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Manca un nome nelle cronache finanziarie, politiche e giudiziarie di questi giorni, che si affollano tutte insieme alla impervia attenzione del lettore (meno del telespettatore, o per niente, per i noti motivi connessi alla pre-produzione dei tg…). C’è Geronzi candidato alla presidenza delle Generali e Tronchetti-Provera a quella di Mediobanca, come omaggio al nuovo che avanza e al vecchio che si dimentica. Com’è la biografia di Geronzi? E quella di Tronchetti appena sfiorato dal caso Tavaroli-Pirelli-Telecom? C’è il patteggiamento di Pirelli per 7 milioni di euro, c’è Ciancimino jr che rammenta benissimo i finanziamenti a Milano 2 e i rapporti di suo padre con Dell’Utri. C’è Consorte, la polemica politica con Rutelli, i rapporti con i Ds e il processo ai “furbetti del quartierino” e alla cosiddetta Bancopoli, con tanto di scalate bancarie nel 2005. C’è la baruffa parlamentare sul legittimo impedimento, la legge anti-pentiti ecc. ecc.

C’è di tutto insomma, ma non il nome dell’oggi giudice al Tribunale di Cremona, Clementina Forleo. L’ultima volta che ne abbiamo sentito parlare è stato due mesi fa, per un incidente stradale fortunatamente non grave eppure secondo alcuni leggermente sospetto. Della Forleo non si parla più, è letteralmente scomparsa dalle cronache di ogni tipo, non si è candidata a nessun Parlamento, non è in tv. Del caso rimangono solo strascichi di provvedimenti disciplinari nei suoi confronti che stanno svanendo via via, lasciando l’idea precisa a tutti coloro i quali volessero farsene un’idea che è stata letteralmente “fatta fuori”, messa in condizione di non nuocere. Ma da chi, e perché? Dalla destra o dalla sinistra? Dai vertici della magistratura o da quelli della politica o da quelli della finanza? O da tutti questi insieme? E perché? A questa domanda collegata ovviamente con le altre e con la risposta ad esse (“da tutti”, non vi pare?), si può provare a rispondere con i dati. Quando Clementina Forleo, gip a Milano, ha chiesto l’autorizzazione a indiziare per inquisirli i tre Orazi (D’Alema, Fassino e Latorre) e i tre Curiazi (Cicu, Comincioli e Luigi Grillo), intercettati telefonicamente perché chiamati da figure come Consorte o Fiorani indagati per gravi reati finanziari, c’è stato nell’estate del 2007 una specie di black-out dell’intiera classe dirigente di questo paese.

E’ stato come se si fosse disvelata una delle Parche, pronta a sgomitolare i fili della degenerazione italiana ed eventualmente a farli recidere, se il giudice competente avesse reputato poi sentenziarlo. L’epoca è quella di Berlusconi in difficoltà all’opposizione, di Prodi al governo all’ombra di D’Alema, del Pd ormai quasi in culla sulle ceneri di Ds e Margherita con la piccola remora di come fondere le rispettive sostanze (remora che vale ancora…). Ebbene, facendosi interrogare dal giudice il trio degli Orazi naturalmente circonfusi dalla presunzione di innocenza avrebbero potuto dimostrare al paese che ”la sinistra non era come la destra”, che rispettava la giustizia e i tribunali e contribuiva alla ricerca della verità. Oggi potrebbero rinfacciare a Berlusconi le sue nefandezze ad personam con ben altro vigore e credibilità. Invece letteralmente scapparono, trincerati dietro le mancate autorizzazioni delle Giunte deputate, né più né meno che se avessero avuto un “legittimo impedimento”. I tre Orazi chiesero quindi a Veltroni di assumersi la leadership del nascituro Pd, “perché di presentabile era rimasto lui solo”, ovviamente meditando fin da allora su come fotterlo poi. Ma sono cose che sapete, nevvero? Mentre la Forleo che ha toccato i fili spaventando un po’ tutti è “giustamente” sparita. Una lezione per lei e per noi tutti…

Da Il Fatto Quotidiano del 3 febbraio 2010

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