà, spesso qualcuno insiste persino a storcere il muso, dice, magari sottovoce, che l'intimidazione, quello là, se l'è cercata. Che è alla disperata ricerca di visibilità, che alla fin fine non è così grave ciò che gli accade. Si permette così a chi usa la violenza di continuare a farlo impunemente. È umiliante alzare la cornetta del telefono e sentire un caro amico, un leone di razza, un valoroso giornalista come Michele Albanese, da anni il punto di riferimento per le cronache locali e nazionali che riguardano la Piana di Gioia Tauro, che ti dice: «questa volta ce l'hanno fatta a spaventarmi, a mettere paura a me e alla mia famiglia». è umiliante, soprattutto per lui, che il suo lavoro debba mettere in pericolo i suoi affetti. Leggi tutto
 


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